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...ma di altre sensazioni
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io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Monday, June 16, 2008 - ore 20:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non ho paura dei fantasmi, sono loro che hanno paura di me, che voltandomi li faccia sparire....



"Molto spesso mi dico: "vorrei fare una foto in cui non succeda nulla." Ma, per togliere, bisogna che all’inizio qualcosa ci sia. Perché non succeda nulla, bisogna che prima qualcosa sia successo."

Ho la fissa delle foto, ma prima ancora ho partorito la prematura sensazione che tutto voltandomi sparisca...Piaget, lo so, queste cose sono percezioni da bambini piccoli piccoli, la realtà esiste anche, e soprattutto ancora, se nascosta dietro quella copertina, o come qualcuno aveva detto prima di te, dietro il velo di Maya...ma non ci credo, mi giro ed il resto sembra una realtà diversa che si apre senza continuità con la precedente...così fotografo ultimamente, l’immagine rimane fissa, rimane con me.


Qualcuno è assente





"Perché tutto questo è talmente breve, che subito dopo non si è più sicuri. Ad un certo punto, dico a tutti: "Ecco, abbiamo finito", ma gli propongo di fare ancora un altro rullino, per ogni evenienza, e poi un altro ancora. Perché ho paura che mi sia sfuggito qualcosa, di fronte a tutte quelle condizioni riunite così laboriosamente e che domani non saranno più là. So che nel mio modo di lavorare c’è come un terrore del tempo. Quando sono commossa dalla bellezza di una ragazza, è per ciò che ha di effimero, per il senso dell’attimo che bisogna cogliere. Sento la bellezza che passa e sfiorisce, e questo mi fa disperare, perché mi chiedo se sono stata all’altezza di questo privilegio e se ho saputo fare quello che bisognava per renderne conto. La nostra angoscia, il nostro senso di colpa, deriva dal fatto che noi sappiamo che tutto ciò dipende da noi, dallo sguardo che rivolgiamo alle cose. Non è solo l’istante in cui si fotografa che è troppo breve, non solo la giornata di lavoro, ma tutta la nostra esistenza di fotografi: abbiamo sempre questa paura che sia già finita. Forse dovrei semplicemente dirmi che non bisogna restare troppo tempo senza lavorare, che bisogna far girare la macchina, perché, se non gira, non mi dò una possibilità che tutto questo succeda. Dovrei accettare la possibilità di sbagliare, dirmi che alla fine questo non ha nessuna importanza, che, se non posso permettermi di sbagliare un lavoro su commissione, ho quanto meno il diritto di sbagliare ciò che faccio per me stessa. Dovrei dirmi: "Ogni giorno farò una foto." Intervista a Sarah Moon, di Frank Horvat




Sarah Moon


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