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Wednesday, June 04, 2008 - ore 14:16
io poi, piano piano, arrivo e ti porto me.
(categoria: " Pensieri ")

Portami da una riva all’altra. Di sasso in sasso, senza che me ne accorga.
I sassi li distribuisci tu. Io cammino bendata. Voglio sapere che sei davanti e mi tendi la mano.
Tu mi dici dove cosa come e io salto.
Senza aggiungere mai quanto manca, ti prego. neanche se te lo chiedessi.
E quando arrivo semplicemente abbracciami, capirò.
Voglio che ogni passo sia il cammino tutto. Voglio permettermi lussi frattali sotto questa benda. Voglio anche le altre dimensioni. Non mi bastano solo x e y, lo sai.
Voglio che mi prepari un pacco enorme e che mi guardi mentre lo scarto.
Dentro voglio trovarci un pacchetto più piccolo.. così riderò fintamente ingenua e scarterò ancora e, dentro, un altro pacco e poi un altro ancora: più piccolo. e poi un altro. Fino a qualcosa di minuscolo e solo mio. Ma questo importa poco, fai tu. l’ultimo pacchetto potrebbe anche essere vuoto: non importa. Importa trovarsi sulla riva opposta avendo riso davanti a ogni pacco. Col tuo sguardo sulla mia benda mentre scarto. Importa credermi alla fine mentre tu hai già pensato a un altro pacco per me. Importa immaginare il mio sorriso da donna arrivata mentre mancano ancora centinaia di passi e tu lo sai.
Voglio saltellare bendata e scartare ridendo. di sasso in sasso. Non importa dove arrivo. Hai idea di quanti fiumi esistano al mondo? …e ogni fiume ha almeno due rive, diramazioni a parte.. e tu potresti tentare di farmi attraversare l’oceano lasciandomi credere che si tratti di un fiume. Lo puoi fare, no? ECCO, ALLORA FALLO. Prenditi gioco di me mentre saltello bendata. La cosa più seria che posso è avere coscienza della mia benda. Hai idea di quanti oceani tentino ogni giorno di affogare il mondo? Hai idea di quanti mondi rotolino malinconici nello spazio? Hai idea di quanti spazi scoppiettino nel tempo tutto il tempo? Sono così piccola che quasi non esisto..
Voglio solo una benda sugli occhi, un sorriso sulle labbra e un sasso su cui saltare. …e poi sì: te che sistemi i sassi per me. tanto se aspetto di crescere non cresco: meglio lasciarsi trascinare dal tempo. un amore smodato per l’attimo in sé, una stanca trascuratezza per il tempo intorno: voglio vivere così. come se fossi un integrale definito tra due tempi nello spazio. I due tempi mi annoiano a morte. ma se non li scrivessi, ordinata mente, tutti continuerebbero a chiedermi: ah, dunque tu non ti risolvi? e verrei messa da parte e trattata come una pazza esponenziale. perciò prestami due tempi qualunque, dai. Farò finta di avere interesse per la soluzione come tutti.. ci gioco per qualche anno e poi te li ridò. Intanto mi farò trasportare dalla corrente e proverò nostalgia per ogni sponda che mi passa accanto.. certo basterebbe allungare le gambe e controllare se tocco.. poi se l’acqua è alta, che so, provare a nuotare. Ma non mi basta un gioco solo. Né una riva invece che un’altra. Né padroneggiare tecniche. Né imparare a vivere. Voglio camminare sull’acqua con i tacchi più alti che ho e stupirmi ogni volta che non vado giù.
Voglio te che metti i sassi per me. Te che mi dici dove cosa come e io salto.
Dai, tu ci guadagni il colore del grano.. io poi, piano piano, arrivo e ti porto me.
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