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Monday, July 07, 2008 - ore 11:42


Un po di sana cultura Veneziana
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Pur essendo veneziano D.o.c., a volte mi trovo in imbarazzo nel non saper rispondere ad alcuen domande inerenti ad edifici storici e palazzi veneziani. Se almeno una volta nella vostra vita avere preso un battello che naviga per il Canal Grande, avrete sicuramente notato un singolare palazzo dall’aria "inclinata" con facciata rinascimentale, tra l’accademia e la mostra Peggy Guggenheim, sulla sponda del sestiere di Dorsoduro. Andando in cerca di qualche informazione ho scoperto che fondamentalmente, Ca’ Dario (è il nome del palazzo) porta na sfiga nera

Da www.WikiPedia.it




Palazzo Dario o Ca’ Dario è uno dei più noti palazzi di Venezia. Si trova nel sestiere di Dorsoduro e si affaccia direttamente sul Canal Grande all’imbocco del Rio delle Torreselle. Il corpo del palazzo è edificato nel tipico stile gotico fiorito, molto diffuso a Venezia, ma la facciata sul Canal Grande è chiaramente rinascimentale.

L’edificio fu commissionato nel 1479 all’architetto Pietro Lombardo da parte di Giovanni Dario, segretario del Senato della Repubblica di Venezia e venne eretto nel 1487 da uno dei successori di Lombardo. Nel 1494, alla morte di Giovanni Dario, il palazzo venne ereditato da Vincenzo Barbaro, figlio di Giacomo Barbaro e nipote naturale di Giovanni Dario. Il Barbaro infatti, proprietario dell’omonimo palazzo situato nelle vicinanze a San Vio, aveva sposato Marietta, figlia naturale di Giovanni Dario. La famiglia Barbaro rimase in possesso del palazzo fino all’inizio del XIX secolo, quando Alessandro Barbaro (1764-1839), membro dell’ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia e Consigliere Aulico del Tribunale Supremo di Verona, vendette il palazzo a un commerciante armeno.

Palazzo Dario viene spesso descritto come uno dei palazzi più caratteristici di Venezia, spesso paragonato alla famosissima Ca’ d’Oro. La sua bellezza speciale colpì l’interesse di John Ruskin che ne descrisse le decorazioni marmoree con ricchezza di dettagli. La balconata neo-gotica fu aggiunta nel XIX secolo. La facciata posteriore verso Campiello Barbaro presenta arcate gotiche a quint’ordine. In seguito ad assestamento statico, la parte sinistra della facciata presenta un’inclinazione molto visibile.

Nel 1908 Claude Monet usò il palazzo come soggetto per una serie di dipinti, tutti dalla stessa prospettiva ma sotto condizioni di luce differenti come tipico dell’Impressionismo: uno di questi dipinti è ora esposto in permanenza presso l’Art Institute di Chicago. Gli alti camini del palazzo nel tipico stile veneziano sono tra i pochi esempi originari dell’epoca sopravvissuti fino a oggi.

Uno degli ultimi interventi di decorazione e arredo degli interni è stato eseguito nel 1977 per conto della proprietà da Giorgio Pes (l’arredatore del film Il Gattopardo).

Il palazzo è di proprietà privata e non è aperto al pubblico


Prima di continuare la lettura, consigliamo una toccatina di zebedei, non si sa mai...


A Venezia, il nome di Ca’ Dario è associato da sempre al tragico destino che accomunerebbe i suoi proprietari a cominciare proprio da Giovanni Dario che ne commissionò la costruzione. Infatti la figlia Marietta pare si suicidò in seguito al tracollo economico del marito, che morì accoltellato. Tragica fine anche per il loro figlio Vincenzo che morì in un agguato a Candia (Creta). All’inizio del XIX secolo la famiglia Barbaro vendette il palazzo ad Arbit Abdoll, commerciante armeno di pietre preziose che fece bancarotta poco dopo aver preso possesso della dimora. Nei decenni successivi, un altro proprietario, Radon Brown, si suicidò all’interno del palazzo insieme al compagno, probabilmente a causa dello scandalo provocato dal loro legame, inaccettabile per la mentalità dell’epoca. Il palazzo venne poi acquistato dall’americano Charles Briggs: anch’egli fu costretto a fuggire da Venezia per le continue voci sulla sua omosessualità, rifugiandosi in Messico dove il suo amante si suicidò.

Tra i possibili acquirenti, nel 1964 si fece avanti il notissimo tenore Mario Del Monaco che però ruppe le trattative quando, mentre si stava recando a Venezia per perfezionare la compravendita, fu vittima di un gravissimo incidente stradale che ne interruppe per lungo tempo l’attività.

In tempi più recenti, negli anni Settanta l’allora proprietario di Ca’ Dario, il conte Giordano delle Lanze, venne ucciso nel palazzo, colpito alla testa con un vaso dal marinaio croato di 18 anni che viveva con lui e che dopo l’omicidio fuggì a Londra, dove venne a sua volta assassinato. Il palazzo venne poi acquistato da Cristopher «Kit» Lambert, manager del complesso rock The Who che morì pochissimo tempo dopo a Londra cadendo dalle scale; anche in questo caso si ipotizzò un suicidio.

All’inizio degli anni Ottanta Palazzo Dario venne acquistato da un uomo d’affari veneziano, Fabrizio Ferrari, che vi si trasferì insieme con la sorella Nicoletta: anch’egli fece bancarotta in poco tempo mentre la sorella morì in un incidente stradale senza testimoni, a pochi metri dall’auto capovolta.

Alla fine degli anni Ottanta il palazzo venne acquistato dal finanziere Raul Gardini, che era intenzionato a farne dono alla figlia. Il finanziere, dopo una serie di rovesci economici e il coinvolgimento nello scandalo di Tangentopoli, si suicidò tragicamente pochi anni dopo, in circostanze ancora non del tutto chiarite. Il palazzo, accompagnato da questa sinistra serie di eventi, rimase invenduto per lungo tempo. Attualmente è proprietà di una multinazionale americana.




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