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2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Monday, May 26, 2008 - ore 19:23


Il principio di ogni contraddizione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pigliai sonno, ma non solo.
Pigliai anche uno schiaffo, oltre che una moltitudine di pesci. Perché non è vero che chi dorme non piglia pesci: chi dorme non piglia pesci se sogna altre cose, ad esempio di starsene abbracciato a una donna bellissima sotto un albero di pesche. Se invece sogna di pescare, e nel sogno è un bravo pescatore, i pesci li pesca. Convengo però che è meglio sognare una donna bellissima, la cui pelle abbia l’odore di fresca lavanda e non di freschino. A meno che la donna non sia una Sirena e voi non vi chiamiate Odisseo. In questo caso, però, il sogno non sarebbe sogno, ma realtà: almeno così è, se vi pare e se ragionate secondo Ragione. Anche se non vi chiamate Pirandello, ma vi siete limitati ad Omero. Il quale, tra le altre cose, non è mai esistito.
Omero non è mai esistito, eppure ha scritto l’Iliade e l’Odissea. Omero non è reale, forse di origini aristocratiche, ma di certo non reale: Omero è il sogno plebeo di chi volle, tra i plebei, figurarsi le avventure dell’antica Troia, raccontandosele la sera attorno a un fuoco, nel meriggio assolato sotto un fico, sognando con altri a dimenticare le fatiche del quotidiano e del suo sale da bassa cucina. Omero è il figlio di chi volle, anonimo, risalire i fiumi del Tempo a ritroso, affrontando i secoli che furono prima, navigando oltre lo scorrere dei giorni, controcorrente, come un salmone: vedete, chi dorme a volte non piglia pesci, perché è pesce lui stesso. Vedete, i conti non tornano sempre e d’altra parte la coerenza rimane ed è fatta salva: in fondo, non siamo sicuri delle origini aristocratiche di un personaggio che non è mai esistito.
Eppure, Omero vive nel ricordo delle sue parole: finchè esisterà la leggenda di Troia, finchè si racconterà della presa di Troia perduta nella notte dei tempi –d’altra parte anche il mestiere omonimo ebbe origine in quella notte o poco dopo – esisterà Omero. Che sia esistito o no, che importa?
In fondo, Omero è – e questo importa, questo basta: è come la bellezza della passante di Baudelaire, ma non come il passato, che non è, o almeno non solo è, ma è anche stato, soprattutto stato: è relegato nell’umida palude delle cose consunte, è uno Stato che non esiste più e che è stato sopraffatto da un altro più potente, almeno, allo stato presente delle cose. Essere, questo interessa, perché l’esistenza è secondaria se paragonata all’essenza, l’esistenza è una conseguenza non necessaria, un accidente, quindi: in fondo, alle volte l’esistenza è frutto di un incidente. Molte altre, una semplice sfiga. Omero non è mai esistito, eppure ha scritto l’Iliade e l’Odissea: un po’ come Dio con la Bibbia. Omero, in conclusione, è fortunato: per essere non ha bisogno di esistere. Cosa volete di più?
Uno schiaffo, magari, e una secchiata d’acqua in faccia, come quelli che presi io, non credo proprio che li vorreste. A meno che non siate eredi o discepoli del barone von Masoch.
Eppure fu così che mi ripresi conoscenza: con uno schiaffo e una secchiata d’acqua in faccia.
<< Porca Eva! >> gridai, cercando di rialzarmi, ma un altro schiaffo mi graffiò il viso, rigettandomi a terra. La gentil mano che mi colpì era quella di una donna. Picchiare una donna è contro i miei principi, ma, dal momento che sono anarchico, li trasgredisco volentieri e spesso: dirò di più, il mio principale principio è ribellarmi ai principi e farmi le principesse. E questo in fondo, è a suo modo un principio, al quale è davvero difficile e forse vano ribellarsi. Ne discende che tradire così i miei principi – o almeno il mio principale principio – tradirlo cioè poiché tento continuamente di rispettarlo, negli anni mi ha procurato infiniti disagi, più dei lutti che Achille addusse agli Achei, con grande diletto della mia psicologa, ma soprattutto del mio barista. I quali, ognuno secondo le proprie inclinazioni e i propri studi, cercano di analizzarmi e di farmi uscire da questa palude di contraddizioni. Fino ad oggi, con scarsi risultati, a parte qualche frequente sbronza totalizzante, che prende il controllo del mio corpo e mi porta a insultare e schernire, nell’ordine: il papa con seguito di cardinali vescovi e compagnia clericale, i borghesi, gli ebrei ortodossi, le donne che non hanno la quarantadue, quelli che si scelgono i vestiti con procedure curiose e bizzarre – come chi si benda e trova divertente mettersi su i primi stracci che tira a sorte dall’armadio - i pacifisti, quelli che abitano sull’Oceano Pacifico, quelli che si chiamano Pacifico di cognome, quelli – ancora più disgraziati – che si chiamano Pacifico di nome e sono pacifisti, nonché astemi e padani in verde.
Tornando a noi, comunque, come diceva Lui e come gli rispondevano in coro i camerati in camicia nera, ritenni che quella fosse la classica circostanza in cui poter trasgredire i miei principi: all’urlo di << brutta troia, le mani mettile in culo!!! >> mi scagliai contro la proprietaria della mano fatale. Come un pezzo di grana tagliato col coltello, come un proiettile proiettato da un obice contro le trincee nemiche.

(capitolo tagliato a pezzi. Come il Parmigiano, appunto. O se volete, il Grana Padano. Per aumentare la suspance, ma soprattutto perché mi pagano a capitoli e allora è meglio scriverne tanti e corti)


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