BLOG MENU:



veyresy, 20 anni
spritzina di qualcuno me lo dica....
CHE FACCIO?
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

Tutto..

HO VISTO

Poco.

STO ASCOLTANDO

Non so.. Di certo non i consigli degli altri.

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Nuda?

ORA VORREI TANTO...

Tornare...

STO STUDIANDO...

L’opposto.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Sereno variabile con precipitazioni diffuse.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


Dorian V"V

dj_hertz


AMALTEA


Tala


Blink


darkevil


mina777


vel


BlackJack


Saphira


-V-


..Levhell..


BOOKMARKS


Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti!

UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 7678 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



Friday, July 18, 2008 - ore 12:25


La Stregoneria
(categoria: " Vita Quotidiana ")


di Massimo Centini


Un diffuso e abusato luogo comune indica la strega con caratteristiche tendenti a dare di questo personaggio tutta una serie di peculiarità che ne accentuerebbero il suo ruolo negativo.

Secondo la tradizione quindi, la strega è vecchia, spesso brutta, male in arnese, vestita di stracci, sdentata e con voce inquietante; le sue unghie sono lunghe e tendono a fare delle sue mani magre quasi dei pericolosi artigli. Anche il naso è frequentemente anomalo: lungo o adunco. I capelli sono disordinatamente adagiati sul capo e rimandano all’immagine classica di Medusa. Ma siamo sicuri che questa figura corrisponda proprio alla realtà?

Se proviamo ad osservare che cosa dicono le fonti storiche sull’argomento, ci rendiamo conto di quanto sia distante lo stereotipo precedentemente indicato dall’autentica dimensione dei fatti. Le donne accusate di stregoneria non erano affatto vecchie: l’età media di frequente era sotto i quarant’anni e vi furono anche numerosi casi di "streghe-bambine”, entrate a far parte delle congreghe diaboliche seguendo le tracce materne o portate al sabba dai parenti stretti.
Quindi è lecito ipotizzare che l’immagine ricorrente della strega (tipo Befana, tanto per intenderci) sia stato originato da alcuni fattori non direttamente connessi all’aspetto effettivo delle presunte streghe:

1. l’atteggiamento fortemente misogino degli accusatori;
2. l’utilizzo dell’aspetto fisico repellente come "segno" destinato ad accentuare, a livello di inconscio collettivo, la "negatività" di qualcuno;
3. il peso dell’immaginario fiabesco che ha fatto della “vecchia e brutta" un topos letterario ricorrente (si pensi, ad esempio alle streghe presenti in Biancaneve o Hänsel e Gretel).

A sostegno della tesi va anche ricordato che una significativa percentuale di donne accusate di stregoneria si prostituiva; altre vivevano non rispettando i canoni della morale comune (convivevano con più uomini, svolgevano attività illecite, praticavano forme di terapia popolare in contrasto con le norme, ecc.).

Inoltre, in numerose delle dichiarazioni rilasciate agli inquisitori dalle accusate, risulta chiaro che durante il sabba, ma non solo, molte di queste donne si univano sessualmente ai demoni, descritti non secondo l’iconografia ricorrente, ma come giovani belli, prestanti. Infatti dalla fine del XVIII secolo si va definendo anche un modello tendente a porre in rilievo la forte carica sensuale della strega, con i conseguenti rivolgimenti dello stereotipo descritto.

Anche attraverso gli elementi fin qui indicati, si scorge nitidamente la possibilità per ripensare all’immagine della strega, sempre più lontana da quella condivisa dalla maggioranza. Consideriamo inoltre che tra quanti si sono occupati di stregoneria vi sono studiosi che propongono una tesi decisamente in controtendenza: le streghe sarebbero state omosessuali, vittime prima di tutto della loro diversità e perseguite perché artefici di pratiche contro natura. L’abominazione delle "donne" di Satana si sarebbe quindi espressa soprattutto con il peccato di sodomia, perseguito come il più grave e considerato origine di tutti i mali.

Sostanzialmente quindi nella presunta adepta di Satana risultavano tradotte visivamente, sul piano della fisiognomica e su quello iconografico, tutte le paure e le angosce che tra il XV e il XVII secolo hanno alimentato la caccia alle streghe.
Due i temi importanti nell’ottica della nostra valutazione:

a) l’atteggiamento repressivo contro la donna, come leitmotiv della caccia alle streghe;
b) lo stereotipo iconografico ricorrente che dà alla strega un’immagine fìssa: vecchia, brutta, con accentuati difetti fisici e un volto segnato dal rapporto con il mondo dell’ombra.

Così l’Ecclesiastico: "La donna è piena di malizia. Ogni malizia e ogni perversità provengono da lei (XXV, 13); (...) spesso colte dal delirio, esse uccidono i loro bambini (XXV, 81)".

Un piccolo frammento del Malleus maleficarum è sufficiente per esprimere la visione che contrassegnò numerosi teologi e inquisitori impegnati nella lotta contro le streghe: "Già nella prima donna è evidente che per natura ha minor fede: infatti, al serpente che le chiedeva perché non mangiassero da tutti gli alberi del Paradiso, già con la sua risposta si rivelava in dubbio e senza fede nelle parole di Dio. E tutto questo è già dimostrato dall’etimologia del nome. Infatti, femmina viene da fede e meno, perché ha sempre minor fede e la serba di meno (...). Dunque, una donna cattiva per natura, che è più pronta a dubitare della fede, è altrettanto pronta a rinnegarla, ed è questa la caratteristica fondamentale delle streghe".



Secondo il Canon Episcopi (IX secolo), certe donne sostenevano di viaggiare in volo di notte al seguito di Diana, detta anche Erodiade o Minerva. Queste donne si dirigevano - spesso sotto mentite spoglie, assumendo anche l’aspetto di un animale – al “ludum”, dove si svolgevano riti e feste, che solo in un secondo tempo furono posti in relazione al sabba.

E’ stato anche giustamente osservato che nel volo al seguito della dea pagana è presente un rimando al mito del volo/viaggio nel mondo dei morti, caratteristico di numerose mitologie. I riferimenti sono anche evidenti nella tradizione sciamanica, nella caccia selvaggia o nei cortei notturni. Dalle dichiarazioni delle donne accusate di partecipare al “ludum”, apprendiamo che questi incontri non avevano nulla di diabolico, ma erano dominati da una traiettoria rituale tipica della tradizione contadina.
Al “ludus bonae societatis” le donne erano guidate dalla Domina ludi, figura per niente diabolica ma riconducibile ad un essere positivo, quasi un riverbero di un’antica sacerdotessa.

Per volare spesso le streghe si avvalevano della ben nota scopa che era considerata una delle "cavalcature" da loro più usate: l’immagine della donna di Satana che vola su questo strumento domestico è infatti ampiamente penetrata nell’immaginario collettivo. Quali sono le motivazioni che possono aver determinato l’utilizzo proprio di questo strumento? Cercare di risalire alle motivazioni di questo connubio non è così facile, e spesso le diverse versioni proposte non riescono ad offrire un quadro sufficientemente attendibile.
Secondo la Murray il rapporto sarebbe sorto "in epoca assai remota e si spiega con il fatto che la scopa è sostanzialmente un arnese usato in casa e quindi di proprietà della donna. L’equivalente maschile di un arnese simile al forcone. E’ questa la ragione per cui, nelle raffigurazioni medievali di dame di streghe, le donne o streghe spesso tengono in mano delle scope, mentre gli uomini o diavoli impugnano un forcone" (A. Murray, II dio delle streghe, Milano 1972, pag. 84).

Il motivo del volo con l’ausilio di scope o altri oggetti analoghi, oltre ad aver trovato nella mitologia della stregoneria un’ampia cassa di risonanza, risulta presente nel folklore con varianti molto diverse. Un interessante esempio dell’associazione bastone-volo magico è presente nel rito carnevalesco del "Ballo del bastone", che dalla fine del XVIII secolo è attestato nelle fonti genovesi. Vi possono essere analogie con la simbologia fallica e con il suo retaggio peccaminoso, che nella coscienza popolare assumeva intenzioni demoniache.
Per quanto riguarda le streghe occidentali, dalle fonti sembrerebbe che l’uso di un olio o di un unguento per facilitare la cavalcata, cosparsi sulla scopa o bastone, fosse una pratica più arcaica, mentre nelle fasi più recenti erano le donne a cospargersi il corpo per poter volare al luogo dell’incontro.

L’uso della scopa ha comunque da sempre assunto connotazioni sacrali come in effetti è dimostrato da numerose tradizioni: la presenza di questo strumento nei riti nuziali e nelle processioni, non solo nei paesi cristiani, dimostra chiaramente come la scopa abbia acquisito un apparato simbolico profondamente radicato nel nostro immaginario.

Le sue valenze simboliche sono comunque sempre connesse di cui è divenuto emblema ed espressione all’interno di un circuito culturale entro il quale la collocazione sociale dei singoli doveva essere posta in rilievo attraverso oggetti/simbolo di riferimento.
Il manico della scopa come strumento di volo è stato anche oggetto di analisi psicoanalitica: a livello cosciente "si nomina la verga, il bastone, il pezzo di legno, ma le fantasie inconsce intendono l’organo maschile (...) Dal latino virga, deriva il francese verva (XII sec. Roland), l’italiano verga con significato di bastoncino e pene. Anche in inglese il significato è identico con yard, inglese antico gierd = bastoncino, usato da Chaucer per indicare il pene. Da questi esempi possiamo pensare che un bastone o un bastoncino diritto oppure una scopa, cioè un insieme di verghe per spazzare (=virga) rappresentano l’organo maschile e che gli strumenti per il volo delle streghe verso il sabba (=scopa, bastone, ecc.) abbiano nelle fantasie inconsce popolari un carattere sessuale" (G. Delfino - A. Schmuckher, Stregoneria, magia, credenze e superstizioni a Genova e in Liguria, Firenze 1983, pag. 60-61).

E’ indubbiamente curioso ritrovare nelle credenze dell’America precolombiana l’uso della scopa da parte delle streghe che, nude, dopo essersi cosparse di uno speciale unguento (come le streghe occidentali), si recavano in volo alla riunione presieduta dalla dea Tlazolteotl o da Tezcatlipoca, alle quali era attribuito il medesimo ufficio della Signora del gioco medievale.


tratto da ’Anthropos-Comunità Antropologica’




PERMALINK



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30