![]() |
|
|
![]() |
|
MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Wednesday, August 06, 2008 - ore 21:57 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 7/A ED ULTIMA PARTE Un uomo per strada. L’uomo ha immediatamente abbandonato il proprio posto vicino alla finestra. Oramai la sua presenza urge in un altro luogo. Dopo qualche attimo è in strada. Attraversa, un’auto strombazza. Non importa. Solo quando la sua figura si staglia sul vetro del portone del palazzo della donna, l’uomo si ricorda di essere ancora in pigiama. Ma non importa. Una vecchia è appena uscita dal portone. Meglio così, l’uomo ha così l’opportunità di evitare di suonare al citofono ( anche perché non sa come si chiami la donna e quindi non saprebbe a chi suonare). Ricorda visivamente dove si trova l’appartamento della donna. Calcola che si trova al terzo piano. Vi è oramai un istinto che lo guida. Come un vecchio animale domestico che dopo una lunga marcia è vicino a casa. Scopre che il condominio della donna ha al proprio interno delle piante, ed una pavimentazione che lo fanno essere sicuramente più bello rispetto a quello nel quale lui abita. Ben presto l’uomo riesce ad orientarsi anche nel dedalo dei corridoi. Ha un attimo di crisi, ma guardando fuor in strada e prendendo il suo palazzo come punto di riferimento, ha ben presto l’opportunità di fissare attentamente le coordinate. Riesce ad arrivare finalmente al terzo piano. Vi sono tre porte. Guarda ancora fuori per strada, poi ricordando la prospettiva non ha difficoltà ad identificare quella giusta. Eccola lì. Legge sulla porta: Grassi. Gli viene da ridere, una donna così secca, inospitale, spigolosa far di cognome Grassi. Dopo un attimo riacquista serietà. Deve spiegare tutto, la donna deve comprendere quello che sta succedendo. Dovrebbe anche convincerla del fatto che questa non è certo la cosa giusta. Suona. Dei passi leggeri si appressano alla porta, e questa dopo un attimo si apre. Un uomo e le sue spiegazioni. L’impatto non è dei migliori. La donna ha aperto, quasi spalancato la porta, con uno sguardo felice, ospitale. Poi però ha cambiato subito registro. Davanti a sé non c’è un uomo alto con gli occhiali, con il quale lei aveva fatto l’amore tante volte nelle ultime settimane, ma un uomo in pigiama, sporco con la barba lunga. Cerca di richiudere la porta, l’uomo con un riflesso condizionato, mette un piede in mezzo alla porta, poi con il braccio riesce a mantenere la porta aperta. Poi dopo un attimo con uno sforzo ulteriore riesce ad entrare dentro. E’ in casa, in quella che oramai dopo tanti mesi è la sua casa. Osserva attentamente l’arredamento, soprattutto quelle zone cieche, quelle zone che erano in qualche modo non visibili dalla sua finestra. E’ una casa arredata con goffo gusto borghese, la donna è sicuramente un essere mediocre. Non c’è un computer, non c’è uno scaffale con i libri. Nulla di nulla. Il verdetto è inappellabile: la donna è un essere mediocre. Si ridesta dopo un attimo, la donna ha afferrato con intenzioni particolarmente minacciose il telefono, forse vuole telefonare alla polizia. L’uomo ha un guizzo felino ( chissà un effetto della trippa per gatti) e gli toglie il ricevitore dalle mani. Osserva quindi la donna, i suoi lineamenti che sono sempre marcati, sgradevoli. La donna è vicina alle lacrime. A questo punto l’uomo è afferrato anch’egli dalla tristezza, si rende conto che tutto sommato non è una situazione piacevole quella di vedersi piombare in casa un uomo in pigiama al mattino. Occorre spiegare. L’uomo comincia a parlare ridacchiando nervosamente. Farfuglia, chissà se solo fosse in grado di ricordare quello che stava dicendo, si renderebbe conto che le sue frasi sono smozzicate, sconclusionate. Ma oramai è una locomotiva. Parla a ruota libera. Indica la sua finestra, parla anche di un binocolo. Ma non è questo. Parla di un giorno che l’ha vista camminare per strada, con i pacchi della spesa. Ma non è neanche questo, in fondo. Gli dice che l’ha vista avvinghiata con un paio di tipi poco raccomandabili, ma forse in fondo, non si tratta neanche di questo. Parla del fatto che lui in fondo l’ha osservata a lungo per tanto tempo, e che può ben dire di conoscerla: ma in fondo, non si tratta neanche di questo. L’uomo tace, vinto dalla propria inadeguatezza. Come spiegare tutto quello che ha provato quando ha visto il cartello sul portone del condominio? Comincia a singhiozzare, lentamente quasi fosse un lamento involontario. Un lamento che viene dal profondo. Poi però attraverso le lacrime vede la donna che ha la mano sulla bocca disperata. Lo sta guardando in modo folle, come se avesse davanti una bestia immonda. Ora l’uomo, in questo momento, in modo quasi epifanico, ha la sensazione piena, autentica della asimmetricità del loro rapporto. In fondo lui per la donna è uno sconosciuto, uno qualsiasi da incontrare per strada. Lui conosceva tutto della donna, ma questa non conosceva nulla di lui. Comprende finalmente anche quello che sta provando. E prova anche a spiegarlo alla donna. Sto invecchiando, comincia, era così anche da bambino, continua, vedevo osservavo catalogavo tutto, ma senza malizia. Era un fiume sconnesso, sotterraneo, ma che non mi ha mai lasciato requie. Ancora lacrime. La donna lo guarda. Adesso anche lei piange sul serio. Era così anche da bambino, poi un giorno, ho visto te. Capisci, gli sussurra. Sto invecchiando credevo, cioè, che riuscissimo ad invecchiare insieme. Ed invece adesso. Tace, vorrebbe spiegare come il desiderio può annullare un uomo. Come una ossessione possa renderlo folle. Come un desiderio inappagato per tutta la vita, quando si riesce a realizzare non può essere abbandonato così. Non adesso, non più. L’uomo ha spiegato. Adesso, si asciuga la lacrime. La donna si copre il seno con un atteggiamento difensivo, ha capito che la sua vita per un estraneo per mesi è stato un libro aperto. Adesso si copre ma è troppo tardi. Piange a dirotto, agita i suoi pugnetti nell’aria quasi voglia colpire l’uomo che però è ancora molto distante. Poi un urlo, folle sconclusionato, imbarazzante esce dalla sua bocca. Un urlo che potrebbe fare impazzire. Un urlo disperato. L’uomo gli si precipita addosso, gli stringe la propria mano sulla bocca. Sto invecchiando, dice ancora follemente, non si potrebbe aiutare una persona che invecchia? Bisognerebbe trovare compromessi nella vita, sibila stolidamente con un sorriso folle. E poi, e poi non ti amo mica, dice a mo’ di sfida. Non mi piaci neanche, però sto invecchiando ed il tempo passa, ed i miei desideri rimangono così inappagati. Il tempo passa, sussurra ancora, stringendo la propria mano sulla bocca della donna. Questa si agita sempre più. Si dibatte, l’uomo non vorrebbe fargli del male. Quella donna è stata parte della sua vita, anzi la sua vita per tanto tempo. Non vorrebbe fargli del male. Ma la donna continua ad agitarsi. Fino a quando l’uomo le ordina di tacere, e poi comincia a sbattere la testa di lei contro la porta. E sta zitta, pensa. E sta calma. E sta zitta, e sta calma, e sta zitta, e sta calma e sta zitta e sta calma. La donna non si muove più. Le sue braccia magre sono abbandonate lungo i fianchi secchi. L’uomo sente di aver sbagliato, se solo lei non avesse urlato. Però ha urlato, in fondo lui ero qui solo per spiegare, si dice a voce alta. Un uomo ed un divano. Il corpo della donna e’ disteso per terra. La pozza di sangue si allarga velocemente. Le dita dell’uomo ancora insanguinate, seguono puntigliosamente i ghirigori del cuscino. Un cuscino ed un divano, come tutto quanto l’arredamento del resto, di fattura mediocre di gusto buffo, sottilmente naif. Le sue dita seguono un disegno elaborato, molto complesso. La sua mente è finalmente vuota. Inaspettatamente pensa che forse potrebbe arrivare l’uomo alto con gli occhiali, ma a lui non vale la pena spiegare nulla. Non capirebbe. Del resto se non ha capito lei, non può capire nessun altro. L’uomo sperava in una sorte migliore in una donna più elastica, intelligente. Invece la donna si è rivelata quello che lui ha sempre sospettato: sgraziata ed inadeguata per un compito del genere. L’uomo si sente svuotato ed insieme sollevato. La sua vita oramai riprenderà il tran-tran solito. Nessuna luce più si accenderà. Ci aveva messo quasi una vita intera per rendersi conto della propria natura. Del suo secondo istinto per la pignoleria, l’osservazione, la catalogazione dei gesti. E tutto invece è adesso sfumato così velocemente. Non c’è più nulla da attendersi dalla vita. Aveva scoperto in modo così casuale la felicità che oramai non vi è più nessuna possibilità di incontrarla daccapo. Nulla purtroppo può più essere fatto. La vita finisce, tutto finisce. E poi da domani bisognerà trovare un lavoro, e magari ripulire la casa. L’uomo si alza. Si reca con passo spedito in cucina. Adesso che ci pensa, stamattina non ha ancora fatto colazione. Desidera un caffè. Nessun problema, si dice, tanto il lui posto del caffè nella dispensa lo conosce. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
|||