
shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
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Sono sistemato
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HO VISTO
I miei angeli custodi

STO ASCOLTANDO
Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...

.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.

so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...

e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...

... oppure faccio porcherie come questa...

... o quest’altra...

Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Monday, June 16, 2008 - ore 13:45
And I said what about Breakfast at Tiffany’s?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non me ne sono resa conto fino a quando non abbiamo visto il video dello spettacolo, tutti insieme, sabato sera:
hey gente, abbiamo fatto un lavoro eccezionale.
Abbiamo creato uno spettacolo tutto nostro, meravigliosamente nostro, con qualcosa di ognuno di noi lì dentro, con un pezzettino di ognuno. Chi ci ha messo la battuta, chi ci ha messo il personaggio, chi la regia, chi quell’idea per renderlo non so, un po’ più uhm e un po’ meno uhm.
E soprattutto, ci siamo divertiti a farlo. E me ne sono accorta guardando il video, e ho visto come me la sono goduta la mia presenza scenica. Io che su quel palco ci sto meno di tutti, eppure me li godo quei pochi minuti che entro, e faccio la scema con Sandro. Me li godo. Me li prendo tutti, perché finiscono in un lampo. E ho visto come se l’è goduta Alvi, che passava pomodori sammarzano e faceva i vapori con gli antidepressivi, e come se l’è goduta Lemon vestito da diavolo, e Linda che saltellava con le mie ali da farfalla, e Stefano
"bianco, brillanti, i miei svarowsky", e Sandro con quella sciarpina di paillettes, e la Ester a fare il burino ignorante, e Violetta che si atteggia da snob, e ognuno il suo. A ciascuno il suo.
Il lavoro di tre mesi, tre mesi di arrabbiature, di fatica, di sforzi, di incomprensioni. Tre mesi di prove, di nervosismo, di intere serate a non concludere niente e poi tutto un colpo vedere che si crea da solo. Tre mesi di risate, di fantasia, di idee buttate al macero perché troppe, non ci stanno, è fantastico ma non ci stanno.
Tre mesi che durano un secondo. Durante le prove il tempo si dilata, non finisce mai, hai il panico che ti mangia lo stomaco, e durano una vita, ti sembra che la tua scena duri tre mesi di lavoro.
Ma quando entra il pubblico, e tu vuoi regalare loro quindici minuti di divertimento, quindici minuti di un pensiero, di qualcosa che tu comunichi loro. Quando fai un regalo così, la tua scena dura quindici secondi. Sali sul palco e sai che è il tuo momento, e te lo devi giocare, e te lo devi godere, perché dura
il tempo di dire uno, come dice Will.
Non tre mesi, ma quindici secondi. Esci da lì e abbracci chi ti ha aiutato a faticare, a creare, a ridere, ad arrabbiarti, a capire. Soprattutto a capire.
E poi, quando smonti tutto, ti giri e guardi il palcoscenico: e ti manca. Vuoto, illuminato a giorno, enorme e piccolissimo. Ma come abbiamo fatto a metterci sopra una cosa così meravigliosa fino a pochi minuti fa?

Il gruppo, tuttinsiemeappassionatamente.

Il nostro gruppo, Lemon, io, Michela, Ilenia, Linda, Gigi, Sandro

Namastè
D’altra parte, è così.
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