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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

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Friday, August 01, 2008 - ore 09:36


corea
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il ponte dell’orrore Le scarse e frammentarie notizie che giungono dalla Corea del Nord fanno ormai pensare che in quel paese si stia consumando una tragedia di immani proporzioni. Milioni di persone sono ormai prive di qualsiasi mezzo di sostentamento. I raccolti, già scarsi, vengono in buona parte confiscati dai commissari politici che riforniscono uno dei più grandi eserciti dell’Asia. La popolazione, allo stremo, non può più contare nemmeno sugli aiuti umanitari che vengono sistematicamente dirottati verso i granai dell’esercito e le dispense dei funzionari di partito. Parlare di catastrofe umanitaria è riduttivo. Il paese è letteralmente imploso. In alcuni villaggi si sono già verificati i primi casi di cannibalismo. Controllo poliziesco e delazione di massa,intimidazioni e arresti , tortura a lavori forzati hanno ridotto al silenzio una già flebile opposizione. Senza più speranze i coreani fuggono l’apocalisse. Ma i confini sono stati sigillati, e non c’è più nessuna possibilità di trovare rifugio nei paesi confinanti. Nei giorni scorsi mi è giunta notizia dell’esecuzione pubblica di 13 donne e 2 uomini ,fucilati sul ponte della città di Juwongu ,per aver tentato di attraversare il confine in cerca di cibo. Le autorità locali,preoccupate dal costante aumento dei tentativi di fuga, hanno costretto tutta la popolazione ad assistere al macabro spettacolo perché servisse da monito a quanti volessero mai emulare i fuggiaschi. E a chi, nonostante i controlli, riesce a fuggire da questa tetra prigione a cielo aperto, non tocca miglior sorte. Nel mese di Marzo la polizia cinese ha setacciato la città di Shenyang alla ricerca di profughi coreani arrestandone 40. Altri sono stati fermati mentre attraversavano a nuoto il fiume Tumen che demarca la frontiera tra la Corea del Nord e la provincia cinese di Jilin. Chi ha trovato rifugio (sic!) in Cina viene quindi arrestato e ricondotto in Corea, dove ad attenderlo ci sono o la fucilazione o il campo di lavoro a vita. Un’intera generazione rischia così di morire di fame e di stenti. Le poche, squallide scuole vengono disertate perché i genitori costringono i figli ad andare alla disperata ricerca di qualche erba da cuocere, di radici da cucinare. Nemmeno nei grandi centri urbani l’infanzia è al riparo da vessazioni e rinunce. Nella capitale per un pugno di riso migliaia di bambini , ogni giorno , sono costretti ad estenuanti esercitazioni per prepararsi a celebrare gli anniversari del despota , per festeggiare una qualche “conquista” delle sue feroci “avanguardie del proletariato”. E la lista degli orrori potrebbe continuare:lavoratori ridotti in schiavitù , religiosi umiliati e offesi. Nessuno però osa denunciare quanto accade a milioni di uomini e donne che hanno la sola colpa di essere nati in un “paradiso comunista”, nessun uomo politico italiano ha mai avuto il coraggio di stigmatizzare lo sterminio di un intero popolo. L’O.N.U, l’Unione Europea, gli Stati Uniti ed i suoi alleati, strenui difensori del diritto internazionale, fautori dell’ingerenza umanitaria, paladini dei diritti umani, tacciono. I cattocomunisti del variopinto mondo no-global fingono di non sapere cosa accade in questo girone infernale. E questo perché la Corea del Nord era e rimane un protettorato cinese e, nell’attesa che i dirigenti di Pechino decidano con calma le sorti del paese e della sua classe dirigente, un intero popolo muore di fame! Semplice e tragico. Claudio Tecchio

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