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Padella, + anni spritzino di Paesello CHE FACCIO? scompaio e riappaio ad intermittenza Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO "Memorie di una burlona pentita" HO VISTO cose che voi umani non ve ne potrebbe fregare di meno STO ASCOLTANDO acufeni ABBIGLIAMENTO del GIORNO quello dell’anno scorso riciclato (che a sua volta era dell’anno precedente) ORA VORREI TANTO... volere STO STUDIANDO... il periodo OGGI IL MIO UMORE E'... resisto ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Tuesday, July 15, 2008 - ore 14:51 A volte ritornano Quando avevo la pretesa di indagare (e, addirittura, capire) il funzionamento della vita, avevo abbracciato una concezione celtica, ossia ciclica. Tutto, prima o poi, torna al punto di partenza ed il cerchio si chiude. Innanzitutto, ritorno io, che una volta (tipo il 2005) mi esprimevo qui. Poi, com’è come non è, accadde (fatto riportato nei libri di Storia) che, pensate un po’, mi offesi per la celeberrima frase “non è che voi asessuali siete lesbiche in incognito?” pronunciata dall’ allora chitarrista dei Banco di Mutuo Soccorso, Fabio Poli (una frase che, oggigiorno, mi farebbe solo sorridere a denti storti). E così cambiai nome, me ne andai su un altro pianeta e scelsi altre persone cui rompere i coglioni. In pratica, lo spin off della vita del suddetto chitarrista. Voi siete lì che seguite appassionatamente rutilanti (fatica scrivere questo aggettivo con una tastiera senza lettere leggibili!) avventure di sesso e rock’n’roll (ho scordato qualcosa?), quando un giorno vi accorgete che su un altro canale sta andando in onda (o anche in mona) un’altra serie (ben poco seria) che ha per protagonista la comparsa del telefilm precedente. La quale crea un sito e tocca picchi di onnipotenza, poi molla il lavoro, poi vola giù da una rampa di scale (spaccandosi), poi va in ritiro spiritual-bucolico ascoltando solo la musica di un gruppo intellettualoide chiamato “A Perfect Circle” (un cerchio, notate), poi le viene il ghiribizzo di fare l’avvocata (trovando perfino chi la asseconda), poi viene eletta a suffragio universale Presidente della prestigiosa Associazione dei Mona e poi e poi e poi. Eh sì! Forse non tutti sanno che anche il vice-sceriffo di “Hazzard” (che non so neanche come qualificare perchè la mia memoria arriva a malapena fino allo sceriffo Rosco) ebbe la sua bella serie dedicata; io ero forse da meno? ![]() Insomma, dicevo: in una di queste puntate accadde che molti dei personaggi fino a quel momento apparsi, animando anche parecchi episodi andati in onda su Spritz.it (in disordine sparso: l’ amico/rivale fascistoide, la segretaria troia, la farmacista troia, lo spasimante obeso, l’amica svampita, la coppia scoglionata e via sbrodolando), si dileguarono tutti contemporaneamente. Probabile che, essendo persone intelligenti (in misura prossima al minimo sindacale), si siano rappresentati l’ eventualità che la sottoscritta chiedesse loro un prestito, avendo aperto una baracca. Per motivi di credibilità della trama, l’uscita di scena dei 2 principali personaggi maschili è stata ammantata di un’aura di legittimità con l’ espediente romanzesco del fidanzamento. Cosa, dico COSA (rendo?) è in grado di strapparti ad un’amicizia, di farti sbattere la porta dimenticando date importanti, avventure passate assieme, numeri di cellulare? Trovare la ragazza. Come silurare due elementi del cast con dinamismo e precisione (manco un bilama poteva meglio): un mini happy end. Ma siccome the show doveva must go on (guai chi ride, perchè io l’ inglese l’ho studiato a Gnu Iork), lo sceneggiatore ha tosto reperito altre comparse (io le chiamo così, ma molto probabilmente saranno protagonisti di qualche altra serie) da sparpagliare qua e là. E tutti validi, allo scopo di: 1) crearmi ostacoli; 2) raccontarmi cazzate; 3) farmi stare male; 4) farmi stare peggio. Validissimi. Tra i quali svettava la sottoscritta. E per darmi fastidio sappiate che me ne sono inventate tante, toccando l’apice (negativo. Praticamente un pedice) con una clamorosa scuffia per un bassista di rock duro acefalo che viveva (e tuttora vive) a 600 km da me. Attenzione: non stiamo parlando di bazzecole come sesso o amore. Stiamo parlando di scuffie, una forza sovrannaturale in grado di muovere il Pianeta (e dunque anche me) nei secoli. Immaginate che puntatone vi siete persi! Ho fatto finta di cantare, di recitare, di presentare manifestazioni. Ho messo su Internet (chiaramente su un sito figo) centinaia di immagini colorate di me medesima, in versione “metallara trucida”, “uoma in carriera”, “burlona della porta accanto”. Alla faccia vostra, che foto mie non ne avete mai viste. E mai ne vedrete, neppure se ve le andaste a cercare, mossi da curiosità morbosa, perché le ho già cancellate. Cioè: me le ha cancellate la depressione. Quel sito non è più tanto figo. Mentre, però, ero indaffarata col mio nuovo hobby, proprio qualche giorno fa, quando meno me l’aspetto, riemerge un big (in tutti i sensi): il Ciccioso, il pretendente arresosi ma riscattatosi con il suddetto fidanzamento, affrancandosi, dunque, dalla condizione di “sfigato” che per tante puntate lo aveva afflitto. Qualcosa non deve aver funzionato, dalla “Rivincita dei Nerds” in poi, però. Avevo saputo (non ricordo neanche più come e quando: stavo registrando altre puntate) che in realtà la sua partner provvidenziale era un balenottero con carattere di merda (ella comunque respirava, il che è sempre notevole, per un giovane maschio odierno) e che, pare, si lascino a giorni alterni. Ma non penso questo possa giustificare l’ espressione da visionario mistico da lui assunta allorché mi ha intercettata nel corridoio del Tribunale di Rovo Depresso, la settimana scorsa, né la rincorsa delirante intrapresa subito dopo, noncurante del fatto che stavo dirigendomi in udienza, con controparte al seguito. La conversazione di un’ora che è riuscito comunque a strapparmi fuori dal Palazzo di Ingiustizia (caratterizzata dal solito invito a cena retrattile, subito rimosso per la mia risaputa refrattarietà al cibo) mi ha riportata indietro di mesi. O anni. Che ne so, ormai non capisco più neppure quanti ne abbiamo (ed infatti porto fuori le immondizie nei giorni sbagliati)! Ma è da lì in poi che arriva la raffica di colpi bassi per il mio già vacillante senso del tempo. Mi si presenta con l’occhio da triglia il pesciaiolo mio non-cliente che l’anno scorso mi irruppe (con l’ occhio un po’ più vispo) in ufficio per asportargli alcune multe dal groppone ma che poi, a ricorso già redatto e munito di sigillo avvocatizio, ripiegò su una presunta “difesa tecnica” da parte di “un veterinario” (giusto: se ho rubato gioielli mi faccio difendere da un orafo, mica da un legale!), togliendomi mandato (ma non soldi, visto che non me ne aveva dati). Ferragosto 2007, quasi un anno fa esatto. 11 mesi in cui ho dapprima lottato contro la tentazione di tagliare i pneumatici del suo furgone, poi archiviato il tutto, all’ insegna del panta rhei (ah sì: non vi avevo detto che nel frattempo avevo abbandonato la teoria ciclica in favore del principio “sempre dritto”?). Mi informa di essere stato condannato e recita l’atto di dolore, mentre io sospiro un “vabbè” e mi propongo di redimere le sue cazzate con le mie. Però me lo diceva la mamma: “Guarda che il mondo gira…vedrai che prima o poi tutto ritorna…” Che sia vero? Ho la vaga sensazione, infatti, che mi pagherà come ha fatto l’ anno scorso. Bah, meglio metter fuori l’ immondizia, che qua non la ritirano mai, chissà perchè… E così, in un sabato trattato da venerdì, mi zampilla fuori dal telefono un’altro fantasma del passato: niente (e sottolineo “niente”…) popò (e sottolineo anche “popò”) di meno (ma sì, sottolineiamo anche “di meno”) che Pipia. Una delle più famose “migliori amiche” (se volete vi spiego che accezione possiede l’ espressione “miglior amico”, nel mio telefilm), con all’attivo un numero ragguardevole di vacanze rovinate, serate rovinate (rovinate a me, specifico), iniziative del cazzo (anche per sua stessa ammissione…alla fine, però!) e tanta fuffa. Il regista e lo sceneggiatore me ne liberarono col solito accorgimento dell’ accasamento, addirittura ambientandolo Oltreconfine e fui finalmente libera di stracciarmi i coglioni con altre faccende. Dopo tanto silenzio, però, mi chiama. “Cosa vorrà?” mi chiedo, mentre lecco la colla con cui chiudere una busta da spedire “un piacere?” Invece no: un favore. Bla, bla, bla, insomma: mi faresti da Dj durante la cena di matrimonio? Certo, come no. E ti procuro anche l’ impianto. Nelle puntate vecchie sarebbe sembrata coglioneria pura. Lo è ancora, ma con risvolti di redenzione: sempre più entusiasmante cambiare dei dischi che parlare con i suoi invitati (rapportateli alla nubenda e poi datemi torto). Però, che belli i ritorni al passato, eh! Ma io panto rheo, scorro tutta, e infatti mi incombe un compleanno, per di più quello della mia migliore amica (ci siamo capiti?) Talpona: altro che menate d’antiquariato! In un percorso da pallina del flipper in acido, vado a cozzare anche contro un negozione di elettrodomestici incastonato in un campo di concentramento commerciale. Per accorciare i tempi, già assurdamente dilatati, della ricerca, chiedo al primo essere umano che vedo: “Scusi, vendete microfoni?” (la mia amica Talpona è una non-cantante non-professionista). La cassiera mi guarda perplessa e risponde: “E chi sono io?” Sono sufficientemente lucida per capire di avere fatto una domanda un po’ scema, ma non mi aspettavo di scatenare cotanta crisi d’identità. Lei appare convinta, tanto rimane fissa sulla stessa posizione facciale interrogativa. Non sopportando il peso della responsabilità di doverle appioppare una soggettività piuttosto che un’altra, mi arrendo appellandomi alla Teresina. Ma lei no: “Chi sono io??” Mamma li turchi!!! (ho detto proprio così) Ma sei…aspetta, sei….sei B. (“B puntato” è stato scelto per non far capire che si chiama “Barbara”)!! Mi era capitato di reincontrarla solo su Internet, qualche mese fa, un’altra compagna del liceo, ma la sensazione è stata la stessa anche con questa. Ed è stranissima, perché tu identifichi ancora quella persona come un’adolescente, nel fisico e nella psiche, mentre quella nel frattempo è diventata adulta. Infatti B. mi scaglia in 2 minuti qualche granata di saggezza senile (“Scolta to nona!”) e mi sgrana addosso due occhi cerchiati di rughe d’espressione (del resto ha ormai i suoi anni…oddio, pure i miei!...). Sa che faccio l’avvocato, che comunque non è stato facile (tutto, in generale), probabilmente sa anche che la mia ultima Telecom ammonta ad Euro 259,00=. E, ovviamente, mi trova “molto cambiata fisicamente…praticamente irriconoscibile”, adombrando l’idea che il mio aspetto abbia conosciuto un miglioramento (questo vi dà l’idea di quanto cesso fossi al liceo. Ma anche adesso). Me ne vado senza microfono. Ma con il mio solito subbuglio interiore ancora più in subbuglio. Abbiamo fatto 30, facciamo 40. La sera, dopo la sua cena di compleanno, la festeggiata mi tortura fino a convincermi a portarla all’ eccitante Festa Dei Massariotti, a Paesotto Vicino. Solito copione di macchine, birre e piedi calpestati; giusto in tempo per l’ultima canzone. E lì, altro flash di storie già digerite e defecate: tra le decinaia e decinaia di persone, Maurizio Solieri mi individua con lo sguardo e scoppia a piangere. Chiaramente perché ricorda il tragico episodio accaduto anni orsono, in cui voleva farsi scattare una foto con la sottoscritta, venendo in ciò ostacolato dal già citato Poli (nel frattempo diventato chitarrista dei New Trolls). Oh, non gli ancora passata. Già all’epoca ci aveva sofferto parecchio, ma incontrarmi di nuovo, senza potersi comunque scattare una foto con me (era tardi, la mia amica si era un po’ rotta, 231242349 persone dopo l’ultima canzone avevano deciso di lasciare il luogo tutte simultaneamente), ha riaperto la ferita. Finita la mitragliata di rigurgiti. No. Sono lì che faccio cyber-sex via chat con il Poli, quando mi sovviene: ma sai che c’ho delle foto di un tuo concerto di un anno fa? Lui non lo sapeva, io manco più ci pensavo. E invece ci sono proprio e documentano lo stato dei luoghi e delle persone un anno prima: rewind. Ora basta! Adesso mi chiedo seriamente per quale motivo ogni tanto rifluisce il passato! E alla fine, come in tutti i miei episodi, purtroppo la chiave di lettura si appalesa, togliendomi il gusto di scrivere una storia assurda. Assieme a Ricchione (personaggio nuovo, col quale, dunque, non dovrei avere trascorsi, se non in una vita precedente), vado a visitare la prestigiosa mostra “Quadri Molto Vecchi”, presso Palazzo delle Croste, ultimo giorno di apertura. Con un colpo di culo (chiaramente non qualificato così con il mio accompagnatore), ci intrufoliamo in una comitiva munita di guida che illustra ben bene i quadri. Davanti all’accurata rassegna di befane degli anni ’20, spiega: “Ecco, vedete questa racchia…è una donna che si sta evolvendo…sta facendo carriera…ma l’emancipazione ha un costo: è tesa, scattosa, tiene le mani contratte…notate come non si appoggi neanche allo schienale per stare ricurva…” La osservo e mi rendo conto che…cacchio sono io! Vabbè, io sono gobba e tesa da sempre…ma è solo per via del mio sangue nervoso, mi dico… Le guardo tutte: c’è il ritratto della Contessa Poveretti, fatto dal Pennellini, della Marchesa Scalzacani, dipinto dallo Sputacchietti…ma ad un certo punto non mi curo neanche più delle loro autorevoli identità, perché ho capito tutto. O almeno qualcosa. E qui il cerchio si chiude. Anzi, che si chiuda o no è uguale, perché capire il funzionamento della vita non mi interessa neanche più. Caro amico di sventura, se adesso io ti parlo, tu non ascoltarmi. O, se proprio sei così indebolito da darmi retta, non prendermi sul serio. Perché non merito (se te lo dico io!). Sei più giovane di me, dammi retta, scolta to nona. Io faccio solo interpretazioni alla Jimmy il Fenomeno, in cui irrompo (qualcuno potrebbe anche omettere “ir”), farfuglio qualcosa di incomprensibile, qualcuno mi appoggia due schiaffi e me ne sgattaiolo via. Il mondo è pieno di tipi come me, che si autoproclamano intelligenti e simpatiche, che credono di essere anticonformiste solo perché fanno la Figa di Legno. E sai quanti come te ce ne sono, con la tua stessa sensibilità ed inventiva? Non hanno neanche un nome, perché tanto sono più o meno tutti uguali, siamo più o meno uguali. Le canzoni ormai sono già state scritte tutte, anche sul senso di smarrimento che ho io ora. E se ti sembrerà che mi freghi qualcosa di te, non crederci, perché non è vero e tra poco sparirò di nuovo. Anzi, questo è il mio ultimo post, la comparsata è già finita. E anche voi: non fateci caso, a tutto quello che ho scritto, anche a questi monologhi estenuanti che mi assorbono e mi tormentano fino alla fine, facendomi perdere sonno ed ore di ufficio. Solo roba buona per essere riletta in un giorno lontano (non so neanche quale) dicendo: “Ah, ero io?” Sai cosa devi fare, amico di sventura, anche se non vuoi accettare i miei consigli? Per l’ Anima di tutti i Santi: trovati una fidanzata. LEGGI I COMMENTI (3) PERMALINK |
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