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Monday, July 14, 2008 - ore 16:02
Toccata e fuga in piazza maggiore
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sabato, partenza alle 11 di mattina per andare a Pistoia per andare ad assistere al Pistoia Blues, giunto alla ventinovesima edizione. Evento che quest’anno ospitava dei grandi del blues (genere che apprezzo ma di cui conosco pochi artisti) e dei grandi della musica in generale, come il gruppo che siamo andati a vedere, i Deep Purple, mostri sacri del rock.
Non era un loro vero e proprio concerto, dato che prima di loro si sono esibiti dei gruppi giovani vincitori del concorso che metteva in palio la presenza a quel festival, e dei gruppi blues internazionali più o meno conosciuti, come i Nine Below Zero, Commander Cody, e un fantomatico suonatore di chitarra acustica, tale Tommy Emmanuel, australiano.
Discreti i gruppi giovani, tranne l’unico di Pistoia, che per suonare così di merda a un concerto di tale qualità dovevano per forza fare parte dell’organizzazione dell’evento. Eccezionale Commander Cody che pur sembrando un incrocio tra Ozzy e Keith Richards, tanto era fatto, ha strimpellato notevolmente quella sua tastiera in un poderoso blues alla maniera dei Blues Brothers per capirci.
I Nine Below Zero non erano niente di che, basti pensare che la prima canzone era TUTTA su quel cazzo di si bemolle, du palle che non vi sto a dire, poi lui, il fenomeno: Tommy Emmanuel.
Non sapevo neanche che esistesse, e mi sembrava molto strano che si presentasse sul quel palco da solo, e munito solamente di chitarra acustica, ma…
Da quella chitarra usciva di tutto, ad una qualità ed una velocità estrema, non gli serviva nient’altro, niente batteria, niente basso, niente tastiera e voce, bastava ascoltare e guardarlo, e se ve lo dico io potete starne certi. Se conoscete Jim Morrison o Jimi Hendrix, potete capire quando si parla di coinvolgimento nella musica, ma non era la stessa cosa.
Hendrix “scopava” con la chitarra, provava un piacere quasi sessuale a suonare, come Morrison nel cantare, ma siccome erano entrambi fattissimi di qualsiasi droga, si poteva ricondurre a quello, il loro stato d’animo.
Ma Tommy no, si vedeva che è un professionista, ma non “vive” della chitarra, la domina come non ho mai visto fare, e ne ho visti di chitarristi anche live, anche i migliori. L’ultimo pezzo che ha fatto lo ha dedicato agli aborigeni, i primi australiani, e non è da tutti i bianchi ammettere una cosa del genere, e da quella chitarra sono usciti anche i suoni del didgeridoo, quello strumento fatto di legno e da cui esce una specie di rombo misto al fischio del vento, quindicimila persone lo guardavano a bocca aperta, e se cercate su youtube qualcosa, sappiate che i filmati non gli rendono giustizia.
Dopo il fenomeno, pensavo, possono venire solamente i Deep Purple, altri che considero tra i migliori del mondo nel loro mestiere, invece si presentano tre che sembravano gli Hanson, capelli biondi lunghi fino alle spalle che senza dire una parola, hanno fatto qualcosa come quarantacinque minuti di assolo. La frase che ho scritto prima “e se ve lo dico io potete starne certi” non era una sfacciata presunzione di superiorità: a me, gente come Joe Satriani, Steve Vai, Eric Johnson, Michael Petrucci, Yngwye Malmsteen, per quanto rappresentino il Gotha dei suonatori di chitarra, mi rompono i coglioni come poche cose al mondo: preferirei guardare una merdona trasmissione tipo quelle del marito di Costanzo, piuttosto che guardare quello, mi piacciono i virtuosismi e gli assolo, ma devono essere contestualizzati in una canzone, oppure deve essere jazz, perciò tranquillo e coinvolgente, una canzone che dall’inizio alla fine vede una chitarra distorta che va per cazzi suoi, non è musica, è rumore e non c’entra un cazzo col rock. Non metto in dubbio che siano dei fenomeni, ma dopo un po’ rompono il cazzo, tanto che l’ho anche strillato, lui l’ha sentito e spero che se lo faccia tradurre. Dopo qualche minuto entrano in scena i “giovanotti” dell’hard rock, di cui si può dire poco, se non che sono rimasti fedeli a sé stessi e che meritano la carriera che hanno avuto:
Ian Gillan (63 anni), storica voce del gruppo, anche se in declino, l’età avanzata gli sta cancellando la voce, e, per me, ne ha ancora per poco, ma se molla lui, si sciolgono i Deep Purple.
Steve Morse (54 anni), erede di Richie Blackmore, grande chitarrista ma che non si è distinto particolarmente, ha suonato bene la parte che aveva, senza esagerare.
Roger Glover(63 anni), anche lui nella formazione originale, ha dato prova di capacità assoluta, e carisma notevole, un grande assolo di basso e una ritmica che spacca di brutto, nonostante l’età.
Ian Paice (60 anni), se mai dovessi arrivare a 60 anni e muovermi come fa lui, per favore abbattetemi, schizofrenico, veloce e abbastanza preciso.
Don Airey (60 anni), a lui toccava l’ingrato compito di sostituire quel maestro assoluto che è Jon Lord, inventore dell’organo elettrico e spettacolare artista, che avendo abbandonato il rock, dopo averne scritto buona parte della storia, s’è “ritirato” nel blues, solo per farvi capire chi è il tipo.
Don, è probabilmente quello che mi ha stupito di più, è un metronomo e sebbene non riesca a sostituirsi al predecessore (non credo che vi sia mai stato, né mai vi sarà qualcuno in grado di farlo) ha suonato alla grande e dato grande spettacolo.
Grande concerto, grande festival, lo consiglio vivamente, l’unica pecca è stato il volume esagerato dei bassi, sono state cinque ore di terremoto.
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I Deep Purple, da sinistra: Ian Paice, Roger Glover, Ian Gillan, Don Airey e Steve Morse

La fantastica piazza

Il fenomeno: Tommy Emmanuel
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