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eravamo in piedi nel salotto buono di tua madre e sudavamo come turchi in quella terribile estate.
il sudore fu sulla tua guancia, poi fu sulle tue labbra.
deve essere stato un sogno.. tua madre non mi fece entrare

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ORA VORREI TANTO...



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OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



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Sunday, August 03, 2008 - ore 00:43


EACH PRAY’R ACCEPTED, AND EACH WISH RESIGN’D
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dici che potrei andare a lavorare alle poste.
Dici che non sopporti come riesco a guardare tutto da fuori.
Da un po’, senza specificare.
Ripeti di continuo se ascolto quello che dico e come lo dico.
Ti parlo anche di lei. Di come avrei voluto restare ancora un po’ a casa a scriverle. A decidere che numero appuntarci al petto, e ripensare a dove nascondere le cose che non riusciamo a cancellare.
Sotto il tavolo.
Dietro l’altare nella foto della prima comunione o vicino ai denti caduti, e lasciati alla formica.
In una spiaggia come tante, in inverno.
Ti intristisci quando accenno a quel film.
Chiudiamo l’approfondimento cinema, con il burro di Bertolucci, e gli abusi della polizia in Brasile.
Fra poco è un anno che ti ho conosciuto.
Il vino non si apriva.
Io che ho fatto di tutto per mettere i Doors e Serena ti ha chiesto se la maglia era di Dolce e Gabbana.
Poi quelle sere a sfidare l’afa, i Tre Allegri Ragazzi Morti, il caffè d’orzo, io ed il mio vestito viola, un pacco che mi aspettava a Milano.
E tutto per far andare le cose in un altro modo.
Come quel giorno sui colli, il vino, il dondolo, il cane, Gianni.
Non era sbagliato.
Non era per finta.
Era fuori tempo.
Un metronomo in testa che mi rimbalza a vuoto.
Io che non so come non farti del male.
Io che stasera mi divido per uno.
Io che esco sempre sulla ruota di Venezia, come ritardatario.
Le tue ricevute del lotto a parlarmi del tempo che hai perduto.
Una bottiglia di vino in viaggio per Stoccolma.



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