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Wednesday, June 11, 2008 - ore 19:05


e tra parentesi è ultrapaese.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




*de-ludica-tamente*


Corri a Ferrara per l’ennesimo, prima di tornei a briscola e a bocce e valzer casalinghi e naftalina e sorrisi.Quanti troppi sorrisi.
Due caffè, un ripasso, un esame,
[ho una camicia con fiori piccolissimi e mi dicono "ciao contadinella" e sorrido che mi faccio simpatia da me!]
Incontro cani, e umani. Incontro noi che stiamo per terminare un percorso di continui inciampi. Protagoniste troppo disattente per badare alla storia e troppe volte attirate dai particolari per riuscire a cogliere l’interezza. Artiste del niente, nel niente le migliori.
Di baci, di sbagli, di auto, delle prime in scena, tutte le prime. Tanto di non detto, taciuto per non far male, a volte si preferisce riservare a noi stessi la propria noia, al massimo ad uno psicologo strapagato che andrà a spiattellare alla moglie di quanto insignificanti siamo. Mi sbaglio, questo è successo sta mattina in un bar, e non era la moglie ma un amico, e non ero la paziente, e non ero un niente. Ero un niente con un macchiato e due bustine di zucchero.

Il non-conosciuto delle persone mi rassicura. Capire che anche loro, come me, hanno dei segreti che li tormentano, e come me, non desiderano parlarne con nessuno. Adoro le persone che non mi mostrano tutto, le comprendo, e le guardo con occhi differenti. Se essere riservati significa non mostrare i propri segreti come le biglie che a lungo andare, aprendo lo scrigno, potrebbero rompersi. E tenerli quindi stretti, premuti contro lo stomaco affinchè non si muovano troppo. Quasi coccolarle (le biglie), quasi salvarli (i segreti), quasi maledersi in vita eterna, amen. Amen.

Piccolo outland, provo i giochi, tutti. Non ne salvo uno. MIa madre approva, approverà anche qualche altro essere. Me ne piacciono sempre troppi. Vorrei poter tornare indietro per cominciare a giocare. Io sola non ho mai giocato. Ho camminato, tanto, ma mai giocato.
Ho fatto finta di essere grande, tanto.
Ho camminato con scarpe da sposa mentre mia madre mi sentiva strisciare da dietro il vetro di una finestra. Ed era contenta ed era giovane e aveva i capelli neri e non aveva pensieri.
E io non avevo immaginazione e io non sapevo inventare.
Ma ho capito che è questione di tempo. E che forse per immaginare qualcosa di diverso bisogna non farsi piacere quello che si ha. E a me piaceva lei e piacevano i suoi ricci neri.
Ma poi ho inventato tanto e investito nel mattone, nella sabbia, venduti tanti di quei castelli da far crescere in maniera vertiginosa il mio conto in banca. E non mi piaceva niente, e non mi paiceva neanche lei. Ma non mi paicevo neanche io.

Oggi ho scoperto che c’è la casa dei mini pony. Io avevo rimosso il mio mini pony giallo in mano a mio padre, avevo rimosso il mio sorriso quando l’ho visto.
Oggi ho detto ad un bambino che il barattolo con la nutella e i grissini, che aveva in mano lo avrei desiderato pure io, ma quella con i capelli ramati non me l’avrebbe comprato e lui ha sorriso e io pure.


Ho cambiato idea. Non voglio più fare l’educatrice: voglio testare i giocattoli della Chicco.











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