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Tuesday, July 01, 2008 - ore 13:33
Chi ha paura della Spagna?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Iker Casillas ha alzato per la Spagna la coppa dell’europeo di calcio, e la maggioranza degli italiani ha reagito con una pronta alzata di spalle. Mentre ci saremmo spaccati la testa contro un muro in caso di vittoria francese e avremmo sospirato con un certo languore qualora avessero vinto i crucchi, il trionfo dei “fratelli mediterranei” non ci sconvolge più di tanto. Eppure, questa vittoria è un segnale, uno di quei rintocchi internazionali che solo le grandi manifestazioni sportive possono dare. La Spagna è il vero Paese emergente in Europa e, soprattutto a noi italiani, ci sta facendo mangiare la polvere da un bel po’. Nelle infrastrutture, nella ricerca, nella spinta demografica, nella cultura, nella produttività, nella politica… Tutti campi in cui gli iberici hanno da tempo messo silenziosamente la freccia, e noi quasi non ce ne siamo accorti. Persino l’insulto supremo – “noi spagnoli siamo meglio di voi a giocare a calcio” – è stato archiviato con sufficienza.
Perché la Spagna non ci fa paura? E perché invece siamo terrorizzati dalla Cina, e le olimpiadi di Pechino sono già additate con un certo timore come la soglia di un cambio di prospettiva globale? Perché continuiamo a lamentarci dell’aggressività dell’industria cinese mentre di quella spagnola già cominciamo a vedere la nuca? Saranno la pelle gialla e gli occhi a mandorla a preoccuparci di più? Può essere. Sarà la mole gigantesca di un colosso da un miliardo e più di persone? Senza dubbio. Sarà che Londra è diventata la città con più biciclette e Pechino quella con più Rolls-Royce? Più che probabile. Ma non è questo quello che ci spaventa di più. Degli spagnoli pensiamo (forse a ragione) che siano e rimarranno impantanati come noi nei vecchi vizi mediterranei della lentezza, della corruzione, dell’indole geneticamente non competitiva. I cinesi, invece, ci terrorizzano perché hanno conquistato in pochi anni virtù morali che con troppa fatica e moltissimo tempo noi avevamo messo insieme e ora sembra siano irrimediabilmente perdute. Sono le piccole cose preziose che sembrano scivolarci via dalle dita. I cinesi sanno come reagire ad una tragedia nazionale senza isterismi, come ha testimoniato il terribile terremoto in Sichuan. Sanno dare ancora grande valore al proprio lavoro. Hanno un ragionevole senso patriottico e sanno rispettare i minuti di silenzio. E si ricordano ancora i morsi della fame quando la ciotola di riso era piena di povertà. Ma soprattutto i cinesi sanno ancora indignarsi e reagire tutti insieme. Come è successo due giorni fa in una cittadina dello Ghizou, in cui la gente si è ribellata contro la polizia che ha coperto l’assassinio di un professore e di una ragazzina. Ecco, soprattutto questi scatti d’orgoglio ci mancano. Sprofondiamo nella nostra poltrona di auto-acclarata mediocrità mentre il resto del mondo ci fa “ciao ciao” con la manina.
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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
CHE FACCIO? Studente, aspirante giornalista, cantante
Sono sistemato
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