BLOG MENU:


shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



Wednesday, July 16, 2008 - ore 08:43


T’immagini se fosse sempre domenica tu fossi sempre libera
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono persone che non sai proprio collocare, in una scala di conoscenza. Sono meno di amici, perché non ci hai mai mangiato pasta e fagioli insieme. Ma sono più di un semplice passante, che saluteresti solo con un cenno di capo. Sono conoscenti in effetti, ma conoscenti a modo loro. Li conosci eppure non hai la più pallida idea di chi siano, quanti anni abbiano, come si chiamino, o di quale tipo di vacanza preferiscano, di come si chiami il cane che portano a passeggio. Al massimo sai che stanno bene con il verde acqua marina mentre le righe li ingrossano, o che girano tutta l’estate in bicicletta, o che una volta erano biondi ricci e adesso hanno un caschetto rosso. Sono persone che stanno in un limbo fra l’esistere e il non esistere, e si fanno beffa di noi apparendo e scomparendo dai nostri occhi, come fantasmi. Li vedi, li guardi, ma rimangono punti interrogativi.
Sono i signori Imbarazzo.
Ognuno ha il suo. Io ho il mio e tu hai sicuramente il tuo. E se non ce l’hai dovresti fartene uno, sono creature meravigliose. Ma io ho il mio, e il mio è il migliore di tutti.

Io e il mio Signor Imbarazzo, che per comodità chiamerò I, ci siamo conosciuti più di 3 anni fa. Eh sì, era una calda giornata primaverile, io e il mio amico Franz eravamo a pranzo in un bar vicino alla biblioteca. Il tavolo era da 4, così la cameriera ci ha affiancato un signore che altrimenti sarebbe rimasto in piedi. Prego, si accomodi, nessun disturbo.
Nella prima mezz’ora I non ha parlato, ascoltava solamente la nostra conversazione arte contro scienza e sorrideva, pacatamente, addentando il suo toast. Poi, un po’ alla volta, si è inserito nei discorsi. Ci ha raccontato qualcosa della fidanzata, qualcosa del lavoro, ma dettagli davvero insignificanti. Poca cosa in confronto a una vita. Grazie del bel pranzo passato insieme, arrivederci ragazzi, ha detto I. Arrivederci a lei e buon lavoro, abbiamo detto noi. Non ci siamo neanche detti i nostri nomi.
Ma da quel giorno io e I ci siamo visti quotidianamente.

All’inizio erano saluti cordiali, insomma si era pranzato insieme non più di una settimana prima. Buongiorno, buongiorno. E facevamo cenni di capo, d’intesa, perché eravamo conoscenti, avevamo pranzato seduti quasi di fronte, perché lui era accanto a Franz. È normale, sono consuetudini.
Dopo un mese la cosa ha cominciato a trasformarsi, l’imbarazzo ha cominciato a salire perché non capivo se passava apposta davanti alla biblio, o se voleva fermarsi a chiacchierare e io mi allontanavo con lestezza, ma ci salutavamo comunque. Alla fine I è una persona educata, gentile, e sento che non è un maniaco omicida. Non ha istinti feroci, lo si vede da quegli occhietti miti e umili.
L’estate ci ha allontanati per qualche settimana finché, terminate le ferie, non ci siamo di nuovo rivisti ogni giorno. In ogni luogo. Casualmente, random. Ma ogni giorno. Lui con la sua bici, io dove capitava. Ogni giorno. Salve, dicevo io, Salve, rispondeva I. Salve, salve a lei, salve, di nuovo. Mai niente di più.

Il buongiorno era già diventato un salve, più breve e conciso. Il sorriso iniziale era già diventato una smorfia indecisa, cordiale ma poco convinta. E lì è sorto l’imbarazzo. Perché dopo 4, 5, 6 mesi da quel fatidico pranzo non avevamo ancora spiccicato una mezza parola. Ma ci salutiamo tutt’ora.
Lui passa in centro, io sono lì, ci vediamo da lontano, ci riconosciamo, ci annusiamo, ci riconosciamo fra la folla. Ci veniamo incontro, lui si avvicina, io mi avvicino, quando siamo affiancati ci salutiamo. O con la testa, o con un Salve, però detto piano. Perché ci imbarazza, alla fine. Io non so chi sia I, per me lui è solo il dipendente di una ditta con sede poco fuori dalla cinta muraria che ha una fidanzata molto magra. Io per lui invece sono una che ha preparato l’esame di arte medievale, e che adora i panini con il brie. Niente di più. E non siamo amici, e non siamo neanche conoscenti in realtà. E io so che lui pensa le cose che penso io, chissà se ha voglia di salutarmi, chissà cosa le passa per la testa quando mi saluta, e io non ho idea di chi lei sia.
Ma ci salutiamo, con imbarazzo, ogni giorno da 3 anni. E l’imbarazzo sale, perché in 3 anni che son passati non abbiamo mai più parlato. Un solo giorno, un solo sfortunato giorno, in cui il bar era pieno e si è seduto al mio tavolo, con Franz. Ma lui a Franz non l’ha più visto, lui vede me, e saluta me. E io non so come liberarmi dell’imbarazzo. Mi piace salutarlo, è una bella persona ho detto, ma mi imbarazza. Lui non esisterebbe se non fosse entrato al bar quel giorno, non esisterebbe per me. Invece esiste pur non esistendo. Lui non è nessuno, io non sono nessuno per lui. Ma ci salutiamo, così.
Ora io e I ci vediamo molto meno. Sto iniziando a fare supposizioni sulla sua vita privata, e credo fortemente che si sia sposato. E ha un bambino, ecco perché non lo si vede molto in giro, sì credo sia così. Ha comprato una station, ma la usa la moglie per portare l’erede dai suoceri, hanno preso una casetta a schiera a Santa Bona e nel week end vanno sul Montello.

E lui gira per lavoro in bicicletta, o con un furgoncino. Ma ha sempre quella casacca arancione, tipo Anas.

Eppure all’inizio ero convinta che lavorasse in banca. Mah.




LEGGI I COMMENTI (10) PERMALINK



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


WOMENE:
apina clarice dulcinea jam janee kabiria77 lisaè nonlado pecchia sabry8 Temporale Thelma

miss doctor

valevally

il mio editore:
Ceres

venice pictures:
ninfea

so lovely

stefy86 Emiglino

BEST BLOGS

momo Markoski
mist
Mister xxl will

le figure:
chobin

ginocchio massone:
vampina

sex and the padova-city:
Beatrix_k

mia mini elila

birrafondai:
El Guera Maazimo

Tugurio & co.

lazzaro void BluesGT

Lemon Team:
jijotdl lauvar sbifidus
and honey team:
Lumberto & miss

freeway
fabio 25 zilvio

dermatologicamente testato
Jeff

Triviali:
Killercoke Vitto

OMENI:

absolutely ayeye BourbonSt calimero Centipede daunt Elwood enchicco enjoyash81 erpo gareth jax habit79 Lacurrada Lercio lucadido lucas74 Mirò Porkemon quiconque Wis
__________________________

el paron
Davidoff

BELIEVE IN
Il Messia

per ridere seriamente

CASBAH




BOOKMARKS


la Urnatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
la Pulsatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
per gli orari dei treni
(da Scienza e Tecnica / Zoologia )
la tela nera
(da Arte e Cultura / Narrativa )


UTENTI ONLINE:



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30