
superKappa, 27 anni
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Well you done done me and you bet I felt it
I tried to be chill but you’re so hot that I melted
I fell right through the cracks
and now I’m trying to get back
Before the cool done run out
I’ll be giving it my bestest
Nothing’s going to stop me but devine internention
I reckon its again my turn to win some or learn some
I won’t hesitate no more, no more
It cannot wait, I’m yours
Well open up your mind and see like me
Open up your plants and damn you’re free
Look into your hearth and you’ll find love love love
Listen to the music of the moment maybe sing with me
Ah la peaceful melody
It’s your God-forsaken right to be loved loved loved love love
So I won’t hesitate no more, no more
It cannot wait I’m sure
There’s no need to complicate
Our time is short
This is our fate, I’m yours
I’ve been spending way too long checking my tongue in the mirror
And bending ovber backwards just to try to see it clearer
But my breath fogged un the glass
And so I drew a new face and laughed
I guess what I’m saying is there ain’t no better reason
To rid yourself of vanity and just go with the seasons
It’s what we aim to do
Our name is our virtue
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OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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Thursday, August 07, 2008 - ore 16:23
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la Commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma <<La Storia è
prospettiva
. Non si può parlare di eventi di sette secoli fa come se fossero successi l’altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalemente il distacco e l’equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda>>. Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l’onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po’ ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo. Così la sera della laurea non avevo telefonato a Marco come avrei voluto, e per non restare a casa a deprimermi ero andato da solo in un posto che adesso è diventato un finto pub inglese ma allora era una finta cantina sudamericana piena di fumo e musica e calore e umidità corporea che si condensava sui soffitti bassi e gocciolava sopra le teste delle persone che parlavano e bevevano e ballavano sul pavimento di cemento grezzo. Ero vicino a un gruppetto di tipi secchi e freddi che conoscevo appena, bevevo birra con le spalle al muro nel ritmo ripetitivo della musica salsa che quasi sfondava gli altoparlanti di cattiva qualità, e avevo visto arrivare questa incredibile ragazza bionda con un gruppo di amici che andavano a sedersi a un tavolo ancora mezzo libero, in una sovrapposizione di gesti e sguardi...
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