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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

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Saturday, June 21, 2008 - ore 17:49


Qualche buona notizia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


1)
CA’ CAPRETTA. La lettera alla conferenza dei sindaci si oppone all’ampliamento

No all’inceneritore
Firmano 28 medici
di Mauro Sartori

Voltare pagina. È quanto chiedono 28 medici dell’Ulss 4 nel documento inviato alla conferenza dei sindaci dell’Alto vicentino e alla direzione dell’Ulss stessa. Un cambiamento radicale nel trattamento dei rifiuti per aumentare la raccolta differenziata e diminuire la produzione di immondizie con politiche specifiche. E una progressiva diminuzione nell’utilizzo della termocombustione. Un documento atteso, rivolto agli amministratori del territorio e all’azienda sanitaria, preannunciato dal coordinamento dei comitati contro il potenziamento dell’impianto di Cà Capretta, che stanno raccogliendo migliaia di firme in calce ad una petizione indirizzata agli stessi obiettivi. Arriva a destinazione un paio di giorni dopo l’approvazione del piano industriale di Alto Vicentino Ambiente, 30 milioni di euro di investimenti per sistemare e raddoppiare la vecchia linea 1 di incenerimento, produrre teleriscaldamento, migliorare le emissioni e costituire un osservatorio sulle nuove tecnologie che avrebbe, fra i vari obiettivi, anche quello di studiare alternative alla termocombustione. Proprio quello che auspicano i medici, contrari ad un ampliamento di Cà Capretta in cui intravedono un aumento del conferimento di rifiuti per almeno una ventina d’anni.
Il presidente della conferenza dei sindaci, Valerio Lanaro, si trova in vacanza e non ha ancora visto il testo spedito dai medici: «Mi riservo valutazioni più approfondite e sicuramente convocherò l’esecutivo per un’analisi dettagliata. Poi, se sarà il caso, la conferenza assumerà una sua posizione».
Il problema, come evidenzia Lanaro, è la sovrapposizione di ruoli fra la conferenza che presiede e l’assemblea dei soci di AVA, composte sostanzialmente dai medesimi primi cittadini. Difficile che chi ha approvato il piano industriale da una parte lo contesti poi dall’altra. Tuttavia, assicura Lanaro, il documento dei medici sarà preso in considerazione: «Una risposta dovremo darla. Sono convinto che la lettera rivesta una notevole importanza. Non è sbagliato richiamare l’attenzione, in senso costruttivo, su tematiche che interessano la salute pubblica. Lunedì, quando rientrerò dalle ferie, contatterò l’esecutivo e con i componenti valuteremo se investire della faccenda l’intera conferenza».
Intanto l’iter del piano industriale per il quadriennio 2008 - 2011 è concluso, dopo essere passato al vaglio della conferenza dei sindaci di AVA e del solo consiglio comunale di Schio, da cui è emersa la proposta di istituire un osservatorio con il compito di promuovere lo studio di nuove tecnologie e di informare costantemente la popolazione del territorio su emissioni e iniziative.

Ecco il testo integrale della lettera inviata da 28 medici alla Conferenza dei sindaci dell’Alto Vicentino, alla Direzione Ulss n. 4 e agli organi di informazione.
«Compito primario dei medici è quello di salvaguardare la salute dei cittadini attraverso la prevenzione e la cura delle malattie. Tale ruolo ci obbliga a vigilare anche su tutto ciò che altera l’ambiente in cui viviamo, consapevoli che l’inquinamento ambientale peggiora lo stato di salute di tutti noi, ed è causa dimostrata di gravi malattie. Le recenti vicende inerenti la difficoltà dello smaltimento dei rifiuti in Campania, hanno violentemente risvegliato gli animi da un sonno che aveva rimosso l’incubo di una società soffocata dalla propria immondizia. La proposta per la soluzione del problema dei rifiuti che trova maggiori consensi in Italia e a livello del nostro distretto è attualmente quella dell’incenerimento. I sostenitori dell’ampliamento dell’inceneritore di Schio ritengono giusto e conveniente il potenziamento dello stesso perché questo permetterà, con una maggiore quantità di rifiuti trattati, una irrilevante maggiore uscita di fumi nocivi e la produzione dell’energia per riscaldare il nuovo Ospedale di prossima costruzione. Noi, firmatari di questa lettera, temiamo che non sia tutto così semplice e chiaro perché sappiamo che i rifiuti quando vengono bruciati non vengono distrutti ma viene solamente cambiato il loro stato fisico da solido, pesante, tangibile e visibile a leggero, volatile, invisibile (tranne quel 30% di ceneri da smaltire). Si può dire che con l’incenerimento si fa essenzialmente una operazione estetica dei rifiuti che non si vedono più perché sono sparsi sopra, sotto e dentro di noi. Inoltre sappiamo che l’incenerimento provoca la trasformazione dei rifiuti in nuove sostanze, alcune conosciute ( circa il 20%, es. diossina), ed altre no che senza ombra di dubbio sono estremamente pericolose e non più eliminabili dall’ambiente.
Noi pensiamo che sia il momento di voltare pagina. Lo sforzo dovrebbe essere rivolto verso la valutazione approfondita e la promozione di nuovi stili di consumo e di vita e verso l’applicazione di nuove metodologie per la trasformazione dei rifiuti in sostanze non dannose. Nel caso specifico del "nostro" inceneritore, sapendo dai dati diffusi che già brucia più di quello che produciamo come territorio, temiamo che, con il suo potenziamento, verrà poi utilizzato per bruciare molti più rifiuti degli attuali, dovendo ammortizzare i costi ed essendoci sempre più offerta di rifiuti in tutta Italia che non si sa dove mettere.
Noi medici che firmiamo questo documento dichiariamo quindi che siamo favorevoli a tutte le iniziative che i politici prenderanno per aumentare la resa della raccolta differenziata e diminuire la quantità dei rifiuti prodotti dalla nostra società, nell’ottica di superare l’attuale metodo di trattamento dei rifiuti, che riteniamo dannoso per la salute ambientale ed umana. Non possiamo perciò essere d’accordo con un ampliamento che sicuramente farà aumentare il conferimento dei rifiuti per almeno una ventina d’anni, rallentando se non bloccando così la possibilità di investire in valide soluzioni alternative, aventi come finalità la diminuzione continua delle sostanze inquinanti».
Seguono i nomi dei medici che attualmente concordano con il contenuto del documento:
1) Cinzia Anastasi
2) Simone Barettoni
3) Renzo Baruzzo
4) Daniela Bertolin
5) Adriana Betto
6) Massimo Bottene
7) Urbano Boscoscuro
8) Roberto Bozzetto
9) Giuseppe Dellai
10) Massimo Grotto
11) Manlio Fornale
12) Loredana Mabilia
13) Giuseppe Marchioro
14) Stefano Mendo
15) Alberta Pegoraro
16) Daniele Pittarello
17) Roberto Preato
18) Cristina Ruffato
19) Mario Rossato
20) Said Shibli
21) Daniele Segalla
22) Domenico Strazzabosco
23) Massimiliano Tagliapietra
24) Chiara Tresso
25) Marina Valmorbida
26) Ladislao Vajngerl
27) Elisa Zanandrea
28) Ugo Zin.

2)

IL CASO DAL MOLIN. Clamorosa ordinanza del tribunale amministrativo, che accoglie la richiesta contenuta nel ricorso presentato dal Codacons e da alcuni vicentini

Il Tar blocca la nuova base Usa
Sospeso l’inizio del cantiere
di Gian Marco Mancassola

Il Tar blocca la Ederle 2. Il colpo di scena si è materializzato ieri mattina, quando si sono diffuse le prime notizie sull’ordinanza decretata dalla prima sezione del tribunale amministrativo del Veneto presieduta da Bruno Amoroso. «Appare opportuno - si legge nel documento - sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati, inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del Comune di Vicenza competenti in materia di edilizia e urbanistica». Viene così accolto il ricorso presentato nel settembre 2007 dal Codacons, dall’Ecoistituto Veneto e da alcuni vicentini, fra cui Giancarlo Albera, portavoce del Coordinamento dei comitati che si battono contro il Dal Molin a stelle e strisce. «È una sentenza coraggiosa. È Davide contro Golia», sintetizza soddisfatto il sindaco Achille Variati, che guadagna così tempo per imbastire il referendum di ottobre. «Faremo ricorso al Consiglio di Stato», è il lapidario annuncio del ministro della Difesa Ignazio La Russa.
IL NULLA OSTA. I primi rilievi dei giudici veneziani puntano l’indice contro la scarsa documentazione offerta dal ministero della Difesa. In particolare, finiscono nel mirino l’autorizzazione firmata dal direttore generale del ministero Ivan Felice Resce il 17 luglio 2007 e il nulla osta concesso dal premier Romano Prodi il 16 gennaio 2007.
«Tale atto di consenso - scrive il Tar - che risulta espresso soltanto oralmente, appare estraneo ad ogni regola inerente alla attività amministrativa e assolutamente extra ordinem, tale da non essere assolutamente compatibile con l’importanza della materia trattata e con i principi tradizionali del diritto amministrativo e delle norme sul procedimento, in base ai quali ogni determinazione deve essere emanata con atto formale e comunque per iscritto».
E dal momento che l’unico atto cartaceo è firmato da un dirigente, questa è la considerazione del Tar: «L’assenso del Governo italiano risulta essere stato formulato, del tutto impropriamente, da un dirigente del ministero della Difesa, al di fuori di qualsiasi possibile imputazione di competenze e di responsabilità ad esso ascrivibili in relazione all’altissimo rilievo della materia».
IL BANDO DI GARA. Il provvedimento ravvisa «numerosi altri profili di illegittimità del procedimento svolto, alla luce della normativa nazionale e altresì europea». Viene quindi rilevato che «è stata contestualmente autorizzata la pubblicazione del bando di gara, peraltro attualmente già esperito, senza che consti il rispetto delle normative europee ed italiane in materia di procedure ad evidenza pubblica per la assegnazione di commesse pubbliche e comunque senza alcuna giustificazione circa la praticabilità di legittime deroghe in ricorrenza dei necessari presupposti».
INCIDENZA AMBIENTALE. L’ordinanza sottolinea anche l’ambiguità della Vinca, la valutazione di incidenza ambientale, richiesta dal momento che l’aeroporto è inserito nel “Bosco di Dueville”, un sito di rilevanza comunitaria. Ebbene, non è chiaro se il parere sia stato formulato relativamente al lato est, dove inizialmente avrebbe dovuto essere costruita la caserma, o al lato ovest, dove è stato trasferito il progetto su indicazione del commissario straordinario Paolo Costa. «Sussistono gravi dubbi - si legge nel provvedimento - circa la conferenza e la riferibilità della Vinca rilasciata dalla Regione. Il pregiudizio lamentato appare configurabile anche in ordine all’impatto del consistente insediamento (e della connessa antropizzazione) sulla situazione ambientale, del traffico, dell’incremento dell’inquinamento e in ordine al rischio di danneggiamento ed alterazione delle falde acquifere. Infine, manca ogni riscontro di avvenuta consultazione della popolazione interessata secondo il disposto del “ memorandum “ depositato».
I RICORRENTI. Grande soddisfazione viene manifestata dai ricorrenti. «Abbiamo avuto ragione nel perseguire la strada della battaglia legale - commenta Albera - per chiedere giustizia, trasparenza, per ottenere la consegna di documenti che ci sono stati negati per tutti questi anni». Ad Albera fa eco Carlo Rienzi, presidente del Codacons: «È una vittoria di tutti i cittadini».

FERMI TUTTI PER ORA
Il Tribunale amministrativo di Venezia ha stabilito che «appare opportuno - allo stato - sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati, inibendo nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento (cioè la base Usa nell’area Dal Molin), e ciò sotto l’intervento e il controllo degli organi del Comune di Vicenza competenti in materia di edilizia e urbanistica».
Il Tar quindi per questi motivi «accoglie la suindicata domanda di sospensione».

TIE’!!



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