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mercoledì 25 giugno 2008 - ore 10:28 Lamentela (tanto per cambiare) sui farmaci e sui servizi psichiatrici pubblici. Non prendete questo blog come uno spazio noioso e palloso dove il sottoscritto si lamenta delle cose che non vanno. Altresì prendetelo come un ufficio reclami. Voi dite ciò che vi sembra che non vada come dovrebbe, e io farò il possibile - in seno al movimento che in questo sito rappresento - per risolverlo o per portarlo a conoscenza di più persone possibili. Mandatemi anche dei pezzi, se li riterrò seri e degni di menzione, li pubblicherò. Oggi volevo parlare di farmaci, psicologi e psichiatri. La mia ragazza, da diversi anni, a seguito di un ricovero in Clinica (esaurimento e depressione), dove gli allegri psichiatri le hanno somministrato di tutto, è riuscita a rimanere dipendente solo di 2 pastiglie di Sereupin al giorno. La cosa è ben fastidiosa, in quanto, essendo tutti noi esseri umani, può succedere che ci si dimentichi di prendere una pastiglia. La crisi da sospensione di Paroxetina (un SSRI, antidepressivo) c’è poco da fare, si vede e si sente: ansia, irritabilità, sonnolenza e quant’altro. Da poco (un anno o poco più) ha grazie a Dio smesso con il prazene, un ansiolitico. A seguito di alcune discussioni (anche piuttosto animate) abbiamo preso la decisione di consultare assieme la signora rappresentante di psicofarmaci che la segue (proprio non mi va di paragonarla ad una dottoressa). La sua risposta è stata una riga sul biglietto dell’appuntamento al CSM (evidentemente berlusconi era confuso quando diede degli psicopatici ai giudici, aveva confuo il centro salute mentale con il consiglio superiore della magistratura): il suo ragazzo non può venire, si rivolga al medico di base. Bene, penso proprio che... ignorerò queste parole, e 4 chiacchiere andrò a scambiarle lo stesso. Perchè sono sempre più convinto che i farmaci eliminino si i sintomi della malattia, ma la causa (e con essa la malattia stessa) resti incancrenita nell’organismo. Ma è possibile che una psichiatra incontri un paziente una volta al mese e dica sempre le stesse 4 cazzate, senza la minima intenzione di collaborare con chi è disposto a sentire come va, cosa si deve fare, cosa si può fare in due, se esiste la possibilità di una psicoterapia, di un percorso condiviso, che magari si corre il rischio di lanciarsi in una nuova avventura, arricchendo così il proprio bagaglio di esperienze umane... no, una pastiglia e tutto va a posto. Soprattutto per chi produce il farmaco, che se poi il paziente sviluppa dipendenza è ancora più bello. A Ferrara, all’assemblea nazionale di PBC, parlò una signora che soffriva di cefalea primaria, cronicizzatasi dopo l’installazione, sul suo palazzo, di un’antenna per cellulari. Per contro il suo dottore le ha dato delle pastiglie che costano 50 euro di 4, che giustamente rincoglioniscono quanto basta e che danno dipendenza dopo la seconda, senza peraltro risolvere il problema. E si legge ancora con disgusto dei salassi praticati dai cerusici nel medioevo e dai barbieri fino al secolo scorso. Per contro mio padre si fa salassare da un agopunturista a cadenza settimanale (il medico che gliela pratica dice che lItalia, ovviamente, è lunico paese dove questa pratica e di fatto vietata), quando i medici laureati prescrivono ratticidi contro linfarto (cosa credete che siano gli anticoagulanti?) e armi chimiche contro il cancro (la mia collega ha contratto la sclerosi multipla, casualmente dopo un ciclo di chemio). Come posso fare per aiutare la mia ragazza a smettere con queste porcate chimiche spacciate per rimedi? Devo per forza andare in privato? E come la metto con la signora piazzista di farmaci? rischio di trovarmela contro legalmente, una volta che avremo speso fortune da un analista privato? Vi chiedo un consiglio, un aiuto o quant’altro. LEGGI I COMMENTI (3) PERMALINK |
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