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Friday, June 20, 2008 - ore 20:52
A Wonderful Summer...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...on a Solitary Beach 3
puntate precedenti CAYO LARGO 2008,
scena terza. L’indomani si piglia il trenino da sagra e si va in cerca della stucchevolezza delle spiagge da depliant: Playa Sirena e Playa Paraiso.
Il primo impatto non è dei migliori.
Il cielo è velato, il che se da un lato aiuta ad evitare di rosolare, dall’altro mette una nota opaca sulla tavolozza.
Ma soprattutto l’acqua è torbida.
Turchese, sì, ma torbida.
Ma come? Dov’è la sbandierata trasparenza, quella stramaledetta barriera corallina al largo non doveva proteggere dalle onde? E questo odore di marcio, e queste alghe nere sulla sabbia candida?!?
Mi incammino disperato alla ricerca di un angolo paradisiaco come promesso, ma tronfio di disappunto non lo trovo...
Con il broncio monto sul primissimo trenino e torno in hotel in tempo per una discreta costata di manzo.
E bira e mojito e cubalibre, salto in piscina e cubalibre e pisolo.
Poi ancora onde questa volta sul serio in solitaria, fino al tramonto.

Apro le prime pagine di Middlesex: le divorerò tutte e seicento nei giorni restanti...
Cena, e cocktail vari sotto le stelle un paio di battute con compagni d’aereo che l’alcool degli astanti aiuta a rendere spiritose più di quel che mi riuscisse...
Il dì dopo ci si sveglia presto: gita in barca.
Si raggiunge la Marina, che è il villaggio dove i pochi cubani risiedono nei mesi in cui, a turno, rimangono per lavorare.
Ci sono una mezza dozzina di barche pronte ad accogliere le orde giornaliere, io sono stato fortunato perché ero in un natante piccolo ma comodo e con poche persone.
Salgo per primo, che man mano che arrivava, la gente rimaneva spaesata a confabulare sulla darsena.
Familiarizzo subito con Juan, el nino, e Domingo, el capitan: difficile trovare qualcuno che venga da solo e così scambiamo qualche parola. Ho molto apprezzato la loro indulgenza nel tentare di comprendere il mio similespanol...
Ah, per inciso, tutti i cubani che ho conosciuto erano di una gentilezza squisita.
"Luca, una cerveza para ti?" e Juan mi lancia una lattina di Bucanero.
La prima di tante...
Il balenottero diesel ingurgita le coppiette rimaste e ci deposita in uno scoglio ispido di roccia appuntita,
infestato da iguane.
Care...
Ernest

è un vecchio bestione di un metro e mezzo che si fa accarezzare come un gattino...
Si svicola tra le mangrovie, si avvistano un paio di grossi pellicani, e si punta alla barriera corallina.
Si ride di compassione nel vedere due guardiapesca perdere all’amo un pesce enorme quando oramai lo stavano issando a bordo del barchino...
Finalmente sfodero la mia attrezzatura da snorkeling e mentre gli altri stanno ancora a provarsi le pinne della stiva, sono già lontano a seguire piccoli siluri colorati, aggirare barracuda platinati, infilarmi nelle spaccature del corallo.
Riemergo e vedo che sono molto distante dalla barca, ma tanto si aveva un’ora e mezza di tempo...
Riparto e seguo il bordo della barriera che va giù ripido fin dove non si vede che un blu scuro opaco.
Ritorno ad esplorare gli anfratti.
Il fondale non è spettacolare come spero quello che presto mi godrò nel Mar Rosso, ma tanto bastava a farmi rispuntare le branchie.
Riemergo e mi pare di scorgere in lontananza, qualcuno che si muove sul ponte: guardo l’ora, beh manca ancora un po’ ma decido per scrupolo di avvicinarmi e diamine, sì: si stanno sbracciando!
Parto come uno squalo e in un attimo sono a bordo, per scoprire che le mogliettine avevano troppa paura a stare in acqua coi barracuda (innocqui come le iguane) e, povere care, si stavano annoiando a vedere i maritini sguazzare.
Per fortuna el capitan Domingo riesce a spezzarmi la tensione "Luca, tu no es un hombre: tu es un delfino! Cerveza?""Seguro!".
Si procede per le cosiddette piscine naturali: secche di sabbia bianca nel bel mezzo all’oceano in cui sguazzare tra stelle marine

che neanche a farle finte sarebbero state così conformi allo stereotipo...
Nel tragitto ci si ferma ad ispezionare delle nasse sparse, e ci procacciamo i grossi crostacei per il pranzo che Juan cucinerà con dedizione.
Ecco, a me piacciono i crostacei.
Beh, sì, mi piacciono tante cose, si intuisce, ma ho un pallino per i crostacei. Anche.
Ebbene, mentre alle coppiette varie arrivavano porzioni abbondanti ma ragionevoli, Juan e Domingo mi invitano con loro sotto coperta e, diamine: credo di aver ingurgitato in un solo pranzo l’aragosta che mi sarei augurato di spolpare in una vita...
L’ammasso di carcasse chitinose che abbiamo lasciato sul tavolo era una cosa quasi indegna per volume...
Si fa a tempo a berci un rum&pera, dopo una sguazzata, e poi tempesta e si corre in porto poi in albergo poi...
Beh, piovepiovepiove, si sbocconcella il libro, ci si fionda nel centro fitnes a fare un po’di esercizi tentando smaltire un almeno paio delle bestie marine, si ronfa un po’,
aperitivo-cena-cocktailini.
Nanna.

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