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szasz, 0 anni spritzino di 0 CHE FACCIO? Non è da questo che si giudica una persona! Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... ...esser pagato per non fare 1gaz, solo per il fatto che esisto STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Thursday, July 24, 2008 - ore 00:09 Basta, voglio espatriare! L’esperienza di espatrio di Keiko Claudiaexpat ci presenta un’altra giovane italiana nata e cresciuta all’estero. Keiko ha 20 anni e intervistarla è stato un piacere perchè è una ragazza positiva e allegra, che ci dimostra che crescere in espatrio non è necessariamente destabilizzante (il timore di TUTTE le mamme espatriate...). Keiko è nata in Mali vent’anni fa. Dopo quattro anni, dei quali non ricorda quasi nulla, si è trasferita in Bolivia. A 11 anni il lavoro del papà l’ha portata in Cambogia, dove ha vissuto fino ai quindici, per tornare in Bolivia altri quattro anni, dove ha terminato i suoi studi superiori. Ha studiato sempre nel sistema francese. Da un anno e mezzo vive e frequenta l’università a Tolosa, in Francia. E’ lì che l’ho raggiunta telefonicamente per una simpatica intervista dalla quale sono uscita rinvigorita nel mio ottimismo rispetto al fatto di portare i figli in giro per il mondo. Prima di presentarvela, tengo a dirvi che il papà di Keiko è italiano, e la mamma è giapponese. Una giapponese trapiantata in Italia all’età di sei anni, che ha fatto tutti i suoi studi in Italia e parla dunque l’italiano perfettamente, ma che è pur sempre portatrice di una cultura tutta sua . Vi lascio dunque calcolare il numero e la varietà di lingue, paesi, sfaccettature culturali, e persone delle più svariate alle quali Keiko è stata esposta fin dalla nascita.......... ![]() Keiko, il tuo primo grande cambio di paese, quello di cui sei stata cosciente, è stato a 11 anni, quando hai lasciato la Bolivia per trasferirti in Cambogia. E’ stato duro? Certo, mi è costato perchè ero e sono molto legata alla Bolivia, però in Cambogia, dove ho fatto tutte le medie, mi sono adattata abbastanza rapidamente. Qual è il bilancio di questa vita di continui cambi, adesso che sei adulta e hai preso la tua strada autonomamente? E’ un bilancio decisamente positivo, e che apprezzo realmente fino in fondo solo adesso. Quando ti ci trovi in mezzo dover cambiare casa, scuola, ambiente, può essere difficile, non hai certo voglia di sradicarti e ricominciare ogni volta tutto da capo. Adesso però ho un altro punto di vista, perchè sto facendo un’esperienza diversa e mi metto alla prova in un contesto diverso. E’ adesso che mi rendo conto di aver guadagnato molto più di quanto ho perso. Cos’è che si perde in questo tipo di vita? Qual è l’aspetto più duro? Sicuramente il dover lasciare gli amici. E’ duro sia doverli lasciare che doversene fare di nuovi. Il resto non è un gran problema, ci si adatta rapidamente. Dicevi invece che è adesso che ti rendi conto dei punti favorevoli di questa vita. Quali sono? Vivendo in vari paesi, cambiando continuamente, conoscendo gente molto diversa, nuove culture, forme di vivere, lingue, si diventa una persona che si adatta molto più facilmente ai cambiamenti, ai cui piace sempre scoprire nuove cose, che ha una mente più aperta..... Io vedo che i francesi che non sono mai usciti dal loro paese sono molto chiusi, fanno fatica ad accettare le cose nuove e i cambiamenti. Inoltre il fatto di aver avuto questo tipo di vita ti rende differente dalla maggior parte della gente, e anche questo è un punto a favore quando si conoscono nuove persone: ci si sente diversi, si sente di sapere più cose su molti temi, nel senso che proprio le si è conosciute in prima persona, le si è assorbite vivendole. Ci si sente persone più complete. Passiamo al tema delle lingue. Voi in famiglia avete sempre parlato italiano e hai fatto tutti gli studi in lingua francese, mentre le lingue dei paesi in cui hai vissuto (a parte il Mali) erano lo spagnolo in Bolivia e l’inglese in Cambogia. Come hai gestito questa profusione di idiomi nella tua vita? Con i miei genitori ho sempre parlato italiano, ma non con mia sorella. Con lei spesso mischiamo le lingue, anche se direi che perlopiù parliamo in spagnolo. Comunque per me questo non è mai stato un problema. Tutte queste lingue le ho imparate da piccola, e non mi è mai costato fare dei cambiamenti linguistici. E poi mi piace. Sicuramente adesso mi sento più a mio agio in francese e in spagnolo, sono le due lingue che ho studiato, e quelle che uso di più da quando vivo in Francia. L’italiano lo parlo solo con i miei, l’inglese l’ho un po’ perso quando sono partita dalla Cambogia. Come ti senti rispetto alle amicizie? Immagino che tu non abbia amici d’infanzia nel senso classico..... No, in effetti no, e questa è una cosa che a volte mi manca. Ad esempio quando sono arrivata qui, vedere che la maggior parte delle persone ha amici da sempre mi ha fatto sentire come se mi mancasse qualcosa. Però se poi ci penso bene, non mi mancano certo gli amici! Ne ho conosciuti tanti in Bolivia e anche in Cambogia, e con molti di loro sono ancora in contatto, a parte che continuo a farmene di nuovi...... E’ un po’ come il fatto di sentire che non hai una “casa”, una paese proprio... Quando mi chiedono di dove sono non so mai cosa dire, a volte sento il bisogno di “appartenere” da qualche parte, ma poi mi passa, anche perchè in realtà è molto bello sentirsi un “miscuglio” di tante culture. E’ stata dura lasciare la tua famiglia? So che per i figli di espatriati la famiglia è un pilastro molto solido e importante. Sì, è importante, però a dire il vero per me non è stato troppo duro. Mi sono sentita piuttosto tranquilla e contenta nel cambiamento. Certo, a volte sento che mi mancano, ma mai a livelli ingestibili o come mi è capitato di sentir dire.... Del resto anche se a distanza i genitori ci sono sempre, quando se ne ha bisogno. Forse all’inizio è vero che ci si sente un po’ sole, però una volta che ci si fa degli amici e si conosce il posto, ci si sente tranquille. Io non ho mai sentito il desiderio di tornare a vivere con loro, sto bene qui. Certo, quando sono un po’ giù di tono, o malata, vorrei essere a casa, ma mi basta parlare al telefono con loro per sentirli vicini, e poi ho sempre i miei amici, che per me sono un po’ come la mia famiglia qui. Che progetti hai per il tuo futuro? Bella domanda! Per cominciare voglio laurearmi qui a Tolosa, e poi fare un master in un altro paese, magari in Inghilterra, ancora non so. Comunque se c’è una cosa di cui sono sicura è che vorrei tanto trovare un lavoro che mi permetta di continuare a muovermi in diversi paesi. Questo è molto bello. Ho sentito parlare di persone che dopo aver viaggiato a lungo da bambini vogliono solo mettere radici da qualche parte e non muoversi più. Verso quali paesi ti senti più attratta? L’America Latina. Mi piacerebbe molto lavorare là. Forse anche perchè la sento vicina, avendo vissuto a lungo in Bolivia. Intervista raccolta da Claudiaexpat Dicembre 2006 COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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