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Tuesday, July 08, 2008 - ore 19:55
Signor Smith
(categoria: " Lavoro ")
Lavoro con americani.
Tutti, anche il megapresidente, chiedono di essere chiamati per nome.
A me non riesce.
Però non posso chiamarli "Mister" perchè, a quanto pare, questo si usa in certe circostanze e per rimarcare la distanza.
Come si fa a chiamare
Ralph uno che ha una vent’anni più di te, non conosci, e, gerarchicamente, ti vede da lontano?
Durante l’Heineken Jammin’ Festival, Sting, che non è scemo e passa gran parte del suo tempo in Italia (appunto perché non è scemo, tra le colline del Chianti), ha presentato i suoi compari come "Signor Stewart Copeland" e "Signor Andy Summer". Sulle prime ho colto solo il tono buffonesco della cosa.
Ieri la cosa m’é tornata in mente, e mi sembra di aver colto il problema: il nostro
cliché legato alle relazioni formali richiede il titolo. Non utilizzarlo è scortese. Per gli anglosassoni non vale, ma non si applica nemmeno il viceversa.
Quindi ho capito perché mi sento a disagio: non posso chiamarli come penso - sbagliando - sia giusto nella loro lingua, ma non posso nemmeno dar loro - apparentemente - del tu.
La soluzione è a portata di mano, ma anche loro devono adeguarsi: se loro vogliono essere "in Italia", devono accettare di essere i "Signor Smith", rigorosamente in italiano.
A casa loro, possono essere
Ralph quanto gli pare.
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