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Essere a letto invece ke a lavoro...oppure a far festa!!!


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Che ognuno di noi trovasse il suo posto in questo mondo...

STO STUDIANDO...

Si dovrebbe imparare qualcosa ogni minuto della nostra vita...da ogni persona che incontriamo...da ogni situazione...da ogni lettura...purtroppo tanti non l’hanno ancora capito...




OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) fare in ogni momento ciò ke veramente ci si sente di fare senza pentirsene mai..





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Friday, June 18, 2004 - ore 16:41



(categoria: " Vita Quotidiana ")


» La cannabis e l'immagine del suo
consumatore

La cannabis e l'immagine del suo
consumatore Di:Costantino Tomasin

Materiali gentilmente forniti da
Costantino Tomasin (Tesi 2001)

La sostanza simbolo della lotta al
proibizionismo è la marijuana ossia il
nome dato alle foglie della cannabis
indica. Fin dagli anni '60 essa è
stata indicata come l'esempio delle
scorretta campagna di informazione che
viene perpetrata nei confronti delle
droghe. In passato è stata additata
dai principali organi di informazione
e dalle autorità come una specie di
demonio che induceva gli assuntori a
commettere abominevoli reati
conducendoli alla follia, alla
dipendenza oppure alla morte (Herer-
Brockers,1999). Il giudizio attuale,
alla luce di studi medici come quelli
del direttore del Dipartimento di
psichiatria della Scuola di medicina
di Harward Lester Grinspoon, è ben
diverso anche se la proibizione è
ancora vigente. Grinspoon sulla
rivista online "Medol" assicura che la
marijuana non porta alla morte, non
produce dipendenza e non può portare
alla follia, nè più nè meno di
numerose altre sostanze. Riguardo poi
alla sua tossicità le ipotesi di
rischio analizzate finora hanno dato
risultati contrastanti. Arnao
riferisce di una ricerca effettuata
nel 1996 negli Stati Uniti e citata
poi come prova della intrinseca
nocività della cannabis sui tessuti
cerebrali. Due gruppi di topi di
laboratorio erano stati sottoposti a
forti dosaggi di Thc
(Tetraidrocannabinolo, il principio
attivo della marijuana) equivalenti
per il primo gruppo al consumo di 54
spinelli al giorno per 30-40 anni e
per il secondo gruppo a 136 spinelli
al giorno per lo stesso periodo; danni
celebrali sono stati riscontrati solo
nel secondo gruppo e neppure nel primo
che era stato sottoposto ad un
dosaggio che nessun essere umano è in
grado di realizzare, dato che la media
di un forte consumatore è di 6/7
spinelli al giorno (Arnao, 1993).
Grinspoon comunque riferisce di
anomalie non croniche riscontrate nel
funzionamento dell'apparato
cardiocircolatorio: "l'abbassamento
della pressione posturale (posizione
eretta) può causare svenimenti e
capogiri in caso di abuso, una leggera
tachicardia comparabile a quella
provocata da un esercizio fisico
vigoroso o da stress emozionale
prolungato sono altri effetti
indesiderati. In ogni caso non vengono
provocati danni in individui normali,
mentre possono esserci degli
aggravamenti della situazione di
soggetti ipertesi affetti da malattia
cerebrovascolare o da arteriosclerosi
coronarica" (Grinspoon su M.U.R.S.T.).
Fra le possibili conseguenze dell'uso
cronico di cannabis sulla personalità
dei consumatori si è parlato molto
della sindrome amotivazionale. Piera
Piatti, pedagoga e autrice del
libro "La droga No", un vademecum per
operatori del settore
tossicodipendenze, mette in guardia da
una modificazione della personalità
del consumatore che si manifesterebbe
con sintomi quali l'apatia,
l'inefficienza e l'improduttività
collegati ad una mancanza di
motivazioni (Piera Piatti,1988). Sul
fronte opposto Arnao sostiene che non
vi sono però prove scientifiche certe
di questo fatto. Proprio questo
risulta essere, secondo J.B. Saunders
responsabile del reparto
tossicodipendenze del Royal Prince
Alfred Hospital di Sydney, uno dei
problemi che riguardano l'intero
dibattito tra le fazioni pro e contro
la legalizzazione. Quando infatti da
una parte vengono presentati dei dati
ecco subito che dall'altro
schieramento ne vengono presentati
degli altri pronti a smentire la tesi
avversaria (cfr.Saunders,1993). In
mezzo a questi contrasti, vi sono solo
in Italia circa 3 milioni e mezzo di
persone (cfr.Turco,2000) che fanno un
uso cronico oppure occasionale di
questa droga. Ma cosa si intende per
uso cronico o occasionale? Arnao
spiega che con queste parole si
definiscono i due estremi del consumo.
La frequenza e la modalità d'uso
dipendono dalla interazione tra gli
effetti psicoattivi della sostanza e
le caratteristiche di personalità
dell'individuo. Nella vita
dell'assuntore occasionale la
marijuana svolge un ruolo marginale.
Solitamente il consumo è ristretto ad
incontri di gruppo, nei quali il
rituale della preparazione e
condivisione del "joint" è parte
integrante dell'interazione sociale.
L'uso continuativo (o cronico), dice
Arnao, può variare da uno spinello al
giorno come rilassante dopo il lavoro,
lo sport o lo studio ad una modalità
compulsiva di assunzione nella quale
la sostanza viene usata
quotidianamente per tutto l'arco della
giornata. Solo in quest'ultimo caso,
che è il meno frequente, il
procacciamento e l'assunzione di
cannabis diventano le preoccupazioni
dominanti nella vita(cfr.Arnao,1993).
Uno degli argomenti che maggiormente
piacciono sul fronte proibizionista è
quello della cannabis come "droga di
passaggio" o "droga di ingresso" e i
sostenitori di questa tesi affermano
che tutti coloro che assumono droghe
pesanti hanno iniziato la loro
carriera di tossicodipendenti fumando
cannabis (cfr.Piatti,1988). Secondo la
Piatti la correlazione marijuana-
eroina è probabilmente da imputarsi
alla familiarità con l'alterazione del
proprio stato di coscienza attraverso
droghe psicoattive (tra le quali è
annoverato anche l'alcol). Tale
familiarità diminuisce la paura o
aumenta la curiosità riguardo ad altri
modi per sentirsi "diversi". Inoltre,
essendo la cannabis illegale, per
l'assuntore possono essere minori le
resistenze verso l'uso di altre
sostanze illegali e oltretutto la
stessa attività di ricerca della
marijuana facilita l'incontro con
persone che usano altre droghe
(cfr.Piatti,1988). Grinspoon ribatte
comunque che l'evidenza indica anche
che non vi è nulla di inevitabile
circa questo processo in quanto la
grande maggioranza di coloro che ha
fumato marijuana non diventa
tossicodipendente da sostanze legali o
illegali e allo stesso tempo molti di
coloro che diventano tossicodipendenti
dopo l'uso di marijuana lo sarebbero
diventati anche se non avessero mai
fumato uno spinello nella loro vita
(cfr.Grinspoon su Medol). Arnao nel
testo succitato fa anche una piccola
storia "medica" della cannabis e dei
casi in cui si sono riscontrate le sue
funzioni terapeutiche. La
rivalutazione della cannabis in questo
senso risale al 1972 quando Robert
Randall di Washington gravemente
malato di glaucoma (malattia
dell'occhio dovuta ad aumentata
pressione endo-oculare e che può
portare alla cecità) aveva constatato
che i suoi disturbi scomparivano ogni
volta che fumava marijuana. L'effetto
curativo della cannabis sul glaucoma
venne confermato dal suo medico
oculista. Da lì diede vita ad una
battaglia legale che nel 1986 lo portò
ad una vittoria. Il governo Usa
infatti fu obbligato a fornirgli
legalmente 10 sigarette di marijuana
al giorno (cfr.Arnao,1993). Nel 1978
sempre negli Usa l'utilizzo di
cannabis come medicamento è stato
autorizzato per il trattamento del
glaucoma, l'inappetenza provocata da
farmaci chemioterapici (usati dai
malati di cancro) e l'asma bronchiale.
Si tratta però di una sperimentazione
che ancora oggi riguarda poche decine
di casi e che trova grossi ostacoli
nel Governo. "Se si avesse
l'impressione che il Servizio
sanitario pubblico va in giro a
distribuire marijuana alla gente, si
penserebbe che questa sostanza non
dev'essere del tutto malvagia" questo
il commento del direttore del Servizio
James Mason alla sua decisione di
rifiutare una sperimentazione di ampio
respiro per i malati di AIDS. La lotta
contro le streghe continua dunque.

Le ragioni del proibizionismo sono
ragioni cieche che (al di là delle
convenienze a livello di repressione e
di aumento dei flussi finanziari)
vanno ricondotte a motivi di ostilità
culturale. Non è un caso che i
fascisti preferiscano la cocaina o,
addirittura, l'eroina. La marijuana,
bene o male, continua ad evocare un
immaginario dolce e pacifico che è
quanto di più lontano vi possa essere
dalla Guerra Civile Permanente che è
il vessillo dei fondamentalisti di
tutto il pianeta. Come ha detto lo
scrittore Tom Robbins in un'intervista
ad High Times, "la prima parola che a
tutti viene in mente, pensando
all'erba, ricordando il profumo
dell'erba, è la parola sogni. I nostri
governanti odiano la marijuana perché
odiano i sogni e le persone che
continuano a sognare (...) sono così
fanatici che non pensano neanche che
perseguitare una sostanza innocua e
piacevole è il miglior modo per
convincere i giovani ad odiare il
governo e la polizia".


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