(questo BLOG è stato visitato 67546 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Saturday, August 02, 2008 - ore 01:21
Vita nelle vie
(categoria: " Riflessioni ")
Da un anno o due, a Santo Stefano il venerdì sera c’è "vita nelle vie":banchetti con prodotti tipici, sculture in legno fatte in loco e varie altre attività... Niente di eccezionale, beninteso, ma è una piccola cosa per portare un po’ di vita nel paese, altrimenti tristemente deserto o quasi dopo le 21...
Ho deciso di cogliere l’occasione per guardarmi intorno, vedere un po’ di gente che non vedevo da anni, e scoprire, a volte anche con sorpresa, che praticamente nessuno mi riconosce; un esempio su tutti: il parroco.
Dovete sapere che da piccolo ero piuttosto attivo in parrocchia, anche se non andavo praticamente mai a messa la domenica mattina perché già allora prediligevo il guanciale al sole mattutino, però c’è stato un periodo, alle elementari o giù di lì, in cui facevo il chierichetto tutte le sere... Beninteso, era solo per accumulare punti nel concorso chierichetti nella vana speranza di vincere qualcosa di decente... Vana solo perché puntualmente c’erano quelli più grandi di qualche anno che si segnavano n-mila punti per esser stati solamente alla messa della domenica mattina... Vabbè, stiamo divagando... Dicevo, ho colto l’occasione di una mostra di diapositive realizzata dal parroco per fermarmi a salutarlo: sebbene la simpatia che provo per lui non sia altissima, resta comunque una persona che ho conosciuto, e che ha contribuito alla mia crescita in vari modi, vedi ad esempio le escursioni del venerdì in giro per i monti che mi hanno insegnato ad amare questi posti... ancora oggi mi riprometto di ripetere quegli stessi itinerari meravigliosi, che puntualmente facevo in solitaria visto che o andavo avanti o lasciavo andare avanti gli altri... sempre stato solitario io... cmq, tornando al discorso, mi sono fermato a vedere queste diapositive e a salutare il prete, e sono rimasto abbastanza stupito vedendo che si era limitato a salutare, come fossi un estraneo; ho provato timidamente a chiedere se organizza ancora le escursioni del venerdì, e mi ha detto di sì, un po’ di botta e risposta sull’argomento fino a quando ha elencato le gite già fatte quest’anno, e, coincidenza, l’ultimo itinerario è stato lo stesso che ho seguito l’ultima volta che ho partecipato a tali escursioni, ormai parecchi anni orsono (tempi delle medie... se non addirittura delle elementari)... glielo ho detto e lui mi ha guardato stranito: "Davvero? Ma in nostra compagnia? " Mi sono trattenuto a stento dallo scoppiare a ridere di un riso amaro:"Sì, certo! Deduco che non mi ha riconosciuto... " "Temo di no... vediamo un po’ chi potresti essere... "
Risparmiandogli la pena gli ho detto chi sono e subito il tono con cui si rivolgeva a me è cambiato, e abbiamo fatto un po’ di conversazione, come di consuetudine tra conoscenti che non si vedono da molto tempo; mi ha chiesto che faccio, come vanno le cose, come mai sono da queste parti... le solite cose insomma, e quando gli ho detto che in fondo vengo su solo 2 o 3 volte l’anno ha giustamente detto che era ovvio che non potesse riconoscermi. La cosa, se da un lato mi solleva per come io abbia dato un taglio al passato, dall’altro mi ha messo malinconia: io non credo di esser cambiato poi così tanto nell’aspetto, e per certe cose forse ancora meno nel carattere, eppure sono diventato uno straniero per chi un tempo sapeva molto, per non dire tutto di me...
Così riflettendo, passeggiavo in mezzo alla "folla" scorgendo visi di gente che un tempo conoscevo, magari anche poco... Praticamente nessuno mi ha riconosciuto, e le poche persone che hanno capito chi era "lo straniero", l’hanno fatto associandomi a mio padre, che nella prima parte del mio giro mi passeggiava accanto.
Amici, parenti, gente che conoscevo magari anche poco, ma con cui comunque parlavo quasi quotidianamente... nulla! Non che mi piaccia esser al centro dell’attenzione, sia chiaro, anche perché visto come mi sono ridotto non è piacevole raccontarmi a gente che vedeva in me uno che avrebbe fatto parecchia strada, ma comunque sentirmi un estraneo a casa mia non è del tutto piacevole...
Guardavo quei volti familiari e notavo quanto fossero cambiati, o non fossero cambiati affatto... Vedevo gente con cui un tempo bevevo fino a scoppiare, spingere il passeggino con qualcuno accanto, a volte noto a volte no...
Tutto questo mi ha portato a riflettere ancora di più su cosa voglio davvero, su quali sono i miei obbiettivi, quale è il mio posto nel mondo... Vedo quelli che erano gli amici di un tempo e vedo gente semplice, ma tuttosommato contenta di quel che ha, poi vedo me e penso a quanto io non sia capace di guardare le montagne che circondano quella che per loro è un’oasi felice, senza chiedermi cosa c’è oltre, senza voler andare oltre, senza pensare che il mondo è là fuori, non nelle valli confinanti, ma molto più in la, che aspetta solo di esser preso, o di prendere e inghiottire chi prova maldestramente a prenderlo...
Ho una gran confusione in testa ora come ora, sono arrivato a chiedermi se sarei capace di essere felice tornando a vivere quassù, lontano dai vizi e dalle comodità della città, trovandomi un lavoretto qualsiasi nonostante la disoccupazione altissima, frequentando sempre le stesse persone dato che non c’è fisicamente altra gente da conoscere, battendo palmo a palmo le poche strade della zona con abitudinaria tranquillità... La risposta che continuo a darmi è NO, non ce la farei, ma è innegabile che la prospettiva non ha solo svantaggi per me: la verità è che qui, nonostante tutto, si sta bene, aria pura, gente tranquilla, clima fresco... l’indispensabile c’è, per il resto ci si arrangia... insomma, che sia nostalgia, che sia semplicemente sindrome da vacanza o da ritorno all’infanzia, si direbbe proprio che quello che ero quando stavo qui stia tornando fuori prepotentemente, e sarei un bugiardo a dire che ciò che non sono più, questi posti e la sicurezza che la visione limitata dalle montagne dava, non mi manchino per niente...
Ancora una volta mi ritrovo diviso, tra il bisogno di tranquillità, di una vita con poche aspettative, ma tutto sommato serena, e le ambizioni, i sogni, la voglia di andare lontano, e i relativi rischi che ne derivano... Forse quello che cerco di nascondere a me stesso è semplicemente che ho paura di ciò che mi aspetta, che per ora è più ignoto che mai...
Pensando a fondo a tutto ciò mi sono reso conto che è già da qualche giorno che covo certi pensieri, così come una cosa che mi spaventa, e che è più palese che mai dopo le attività svolte da quando sono qui: c’è definitivamente stato uno scambio di ruoli tra me e mio padre.
Per molti anni è stato lui a prendersi cura di me, a proteggermi, a sostenermi, mentre ora sono io a dover fare altrettanto per lui. L’ho notato e ci ho scherzato sopra mentre tagliavamo la legna: in passato ero sempre stato io ad occuparmi dei rami, dei tronchi più leggeri e delle attività meno pesanti, mentre ora lui si limita a tagliare, a ripulire i rami, e io trasporto il tutto, metto da una parte, accatasto...
Da piccolo era lui a portarmi all’ospedale per le visite, a parlare con chi di dovere quando era necessario, mentre ora sono io a portarlo per ospedali ed uffici, ad interessarmi alle sue pratiche...
Paradossalmente l’immagine che raccoglie tutto questo, che più fa capire chi sia dei due quello su cui far gravare i pesi, è anche un’immagine che sancisce in modo netto e indiscutibile il cambiamento che tutti hanno notato, tranne il sottoscritto: mentre camminavamo fianco a fianco per la via, il faretto di uno dei banchetti ci ha illuminato alle spalle, e davanti a noi sono comparse le nostre ombre, e più di ogni altra cosa, è emersa una cosa: sono praticamente il doppio di mio padre!Più alto, più robusto, più massiccio...
Continuavamo a camminare e vedevo quelle ombre allungarsi davanti a noi: sembrava proprio che io fossi un gigante e mio padre un essere fragile, piccolo, da custodire e proteggere accuratamente... E questo sì, mi fa una paura fottuta, perché non sono sicuro che avrò la forza di adempiere a questo compito.
Sono spaesato, non ho un passato, non ho la più pallida idea di quale sarà il mio futuro, immediato o meno, e sono spaventato. Sfido io che non mi riconosce nessuno: non mi (ri)conosco nemmeno io!
LEGGI I COMMENTI (8)
PERMALINK