![]() |
|
|
![]() | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() violante, 28 anni spritzina di Waterloo CHE FACCIO? compro casa lungo la Noalese Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate. il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra. deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Thursday, July 24, 2008 - ore 11:46 L’AMORE AI TEMPI DI VASCO BRONDI. CHE SE TI AMO C’è UN PERCHè. Hai scritto sulla sabbia che mi pensi raramente. Su una spiaggia africana sproporzionata alla bic nera che ti eri portata dietro. E i bambini che cuocevano dei pesci piccolissimi sulla riva, secondo le statistiche sulle prospettive di vita ora dovrebbero essere diventati fiumi oppure terre un po’ meno aride oppure oceani. Quando gli ecomostri calabresi non sono riusciti a spaventarci anzi erano accoglienti per i tossici e per la nostra sottospecie di amore. E si zittirono le chitarre in tutte le spiagge del Montenegro, arrivavano da Bari i traghetti a basso costo. e inciampavamo sulla sabbia finta per le tequila a un euro. Ci cadono in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l’estate di tre anni fa. Raccogliendo con il metaldetector i desideri, sulle spiagge dei lidi ferraresi. E le macchine degli ex-operai della fiat, in coda per andare in Liguria al mare, aprivano un buco nell’ozono. Su quella strada costruita apposta per loro. Quando negli anni sessanta si sono inventati le spiagge con dei decreti. e i tedeschi sul lago di Garda sono stati i primi a fare il bagno, quelli del posto ci andavano solo a pescare, a lavare i cani e i vestiti. C’erano camion in giro che trasportavano quintali di sabbia e li depositavano sulle paludi facendo finta di niente. Quintali di sabbia che ti entrerà nelle scarpe. Quando ci siamo annegati per riuscire a non vederci più. Quando anche le stelle sono state trasportate coi tir e appiccicate al cielo col timer per farle cadere con le granate di san Lorenzo. Precipitare sulle nostre due settimane lorde di vacanze. Quando strattonavamo il mare dove andavamo a farci male. Quando gli attori e i calciatori si compreranno tutte le isole del mediterraneo e del pacifico. Quando ti ho portata al mare d’inverno e sembrava di essere sulla luna ma mancava la bandiera americana. Buonanotte fiorellino e l’anello non resterà per molto sulla spiaggia, sarà stato venduto al negozio dell’oro usato. L’altamarea ci porterà via, credimi. Quando pensavo di riuscire ad intravedere la Jugoslavia sull’altra riva, e invece non si vedeva, e invece non c’era già più. Tu che hai fissato i soli, camminato sulle conchiglie sui chiodi e sui preservativi usati. Arrivavano a riva delle bottigliette con dentro arrotolati dei fogli di carta che credevi fossero delle poesie ma erano delle multe e delle bollette da pagare. E sei diventata pallida. C’era un vento incredibile quella sera, ci siamo portati lo stereo a pile in spiaggia perché la scoperta del punk è ingestibile in una stanza. Ho chiuso ermeticamente il vento in un sacchetto di plastica e te l’ho regalato. e se gli alberghi appena costruiti coprono il tramonto tu non preoccuparti. Siamo rimasti incastrati nella malta delle nostre spiagge improvvisate sull’argine del Po, con la corrente forte e l’acqua limpida che a noi sembrava proprio pulitissima. E abbiamo fatto il bagno vestiti, ubriachi fradici a quindici anni, gridando a squarciagola canzoni che sapevamo a memoria solo noi due. Inni nazionali per pochissimi. E abbiamo vomitato in sincrono nel mare adriatico. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono neanche più di ritornare. E durante i temporali stavamo in mezzo alla spiaggia, arrampicandoci l’uno sull’altro sperando che un fulmine illuminasse qualcuno di noi. Invece ci ha solo divisi. ci hanno divisi tutti. E le canzoni non servono a niente. i gabbiani s’inseguono e bevono dalle nuvole per non far piovere ma poi piove lo stesso. La spiaggia di Ostia, l’uccisione dei poeti e dei magistrati. Caro diario questo è il monumento in ricordo di Pier Paolo Pasolini e un pianoforte sotto, che toglie le parole. Fuori dalle discoteche ti cercano il fumo addosso. E passa qualcuno a raccogliere le siringhe sulla spiaggia con speciali attrezzature, sui tre metri di spiaggia libera in cui ci siamo trasferiti da tre anni. Distribuendo giudizi universali sui turisti sulle riviste coi pettegolezzi sui discorsi da bar sulla realtà. Sulle vite virtuali dei nostri coetanei. Il cortocircuito tra i turisti e i naufraghi sulla stessa spiaggia a Lampedusa. i cadaveri verso ovest, la respirazione artificiale dei finanzieri e i carabinieri e gli aiuti umanitari distribuiti con le mitragliatrici e i medicinali scaduti. E cazzo si è insabbiata la macchina, facciamo il bagno nudi per festeggiare una notte di sbattimenti. in una spiaggia stupenda. ma era proprietà privata. E la mafia e la mafia e la mafia. Le giornate che si accorciano. Milano marittima e i mutui per gli happy hour. E in India i bagni sacri nel fiume lasciano addosso l’odore di benzina. E non ho mai avuto il coraggio di suonarti niente, figurati. Lasciaci tornare ai nostri temporali, Genova ha i giorni tutti uguali. I falò si spengono uno dopo l’altro dopo l’altro. Ci siamo nascosti per scopare male tra i fazzoletti di carta e le resine dei pini, e siamo tornati che gli altri erano già andati via. D’altronde era mattina inoltrata. C’era un pesce morto sulla riva e mi ha fatto ridere una cosa che hai detto inerente alla nostra colazione. Una riga nera lunga venti chilometri coincideva con la fine del nostro mare. del mare che avevamo a disposizione. Le colonne d’Ercole scomparse dalle cartine geografiche sono rimaste alte nelle nostre teste, per delimitare le nostre aspirazioni e arginare le nostre delusioni. La realizzazione del nostro potenziale vitale, come lo chiamava Mao sparando a vista nelle campagne cinesi alle donne che si tagliavano i capelli. Avevo perso le scarpe cinque o sei ore prima, eravamo brutti come nelle fototessere e il mare era troppo salato da affrontare e noi troppo graffiati. Poi cominciarono ad arrivare i bagnanti mattinieri del quindici agosto. E siamo scappati e non siamo tornati più. V.B. LEGGI I COMMENTI (7) PERMALINK |
BLOG che SEGUO: companera incazzosa siriasun feu follet daisychain paroxysm misia Rodo Norin apina Mirò Vitto sanguez biankaneve
BOOKMARKS
UTENTI ONLINE: |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||