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Padella, + anni spritzino di Paesello CHE FACCIO? scompaio e riappaio ad intermittenza Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO "Memorie di una burlona pentita" HO VISTO cose che voi umani non ve ne potrebbe fregare di meno STO ASCOLTANDO acufeni ABBIGLIAMENTO del GIORNO quello dell’anno scorso riciclato (che a sua volta era dell’anno precedente) ORA VORREI TANTO... volere STO STUDIANDO... il periodo OGGI IL MIO UMORE E'... resisto ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Saturday, July 12, 2008 - ore 18:36 Alzati-la-gonna Uno di questi giorni (non ricordo più quale…tanto so’ tutti uguali), durante la consueta morning glory che il mio encefalo conosce nel dormiveglia, mi chiedevo: Solo per il gusto di farsi ridere appresso? Ormai sono una persona che non ha più niente da dire. Quindi state sicuri che quando parlo è perchè non ce la faccio più a trattenermi. È ovvio: le boiate che leggete qui sono prima partorite dalla mia testina di vitello e già basterebbe ed avanzerebbe, in questo sporco mondaccio. Solo che, a volte, mi si presenta come inevitabile redigerne un resoconto. Come nel caso di specie. Voglio infatti dedicare questo post a tutti i miei colleghi uomini che hanno avuto la fortuna (senza rendersene conto) di essere stati inscatolati nell’involucro giusto, al contrario del sottoscritto. Certo, essendo nato femmina, ho dei diritti. Ho il diritto di non ottenere un posto di lavoro, perchè, a parità di requisiti con altri candidati maschi, sono a rischio (anche solo potenziale) di gravidanza. Ho il diritto di correre più lentamente e di saltare meno in alto (e se mai dovessi superare certi valori, mi diranno che ho assunto delle sostanze illecite che, comunque, rendono simili all’uomo). Ho diritto di ammirare le (anzi, i) rockstar, portando loro dei doni a fine concerto. Ho il diritto di ricamare, confezionare bigiotteria, cucire. E il tutto senza che mi si possa dire che sono un gay! Certo, non ho la facoltà di ammazzare una persona “perchè non ci sta"... Come tutti i soggetti svantaggiati, comunque, mi spetta una buona dose di solidarietà-misto-aria-fritta da parte di chi non è nato nella mia condizione, il lato B degli insulti/dileggi di default che ormai anche le stesse donne rivolgono alle loro pari (io compreso, perchè denigrare una donna per il solo fatto di essere tale fa molto figo!). Per carità, non sto mica inscenando il solito piagnisteo (sup)post-femminista! Anzi, io mi sono sempre adattato. Meglio, sono proprio stato duttile: quando dovevo essere una racchia mi sono rassegnato al non-ruolo e da quando, invece, mi è stato imposto di essere una figa mi sono impegnato a calarmi nel personaggio. Certo, non è stato facile quando ho dovuto iniziare a truccarmi (26 anni. Giusto il tempo di realizzare che la convenzione era obbligatoriamente applicabile anche a me). “Cazzo, sembro una puttana!”, urlai (ero un po’ isterico, in quel periodo). Sostituendo all’azzurro elettrico altri colori ho successivamente arginato l’effetto estetico. Oddio, non è stato agevole neanche imparare a sculettare (mi sono aiutato, ovviamente, pensando alla “linea immaginaria” del “Vizietto”). Tanto più che l’ho già scordato. – È stato imbarazzante anche adottare una nidiata di reggiseni imbottiti. – È disarmante sentirsi chiedere “ma perchè ti muovi con le braccia/gambe aperte come un gibbone?” (che domande: perchè io SONO un gibbone!). – È fastidioso doversi ricordare di indossare collane, braccialetti e tutti gli altri accessori inclusi nella scatola del prodotto “femmina” (vabbè, li indossano anche i maschi propriamente detti, ma vi invito a provare il brivido di un colpo tra malleoli con una cavigliera di mezzo!). – È antipatico mentre si sale su un palco vedersi rincorrere da una rompicoglioni con un paio di scarpe in mano che urla: “Mettiti queste, che hanno i tacchi!! Non vorrai mica farti vedere con delle scarpe basse!!” (almeno me le avesse date della mia misura, il genio! Un 35 mi voleva appioppare…) – È odioso non poter uscire da solo la sera (e/o beccarsi una ramanzina se lo si è fatto lo stesso, come si è verificato nel mio caso, a partire da un certo punto in poi della mia vita). – È demoralizzante dover rinunciare a formare una band perchè mentre canti il chitarrista secerne litri di bava guardandoti (e, a mani libere, ti telefona per tre volte al giorno, minimo). Tanto, poi, suonerà il refrain “è vero, io ho esagerato…però eri tu che mi davi corda!”. – È sgradevole sentirsi chiedere “faresti il numero in cui esci dalla torta?” da (im)perfetti sconosciuti. – È triste omettere un giro in bicicletta nei viottoli vicino ai cantieri per evitare le urla (del genere “Sposaa! Vien qua!!”) e gli apprezzamenti dei muratori. – È umiliante essere oggetto di claxonate mentre si attende il verde al semaforo pedonale (MA QUEI CAZZO DI PULSANTI DI CHIAMATA FUNZIONANO O NO? Un dubbio esistenziale). – È seccante anche sapere che il 99% di chi legge penserà che le frasi di cui sopra le ho scritte “per sembrare più figa” (come se io non sapessi che manovali e astinenti generici sono, passatemi la trivialità, “di bocca buona” e bastano le funzioni respiratorie per essere appetibile, secondo i loro standard). Ah, dimenticavo: è stato deprimente appurare che, quelle rare volte in cui ho dichiarato di non essere attratto dagli uomini, sono stato automaticamente catalogato come “lesbica” (io direi che sono ase…asess…asessual…ma non si può dire…). Comunque, a tutto si fa l’ abitudine, come i morti di fame dell’Africa si abituano alle mosche sulla faccia. Ho accettato tutto: i testi del rock, dell’ hard rock, dell’heavy metal, i video di Robert Palmer e del rap; tanto, mica parlavano di me. Ho perfino assimilato il fatto che, per la collettività, io sarò sempre e comunque - per principio- una persona che guida male e parcheggia pure peggio, anche se applico il Codice della Strada impeccabilmente. Ma stavolta...stavolta mi sono proprio rotto! Una tra le prime dichiarazioni di principio che mi sono rimangiato nei fatti è stata “non indosserò mai gonne!”. Anzi, ora che comincio ad impinguarmi (circostanza di cui ovviamente mi devo addolorare, perchè “la donna deve essere magra, sennò è brutta”, sempre facendo attenzione a “mantenere quei due-chiletti-due in più perchè agli uomini piacciono tanto”), ne apprezzo la maggior comodità. Ma mentre ero lì intento a riflettere sul fatto che gli Scozzesi han capito tutto della vita, si è alzato il sipario della tragedia. Letteralmente. Scenario: il museo. Sto per presentare la mostra di pittura di mia nonna e mi accorgo che ci sono degli elefanti alati che mi trivellano l’ epidermide. Dico a qualcuno: “ehi, spruzzami un po’ di insetticida sulle gambe, che tanto le braccia le ho sempre in movimento!”. Ma sapendo che le sanguisughe voleranno in alto anche sotto-sotto, comincio ad alzare il livello, mentre la bomboletta asperge. E più su volava la sottana della comare e più su…finchè una sirena di approvazione virile mi avverte che si è vista la natura (mutande bianche, per la cronaca). E la malizia sta negli occhi di chi guarda, che disgraziatamente, nel caso di specie, era rappresentata da una pletora di sedicenti (non seducenti) intellettuali di mezza età (la seconda metà, però) “da buco della serratura di Alvaro Vitali”. Non ve lo devo scrivere che, da quel momento in poi, l’ unico argomento di discussione con i veterovoyeur è diventato quell’involontario esibizionismo. Né devo precisare che il rimorso per una simile leggerezza (la stessa della sottana) mi ha spinto, anche nei giorni successivi, a desiderare di poter salire su una macchina del tempo solo ed esclusivamente per cancellare quel fotog(d)ramma. Ma non c’è uno senza due e, quando ancora non ho espiato il senso di colpa, arriva il colpo di scena. Anzi, di vento. Un paio di giorni dopo, una tizia ed io si va al meraviglioso Parco di Vattelapesca. Mi metto una gonna: co’ ‘sto caldo… Ma un club di Nuvole Di Fantozzi si raduna proprio lì sopra e battiamo ritirata. Io, notorio pitocco, converso finto-distrattamente con il custode per sondare (inutilmente!) se gli Euri buttati ci verranno rimborsati. E, porco tutto quello che volete, in quel mentre la mia sottana vince la forza di gravità! E così il guardiano diventa pure guardone. Non sarebbe bastata una bufera a spazzare via l’ imbarazzo che ho provato da quell’istante in poi, anche dopo che ero sgattaiolata via da quel suo sorrisetto dentierato (ma la soddisfazione mi pareva autentica). Non mi consola nemmeno considerare che ero di verde vestita: con il bianco di Marilyn negli anni ’50 ed il rosso di Kelly LeBrock negli anni ’80, avrei potuto fare un bel tricolore. No, decisamente non mi consola. Prima ancora di varcare la soglia di casa, davanti allo specchio del pianerottolo condominiale faccio volutamente sollevare la sottana, per capire cosa mai abbia potuto vedere quel tizio, e contemporaneamente sale il rossore sulla mia faccia. Maledendo la mia superficialità maschile, mi ripeto che allo scopo di coprirmi avrei potuto anche indossare un paio di pantaloni, un pigiama, un burqa, un saio, un caffettano, un kimono! E, da quel momento in poi, come chiunque abbia avuto un incidente, mi accorgo di tutte le situazioni in cui corro lo stesso rischio ed alzo la guardia, prima che si alzi l’orlo. Pare impossibile, ma adesso tutti i condizionatori, le tramontane, gli scirocchi, gli spostamenti d’aria da passaggio di Tir, tutti cospirano alle mie gonne! Io, sia ben chiaro, mi sforzo di calare il Braccio della Decenza (parente di quello della Legge) sullo svolazzo indisciplinato…ma quale onere, almeno fino a quando non mi sarò fatta trapiantare un arto supplementare! E poi, donna-dannazione, finisco per chiedermi: non mi era mai successo prima, nella mia carriera di donna (non in carriera)?? Come mai non mi ero accorto, nei precedenti anni di apprendistato gonnellinato, che Eolo è così impietoso con i panneggi dalla vita in giù? O nel 2008 si è scatenata la Rosa dei Venti fino a diventare un roseto? Se va avanti così, io cambio il titolo del post in “Vento d’estate”! Come sempre, nello sconforto ci si appella alla saggezza delle generazioni precedenti e così mi sono ritrovato a scrutare come si sono organizzate le signore in bici; quelle signore, intendo, che per motivi anagrafici non si sono piegate alla moda dei jeans e delle bermuda. Ed ecco il prevedibile esito dello scrutinio: lenzuoli, tovaglie, bandieroni. Ci credo che a loro non si alza mai la gonna, neanche se pedalano come Gimondi! Ma dove lo trovo un sarto che collabora: all’ Atelier Dei Tendoni Da Circo? Mi devo applicare delle piccole zavorre, per evitare che la mongolfiera prenda quota? No, io mi sono rotto, davvero! Penso e ripenso ad una possibile soluzione, mentre corro verso l’ufficio in bicicletta, di poco preceduto da un bambino. Lungo una pendenza più ripida lui sale sui pedali ed io, nella fretta, lo imito. Ma mi accorgo subito che io ho l’handicap del pudore, e poso di nuovo le chiappe sopra la sella. Porca miseria, ma cosa devo fare per tornare anche io un bambino che di tutte queste menate se ne infischia? E allora non mi resta che il mondo virtuale, dove tutto (amore e odio, principalmente) si sublima nello stesso gesto onomatopeico: click. Vengo a scoprire che in questo sito a sfondo alcolico-secessionista (chiedete cosa sia lo spritz da Roma in giù…) molte utenti hanno deciso di assumere un genere cromatico diverso da quello anagrafico. Dopo le suffragette, le azzurrine. Contente loro... Io faccio molto di meno. Intanto scrivo questa cagata, a titolo di sfogo. E poi mi faccio insegnare dal Poli come si posta un filmato da YouTube (in ossequio al teorema secondo cui “le donne non capiscono niente di informatica”, anche mi chiamavano “Bill Gates”, dove lavoravo una volta ed anche se sono i codici di questo sito ad alta gradazione separatista a non essere conformi allo standard) e lo spiattello qua. Dura 9 minuti e 23: guardatelo tutto, Poli. Tu e chi ti verrà dietro. E sono convinto che non ci saranno commenti maschilisti. Intuito...femminile. LEGGI I COMMENTI (5) PERMALINK |
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