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Friday, June 13, 2008 - ore 15:29
Tanto per dirne una...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Anna Serafini in Fassino alla presentazione della sua ultima fatica (?!) letteraria “Cinico & Trendy”, presso la libreria Mondadori di Milano il 12/06/2008. Presente anche Umberto Veronesi
Alcuni commenti:
L’atmosfera era soft, da vaniloquio intorno al tè delle cinque. Veronesi si è sperticato in lodi. E’ un libro scritto benissimo, colto, intelligente, ironico, incisivo: così ha detto, citando Hume, Heidegger, Kierkegaard. Una cosa imbarazzante. La tesi della signora Serafini è la seguente: di questi tempi il cinismo è trendy, serve ai forti come giustificazione, ai deboli come difesa. Ma nel libro non fa nomi e non racconta fatti. Deve considerarlo inelegante. “Il primo titolo che avevo in mente”, ha rivelato,, “era Berlusconite, intesa come malattia contagiosa”. Essendone stata contagiata, non lo sa e ci scrive pure un libro sopra.
C’è stato il tempo per una domanda sul tema delle intercettazioni. Anna è fermissima: "sono state usate contro le regole dello Stato di diritto, per selezionare classi dirigenti in modo non democratico; è ora di finirla con il giustizialismo, in nome della privacy e della presunzione d’innocenza". Parlare d’affari con criminali inamidati (dopo aver riabilitato Craxi, barattato la candidatura di D’Alema al Quirinale con Ferrara e delegato a Berlusconi la riforma della giustizia e la soluzione del conflitto di interessi) è scelta idealistica e controcorrente? La pubblicazione delle telefonate intercettate fra Consorte e Fassino è “una delle pagine più nere della storia del diritto e del giornalismo”, sostiene Anna. Anche Veronesi è d’accordo: la politica va riformata ma è illusorio voler reprimere la corruzione con le inchieste. Gli orrori della clinica Santa Rita? “Meglio non scoprirli che avvalersi delle intercettazioni per le indagini”. Non scherzo, ha detto proprio così. Ma questo lo vedremo nel prossimo video.
Divincolandoci fra vigilantes e digottini, siamo riusciti a porre ad Anna Serafini un’altra domanda: perché sia lei sia il marito hanno superato i tre mandati parlamentari in deroga allo statuto del partito? Risposta: non c’è una legge dello Stato che ce lo impedisce e se gli elettori vogliono così… Peccato che lo statuto del PD l’abbiano votato loro e che con l’attuale legge elettorale, com’è noto, le candidature sicure siano decise non dagli elettori ma dai capi-partito.
Non poteva mancare l’attacco a Grillo, che evidentemente nella sua testa cinica & trendy dev’essere il mandante di chiunque ponga una domanda fuori cerimoniale. “Grillo guadagna cinquanta volte un parlamentare senza avere il talento di Fiorello, e più fomenta l’odio contro i politici più guadagna”, ha dichiarato con l’aria di chi estraeva l’argomento decisivo. Per la cronaca, nelle trasmissioni di Fiorello il marito va a cantare le filastrocche. Prima di chiudersi nell’auto blu ha fatto ricorso alla mozione degli affetti: sono laureata con 110 e lode, lavoro e studio dall’età di quattordici anni, sono stata la prima degli eletti nel mio collegio con la preferenza unica nel 1992, e poi con un padre minatore pensa che io possa avere paura di una domanda?”. Tutto, pur di non rispondere. Avendo conosciuto la moglie, quasi rivaluto Fassino. Undici legislature in due. Per adesso.
P.S. La senatrice Serafini ricorda male: dice di essere stata la prima degli eletti di tutti i partiti nel collegio Arezzo Siena Grosseto alle politiche del 1992, ma non è vero!.