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Tuesday, May 27, 2008 - ore 17:15
Troppo tardi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Te ne sei andata anche tu, con una coperta di rose bianche sopra al legno.
Te ne sei andata dopo mesi di sofferenza, e di parole retoriche e di pacche sulle spalle.
Avrò avuto sì e no 4 anni quando con la nonna venivo a fare la spesa nella tua bottega a due passi da casa, tu e tuo marito, mi avete vista crescere anno dopo anno. Quando ho iniziato a venire da sola, mi aiutavi a contare i soldini.
Poi si cresce e hai la macchina, sai, chi è che viene più in negozio se non per le urgenze: voi avete poche cose in quel negozio così piccolo, al massimo una marca per prodotto, e prezzi un po’ più alti.
Lo sapevo che ti eri ammalata, lo sapevo da sei mesi. E mi sono sentita combattuta dalla paura. Non ho avuto il coraggio di passare anche io, a versare due lacrime con te. Lo sapevi già come sarebbe finita, con che faccia tosta avrei potuto mentirti e dirti che sarebbe andato tutto bene? No, non ci riesco, e nemmeno sono riuscita a passare a trovarti ultimamente, quando sei peggiorata, perché avevo paura del tuo volto che mi raccontavano divenuto spaventoso, del tuo corpo abbattuto dal male, dal tuo dolore.
E poi è troppo tardi, mentre penso se farmi forza oppure temporeggiare, va a finire che muori.
Ti spegni a casa tua, dietro la bottega, dove stavi quanto c’era poca gente di passaggio in negozio, e cucinavi.
Non mi è restato che venire a salutarti ieri, e a piangere tutte le lacrime che avevo, vicino a mio padre, lo sai che tuo marito e lui sono amici d’infanzia beh, lui era affranto, tuo marito mi ha abbracciato forte e ha pianto, e io mi sono sentita un nulla, anzi, di meno, e mi è tornato in faccia tutto il passato, tutta l’infanzia, le tue ciaccole, come una secchiata d’acqua gelida, addosso, tutto quanto. Lui è un piccolo uomo ora, e ieri era distrutto, lui solo lo sa quanto.
I tuoi anni erano troppo pochi, e poi sai cosa, la gente in chiesa non piange, e io sì, tantissimo, perché in fondo non credo ci sia qualcosa dopo, no, secondo me muori e basta, non trovo sollievo in questo, non credo in un dio che fa i miracoli, né in uno che ti aspetta coperto di luce alle porte del paradiso. Mi fa vomitare ascoltare chi dice che “con tutto quello che hai sofferto, ti sei ripagata il posto alla sua destra”.
No, rifiuto il dover passare una vita di merda per provare sollievo dopo la morte, io voglio vivere ora, e non me ne frega un cazzo del resto. Io spero ci sia un viaggio, interminabile, di lunghe strade, io lo spero ma questo scetticismo purtroppo non mi da tregua.
E mi dispiace di essere così vigliacca, e di saperlo solo scrivere, troppo tardi, e non essere riuscita a salutarti prima della fine.
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