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Friday, August 01, 2008 - ore 15:28 Venti minuti - Offlaga DiscoPax ma questa canzone degli Offlaga ha molte cose in comune con me. Mio padre è morto dopo 54 anni complicati e un nome difficile da portare come un sorriso mai segnato da dubbi non andavamo daccordo invecchiando trovo in me particolari di lui, alla mia età di adesso: qualche segno delle mani, unespressione allo specchio, un tono di voce questa cosa non mi piace per niente da quando se ne è andato ho uneredità natalizia: aveva un amico, un milanese conosciuto al servizio militare in Friuli nei loro ventanni era linizio degli anni 60 e devono essere stati momenti di grande condivisione e scoperta del mondo. Questo tizio io lho visto solo due volte, da bambino gente che aveva più borghesia e più boria di noi Lho reincontrato, quellamico lontano, solo davanti al letto di mio padre morente. Da allora quelluomo ha deciso che io sono mio padre Ogni anno, la vigilia di Natale, chiama, parla con me, venti minuti, di cose che non so e di un periodo in cui non ero ancora nato. Ha il tono cameratesco che usava con lui e si sba glia perfino a chiamarmi per nome. Mi dice "ti ricordi quello li? quella là?" esattamente come fossi lui. Non ho mai condiviso le scelte di mio padre lho odiato cordialmente. Da sempre. Ora che non cè più, sono sereno. Ho risolto le cose che avevo in sospeso. Ma ogni anno sento una voce che parla di lui come una persona meravigliosa e ne parla come non ne ho mai sentito parlare. Non lo riconosco in quelle storie di amicizia durata oltre la naturale scadenza. Resto in silenzio davanti alla devozione di un signore che mi è estraneo. Che chiama ogni tanto, da molto lontano. E per pochissimo tempo. E una devozione che non è nemmeno paragonabile alla mia. Che è quasi assente. Venti minuti. Non uno di più. Anche stamattina. Parla. Racconta. Quasi piange. Si congeda e mi chiama col suo nome. Poi si corregge. Mette giù. Non era con me che voleva parlare. Non era di me che aveva bisogno. Mio padre, per tanto tempo, mi ha telefonato solo una vo lta allanno. La vigilia di Natale. Era lunico gesto che si sentiva di fare nei miei riguardi, vista levidente ostilità che gli riservavo. Quella telefonata, fatta da nove chilometri, freddi e distanti quanto lo stretto di Bering, gli costava molto. Ma non se la negava mai. Un punto donore. "Ciao figlio, tuo padre sta bene. Fatti sentire ogni tanto. Come sta tua madre? Valla a trovare. Almeno lei. Ciao figlio, buon Natale" Per uno come Metuccio, doveva essere uno sforzo grandissimo. Ultraterreno. Talmente grande che ancora non si è esaurito del tutto. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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