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Friday, June 13, 2008 - ore 17:25
Fuoco e Acqua..
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Ho giocato col fuoco in questi giorni.
Nel freddo della casa l’ho acceso e il piccolo tepore del fiammifero sembrava già caldo. Piano piano ha preso velocità e in men che non si dica le fiamme divampavano: alte e ovunque. Basta distrarsi un attimo, dicono. Ed è vero.
Così ho provato a buttarci un po’ di zucchero e ho osservato: il fuoco non diminuiva. Anzi rideva e scoppiettava ancora più vivace. Ma, in fondo, già lo sapevo: la dolcezza non sciupa la passione, no.
Poi ho provato ad aggiungere peperoncino tagliuzzato fresco, per cercare di capire il suo "fino a che punto". Accucciata davanti a lui, lo spiavo. Tra ciocche di capelli doratissime per l’emozione e guance lisce lisce. Ma le fiamme rimanevano uguali, il calore non aumentava e il rosso del peperoncino anneriva. Perché un fuoco è già fuoco così. Tutto il resto è consumismo e non serve.
Poi, come da copione, vicina stretta al fuoco, ho cominciato ad avere caldo. Troppo caldo. Così ho creduto che il freddo non esistesse più. Capita di sottovalutare i morsi della fame quando si è sazi o di non distinguere più il calore dalla fonte di calore. Allora mi sono allontanata, anche se il fuoco era intenso e le fiamme le più meravigliose, e sono uscita senza giacca. Fuori, ovviamente, era freddo. Tanto.
Alla fine mi è stato consigliato di spegnerlo. Perché è pericoloso e potrebbe incendiare tutto mentre dormo. E io dondolavo l’acqua nella brocca con sguardo religioso e mi sembrava fin troppa. E pensavo che tanto io non dormo. E muovevo le dita dei piedi dentro i calzini a righe viola. E mi mordevo le labbra. E mi accartocciavo l’orlo della camicia da notte intorno a un dito. E non volevo. Ma poi, con slancio zelante, ho pensato di metterlo alla prova. Ché non sembra etico perdere la ragione per un fuoco che non sai nemmeno quanto resiste. Così ho gettato tutta l’acqua in un colpo e ho atteso. Lì per lì il fuoco sembrava un po’ appassito, va detto. Ma, già pochi secondi dopo, riprendeva ad ardere come e più di prima. E ardeva così tanto che, di brocche, ce ne sono volute quattro. Ma, nello stesso tempo, tutte le brocche del mondo non sarebbero bastate. Io ero felice e ridevo, riempiendo e svuotando acqua. Ridevo dei pallidi rimedi di certi pensieri e dell’accesa verità di certe emozioni. Ché il mio fuoco è forte e non voglio più sottovalutarlo sopravvalutando l’acqua. Rimarrebbe acceso, il mio fuoco, anche se tentassi di spegnerlo seriamente. Ormai lo so: va così.
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