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La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

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Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

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Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile)

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna.

ORA VORREI TANTO...

Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ?

STO STUDIANDO...

Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

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Thursday, July 17, 2008 - ore 09:09


CURA RICOSTITUENTE 6/A ED ULTIMA PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mirko scantonò ancora si mosse di qualche passo verso la sinistra, ricordava quella notte d’estate quando risentiva nelle orecchie mentre dormiva alcuni passi di Salinger, ed immerso nel ricordo di quella notte estiva afferò senza un motivo ben preciso, un volume di poesie di Sa Carneiro, il cuginetto dell’immenso Pessoa. Uno di quei letterati che sembra poter godere di ottima fama solo perché ha frequentato il Genio. Eppure Sa Carneiro era stato molto sottovalutato come poeta, non era assolutamente male a suo giudizio. Mirko depose il libro, un po’ deluso da questa incomprensibile ingiustizia nel mondo delle lettere. Riflettè sul fatto di quanti letterati, geni, erano stati poi lentamente inghiottiti dall’oblio.
E se succedesse questo anche a me? Rabbrividì in un attimo, poi distolse lo sguardo dal povero e sfortunato Sa Carneiro, ed i suoi occhi vagando per il reparto di letteratura straniera raggiunsero invece i titoli di uno degli inarrivabili. Uno degli immensi, uno sicuramente al di sopra di tutti. Di tutti, persino di……Frank (Mark!Mark!Mark!) Zweiter…..
“Luce D’agosto”, irresistibile come una nenia alla quale non ci si possa sottrarre, “Urla e Furore” (inarrivabile), “Mentre morivo” ”Assalonne!Assalonne!”…. ……occorre continuare?
Sì, in questo caso sarebbe sicuramente un sacrilegio, sarebbe veramente un sacrilegio, si disse Mirko quasi con rabbia. Ma poi si accorse che non ne poteva proprio farne a meno…..
Ed ecco che come Faulkner anche Frank (‘fanculo Mark! Mark! Mark!) Zweiter ha finito per diventare quasi ostaggio di un suo piccolo, ma immenso mondo, che ha descritto in tanti romanzi strepitosi, struggenti e dannati, delicati e cinici, sensibili e disincantati, ed è stato l’estremo cantore di una società che muoveva, quasi come il sud di Faulkner, i suoi ultimi passi agonizzanti….
Questo come incipit era veramente memorabile solo che vi erano due cose che non convincevano Mirko: la prima era quella di non sapere quale fosse questo “suo” mondo che muoveva i suoi ultimi passi agonizzanti. Era sì meridionale, ma non aveva mai sentito un soverchio amore per la propria terra. E poi la sua terra non aveva una civiltà che agonizzava, ma più che altro una serie di cattive abitudini che sembravano sempre rimosse, ma che venivano implacabilmente a galla ogni volta che si abbassava la guardia. Sembrava quasi una fastidiosa puzza d’aglio che sembrava continuamente sconfitta, ma che in modo invisibile, ma implacabile, si faceva sempre sentire. E poi c’era il fatto che quella presentazione trasudava di retorica, con tutti quegli aggettivi messi in modo contrapposto, ossimorico. Assomigliava a quelle presentazioni di libri che di un libro dicono tutto, ma proprio tutto, tranne quello che c’è scritto dentro.
Disperato di non aver trovato una presentazione degna del proprio Maestro, Mirko si allontanò con passo contegnoso dallo scaffale di Faulkner, indirizzò di straforo una occhiata seducente a Hemigway, ma anche questo gli parve in qualche modo un tradimento.
Immerso in un baratro esistenziale ed in una incertezza senza fine Frrr-Mark Zweiter ha pagato di persona, tracciando in modo indelebile sulla sua anima quelle che potevano essere le sofferenze di una persona che non riesce a scovare in alcuna maniera la propria dimensione. Questa sofferenza però ha avuto come risultati alcuni dei libri più strepitosi della nostra epoca…..
Beh adesso ci stiamo un po’ allargando. Vabbé che bisognava rifarsi dello scacco con Faulkner, ma “libri di un’epoca” era una definizione un tantino impegnativa. Continuò a camminare, ed ecco Schnitzler con “Fuga senza fine”, e “Signorina Elsie” e poi tutto Canetti con, paradossalmente, all’ultimo posto il suo libro migliore “Auto da fè”. Anche quello era stato un libro che lo aveva impegnato allo spasimo, sia per la mole, ma soprattutto per la grandezza dell’opera
Come Canetti in Auto da fè anche Zweiter ha di fatto descritto una serie di personaggi immersi in modo totale in una serie di monomanie che finiscono per alterare ogni tipo di rapporto, di interazione, azzerando ogni empito di umanità….
Beh a leggere Canetti tutto questo era abbastanza chiaro, l’unico problema era quello che anche Mirko per meritare una simile recensione non doveva solo avere una copertina azzurra, ma anche scriverci qualcosa dentro.
Il racconto a casa!!! Si disse. Eccola la risposta. Riesaminò velocemente quanto aveva scritto. Dopo una velocissima prima analisi tutto sembrava persino normale, ma poi ecco spuntare la solita vocina. Era una imitazione di “Vento delle Immondizie”, su questo non vi erano oramai dubbi. Mancava solo l’uomo che taglia la propria carne per darla in pasto ai bambini affamati, per esserne una copia perfetta. Cosa rimaneva allora di tutte quelle recensioni? Solo una grande, splendida, intonsa copertina azzurra. Ma nel momento dello sconforto, Mirko ebbe un’altra splendida idea. Un racconto nel quale uno scrittore racconta le proprie impressioni e sensazioni entrando in una libreria. Le sue vacue manie di grandezze, i suoi velleitari progetti di gloria. Sarebbe stata una cosa carina, non una di quelle che ti fanno vincere i premi letterari, ma uno di quei raccontini, che leggi così con piacere che lo ricordi anche due anni dopo. Avrebbe preso in giro i vecchi tromboni della cultura, ma anche e soprattutto i nuovi autori con tanti sogni di gloria. Non sarebbe certo stato tenero nei confronti di quelli che senza alcun talento pretendevano di avere successo, e che sognavano addirittura di essere accostati ai più grandi. Ebbe un eccesso di energia, urtò una pila, un paio di sguardi stancamente si girarono verso di lui. Ma Mirko rimise tutto a posto. Sì, era proprio una libreria come quella lo scenario del quale aveva bisogno. Pensò ancora un attimo, al diavolo Platonov e “Vento dalle immondizie”!! Al diavolo il suo vecchio racconto che sembrava si scrivesse da solo. Era quello oramai il progetto, uno scrittore illuso e squattrinato che sogna come un bambino. Gli ingenui sogni di un piccola ed ignobile despota del proprio destino. Chissà gli metto pure uno pseudonimo, si disse.
Facendo una cosa che non aveva mai fatto prima, cominciò a scrivere in pubblico appunti su un taccuino sgualcito. Poi soddisfatto di una serie di annotazioni che aveva scritto, si diresse verso la cassa. Ricordò di non aver comprato nulla. Riparò prontamente. Si diresse verso il reparto della letteratura umoristica ed andò sul sicuro: comprò “Saperla lunga” di Woody Allen. Nei momenti di stanca si sarebbe sollazzato, leggendo un bel racconto. Si diresse alla cassa passò con strafottente tranquillità davanti ad un’altra bionda monumentale, ma questa volta non ebbe bisogno di una recensione immaginaria per accantonarla. Era preda del demone della creazione. Quando fu fuori dalla libreria guardò il semaforo, ed il suo sguardo già allucinato ebbe un guizzo. Riprese il taccuino, prese la penna, fece un primo tentativo ma fece cilecca, riprovò e finalmente la penna riprese a scrivere. Cominciò a scrivere lentamente quasi sillabando, godendosi quel momento. Era il titolo: Cura ricostituente.
Ora che aveva il titolo, ancora più soddisfatto rimise tutto in tasca, diede un’occhiata al suo volume, e poi con passo veloce, grazie ad una decisione repentina, attraversò la strada.
Fu allora, proprio allora, che un’auto di grossa cilindrata lo investì.


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