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Saturday, May 31, 2008 - ore 21:38
Sai cosa?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Stasera ho conosciuto una persona. Una molto curiosa. La cosa che contraddistingue questa persona da molti altri, è che egli – dice lui, poi chissà se è vero – crede nei suoi sentimenti.
Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Alla fine, tutti possono credere nei propri sentimenti.
Ma lui era diverso. Lui ci credeva, ed agiva anche di conseguenza, senza alternative.
Lui credeva che fosse possibile (me l’ha anche detto) innamorarsi di una persona non proprio perfetta. Lui sosteneva fermamente che era possibile innamorarsi dei difetti di un’altra persona.
Ah ah ah che vaccata! Chi minchia si innamorerebbe di una persona con dei difetti? – ho pensato io. Poi però, questa sera ci ho riflettuto.
Magari tutte le persone hanno dei difetti, in fondo in fondo. Se ci pensi bene, tutti pensano di avere qualcosa che non va...
Ma magari si sbagliano.
Costui, mi diceva, credeva fermamente nell’agire.
Diceva che dimostrare con i fatti, e non con le parole, era più forte di qualsiasi altra cosa. Sosteneva che se una persona diceva di sapere come era, ma si comportava in un modo diverso, era questo che contava. Solo questo.
Mi ha raccontato di un suo amico, che diceva di essere un gran bastardo.
Diceva, diceva.
Ma poi, quando questi si è trovato davanti a due occhi sorridenti, non ha saputo altro che Amare.
E tutta la sua bastardaggine se ne è sciolta via (sempre che sia mai realmente esistita, ha aggiunto lui).
Poi mi ha parlato di un altro, che diceva di essere buono come il pane, ma quando si è trovato in una certa situazione, ha semplicemente detto: “Io non c’entro”. E se ne è andato via.
Quanto poco dicono le parole se non sono accompagnate dai fatti? E se i fatti ci sono, a cosa servono le parole? A niente, forse.
Stavo quasi per crederci. Poi ho continuato a pensare (cioè parlare con me stesso).
Quanto comunicano i fatti e quanto le parole? Qual è il più VERO?
Quale mezzo è meno incline ad essere frainteso?
Aria che esce dalla bocca che sa di alcol, aria che esce dalla bocca e sa di dentifricio, aria che esce dalla bocca e che sa di fumo, aria che esce dalla bocca e che sa di sesso?
Sempre di aria si parla.
Uno dei miei due sopraccigli si è alzato, involontariamente.
Certo, la parola di boy scout è sacra e intoccabile.
Ma chi se la fila davanti ad un gesto? – Così ho pensato io, pensandoci.
E quel sopracciglio era sempre alzato.
Per risolvere il mio problema, sono andato a chiedere ad un esperto scienziato. E con mia grande sorpresa, mi ha detto che nella storia del genere umano, le parole sono venute molto dopo i fatti.
Vabbè,
magari era una coincidenza infausta e basta.
Un po’ come quando ti accorgi di aver fatto 6 al Super Enalotto, ma erano i numeri della settimana scorsa.
Dunque, ricapitoliamo. Qui si parla di difetti e mezzi di comunicazione. Dove trovare la risposta giusta?
Mi sono messo stamattina davanti allo specchio.
E mi comunicava difetti.
Come scusa? Uno specchio perfetto (non concavo o convesso, neh!) mi comunicava cose che non andavano proprio d’accordo con le parole che avevo in testa.
Ma allora, anche io solo, davanti ad uno speculare interlocutore, posso avere risposte incongruenti con i miei pensieri?
Vuoi vedere che sono pensieri sbagliati?!
Impossibile, li ho pensati così a lungo! Cazzo, ci sono talmente affezionato!
Un po’ allarmato – lo confesso – sono tornato da questa persona, e gli ho chiesto come mai.
Pacatamente, mi ha risposto così: “Dipende da chi ti risponde”.
Ma ero Io Stesso! Riflesso sì, ma ero Io!
Ci ho pensato a lungo, ma poi ho concluso: “Anche Me stesso può suggerirti cose sbagliate”.
Cazzo, ero daccapo. Al punto di partenza.
Allora ho provato a scrivere.
Ho scritto cose bellissime, che mi riempivano di orgoglio ad ogni rilettura.
“Dipende da chi ti risponde”
Ma ero io, di nuovo. Quello che mi confermava tante cose.
Ma davanti allo specchio cambiava tutto.
Allora rileggevo.
Rileggevo.
Mi piaceva quello che leggevo.
Poi.
Poi mi sono accorto che stavo scrivendo, e leggendo quello che avevo scritto.
Ma non vivendo.
Stavo parlando, e non agendo. NO!
È impossibile, ero tornato ad un nuovo punto di partenza.
Parole o agire?
Per sicurezza, l’indomani sono andato a parlare con un esperto di scrittura, molto più adatto in questo caso a darmi una risposta.
Con mio grande stupore, egli non riusciva più a scrivere.
Ma come?
Eh si, lui mi ha detto che stava bene.
Era Innamorato.
Stava uscendo con una ragazza splendida,
e non aveva più tempo di scrivere.
“Come mai?” ho chiesto io.
“Perché o vivi, o scrivi” mi ha detto lui.
E tutto ad un tratto mi è venuta in mente una storia che mi ha raccontato il mio professore di tedesco alle superiori:
“C’era una volta un Re, che se ne stava sul terrazzo del Suo Castello, e guardava il mare. Era triste. La Regina entrò nel suo studio, lo vide triste, e gli chiese: “Come mai, Sire, è così triste?”. Lui rispose: “Vedi quelle persone laggiù? Quelle che si tuffano da quella barchetta a remi, nuotano, scherzano, si divertono. Anche io vorrei fare come loro”. La Regina, per nulla impressionata rispose: “Beh, Sire, non c’è problema, chiamiamo un po’ di amici, usciamo col Panfilo, ed andiamo anche noi a tuffarci al largo”. Il Triste Re la guardò (mi immagino anche con la consapevolezza di parlare con Una che non ha capito un cazzo, …ma era sicuramente tutta colpa del Re che non riusciva a spiegarsi) e disse:
“Non è la stessa cosa: io vorrei essere qui, e vedere me, che mi diverto laggiù”.
…Ora ho capito! Solo ora! O sei il Re dei tuoi Pensieri, dei tuoi Desideri, oppure li vivi.
Tutti e due non è possibile.
Minchia, aveva ragione l’esperto di scrittura?!...
Dunque, ricapitoliamo. Si stava parlando di mezzi di comunicazione, e prima ancora di difetti.
Ah ah, per questi ultimi, ho una soluzione pronta! Eccola:
“Non sai mai quando le tue caratteristiche diventano difetti, a meno che tu non abbia un interlocutore che li vede così”.
Tiè.
Torniamo ai mezzi di comunicazione: o scrivi, o vivi. O parli, o agisci.
Sai una cosa?
Ho scritto tanto e mi sono sentito un Re, mentre scrivevo.
Ma non stavo vivendo.
Ero orgoglioso, ma triste.
Io voglio vivere.
Io voglio sentirmi coinvolto in un’umanità che possa essa stessa dettare i miei confini. Per sentirmi definito, e per interrogarmi ("Li posso spostare un po’ più in là, con altre mie AZIONI?").
Io voglio sentirmi così:
non darmi da me né pregi né difetti, ma lasciare agli altri il giudizio delle mie AZIONI.
E come si conclude il racconto?
Con due domande spontanee:
“Ma tu lo sai chi sei?”
“Ma tu lo sai cosa vuoi?”
E, per fortuna, una frase risuona chiara nell’aria:
“Io voglio vivere”
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