![]() |
|
|
![]() |
![]() sehnsucht, 31 anni spritzino di Paris CHE FACCIO? stigmatizzo le puerili fobie del popolo bue Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO ![]() Yourcenar - Feux ![]() ![]() HO VISTO WALL-E CHE POESIA! STO ASCOLTANDO ![]() ![]() ![]() ![]() Bjork - Coldcut - Ninja Tune Motorpsycho Wayne Shorter ABBIGLIAMENTO del GIORNO braghe curte e majeta dea saute ORA VORREI TANTO... Fare una precisazione sull’origine del mio nick SehnSucht: non sono stato ispirato dall’omonimo album dei Rammstein bensì dal termine introdotto dai fratelli Schlegel per delineare la sensibilità del Romanticismo protesa a scappare dalla deludente realtà tramite la fantasia e il sogno.Letteralmente significa “smania (sucht) del desiderare (sehnen) “ ...in altre parole sono un assetato di desiderio! ![]() ![]() STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... super super ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: spinoso _freezone_ francy86 GOLDRAKE nouse86 MEDRANO poncina Nabiki trilli matilde juxtabrunch Belladonna BOOKMARKS UTENTI ONLINE: |
Friday, August 08, 2008 - ore 09:23 EVOLUTION FESTIVAL 08 MI Idroscalo Review OPETH: SEMPLICEMENTE FANTASTICI ![]() PAIN OF SALVATION: BRAVISSIMI! Complimenti anche ai Death Angel..spaccano il culo! La pioggia ha spento gli IN FLAMES... e la grandine ga macà ea me makina! Ke merda! ![]() Come diceva il proverbio? Ah sì, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. A quanto pare l’Evolution non deve stare molto simpatico alla Dea Bendata, vista la serie di guai che hanno interessato il festival negli ultimi tempi. Dopo la spina staccata a Sebastian Bach, il 2008 è l’anno della grandine. Avete presente uno di quei temporali estivi imprevedibili e violenti? Appunto. Salta dunque il concerto degli In Flames, headliner di questo Sabato, lasciando un conseguente strascico di giudizi e polemiche. Ma andiamo per ordine, in fondo anche oggi abbiamo assistito a una splendida giornata di musica. La novità della seconda parte del festival è l’allestimento di un palco secondario, l’EMP Battle Metal Stage, che ha visto assegnare il posto per Wacken ai bravi In All Senses. Insieme a loro, durante i cambi sul palco principale, si sono esibiti alcuni gruppi italiani emergenti: tra di essi i Cadaveric Crematorium, “brutallari” dalla grande ironia e straordinarie doti tecniche, i Methedras, thrash metal band dalla solidità totale e i gotici Belladonna, ben più sornioni e melodici. Ottima trovata per intrattenere il pubblico anche durante le pause e andare incontro ai gusti di tutti. reviewed by Andrea Sacchi Ma vediamo quel che accade sul “main stage”. Ancora una volta, rispettando gli orari a puntino, alle 12.30 sono gli Idols Are Dead a calcare le assi dell’Idroscalo per dare il via agli spettacoli. Gli autori del recente “Mean” si pregiano di una prova dinamica e divertente. La loro miscela di metalcore, thrash e puro rock’n’roll è tanto semplice quanto intrigante, con brani solidi, melodici e dotati di refrain di immediata assimilazione. Il vocalist Mana esorta gli ancora pochi presenti (ma per fortuna si registra un’affluenza ben maggiore rispetto a ieri fin dalle prime ore del pomeriggio) a sostenere tutte le band partecipanti, mostrando una notevole familiarità con il palco insieme ai suoi compagni di squadra. Una piacevolissima mezz’ora per questo ibrido tra Soilwork, Metallica e Motorhead, sicuramente da tenere d’occhio. Terminato lo spettacolo dei giovani emiliani, è il turno dei veterani Necrodeath. L’inquietante suono del carillon accompagna l’ensemble ligure sul palco, che subito attacca con “The Flag”. La sorpresa è un’inedita formazione a cinque adottata probabilmente per i live, con l’ex Pier Gonella a coadiuvare il nuovo arrivato Maxx alla chitarra. Come nel caso dei Dark Lunacy, il sound si fa ancora più intenso e graffiante. A completare l’opera ci pensa l’ugola al vetriolo di Flegias e la rutilante sezione ritmica formata dal sempre titanico Peso e da John. La scaletta è abbastanza varia, nei trenta minuti a disposizione la band propone un excursus tra passato e presente, eseguendo tra le altre “Forever Slave”, “The Creature” e “Mater Tenebrarum”. La performance si conclude con “Smell Of Blood”, forse il brano più interessante dall’ultimo e controverso “Draculea” e ci consegna una band inossidabile con ancora molte frecce al suo arco. Crepuscolari e intimisti. Ora è il turno dei Novembre e della malinconia che li contraddistingue. Ma al di là di questo status “noir”, l’energia che la band dei fratelli Orlando offre dal vivo è unica e si giustappone alle trame delicate e complesse dei loro lavori. Ampiamente omaggiato sarà oggi “The Blue”, settima fatica dell’ensemble romano, da cui i nostri estrarranno “Anaemia” (incipit dello show), la superba “Triesteitaliana” e “Bluecracy”. Ma c’è spazio anche per alcune gemme del passato ben note al pubblico, tra cui è sempre un piacere ascoltare una song emozionante come “Nostalgiaplatz”, che insieme a “Come Pierrot” e “Cold Blue Steel”, esplora alcuni dei classici più amati. Il finale, affidato “A Love Story” e “Child Of The Twilight” conferma l’ottima forma dei Novembre, molto più live band di quanto non ci si aspetterebbe. Per il momento, Italia – Resto Del Mondo 3-0. Si cambia nettamente registro con i Pain Of Salvation, forse un po’ sacrificati da una posizione così bassa in scaletta ma pronti a dissipare ogni dubbio relativo alla loro forma dopo la svolta più vicina al progressive rock di “Scarsick”, album forse “lineare” considerato il livello esecutivo degli svedesi, che di conseguenza non ha convinto tutti i fan. ![]() Dopo l’esecuzione di “Falling”, dove i nostri stanno fermi e ad occhi chiusi sul palco, si comincia nel migliore dei modi con “The Perfect Element”, che nei suoi dieci minuti di durata richiama pressoché ogni sfaccettatura della band, dall’heavy metal alle sperimentazioni acustico/sinfoniche. Fa un certo affetto vederli così rilassati e in un look estivo. Daniel Gildenlow, capelli a metà collo e barbetta incolta, si pregia di una performance vocale assolutamente perfetta, aiutato in questo da Johan Hallgren e Simon Andersson, due istrioni che oltre all’indiscutibile classe con cui maneggiano i loro strumenti, utilizzano la voce per creare varie sfumature sonore, una sorta di cantato “a cappella” che accompagna Daniel. Lo show rimane su altissimi livelli con “Ashes”, seguita dalla più disimpegnata “America”, poi ancora “Nightmist” e la divertente “Disco Queen”. Il brano, che ricalca molto i ritmi della disco-dance anni ’70, inizialmente fa un po’ storcere il naso ai più integerrimi difensori della fede, ma al di là dei suoi ritmi ballabili (da cui è un piacere farsi coinvolgere) il brano si protrae per oltre otto minuti, alternando l’easy listening a partiture prog dure e spigolose. Pochi minuti e tutto l’Idroscalo si lascia trasportare, prima del finale affidato a “Inside”. Un grande spettacolo, classe cristallina saggiamente diluita nella sana voglia di fare casino, godendosi una birra e (almeno fino ad ora) la bella giornata di sole. Se nella giornata di Venerdì i Dark Tranquillity sono stati un i “vincitori morali” della manifestazione, oggi si può dire altrettanto dei Death Angel. Fin dai primi minuti notiamo che i terribili ragazzi di San Francisco sono in forma smagliante e Mark Osegueda fa subito valere le sue doti di intrattenitore, ringraziando il pubblico ed esortandolo a partecipare allo show. Ma tutti i membri della band sembrano davvero indiavolati: Ted Aguilar, Rob Cavestany e Dennis Pepa saltano da un lato all’altro del palco e si divertono come matti. La batteria di Andy Galeon è pesante come un caterpillar che avanza e travolge tutto, valore aggiunto di una prova che possiede tutto ciò che rende un concerto qualcosa da ricordare: grande energia, interazione con il pubblico e una presenza scenica che oggi non teme confronti. Persino i brani più recenti (diciamoci la verità, non che la reunion della band abbia prodotto dei capolavori da tramandare ai posteri), piuttosto sbiaditi su disco, dal vivo acquistano una grinta notevole. Finale col botto affidato a “Thrown To The Wolves”, con un’apparizione lampo di Gianluca Perotti degli Extrema, che abbraccia affettuosamente Mark e ringrazia il pubblico insieme a questi tremendi cuginetti. Naturalmente, spazio a chi ama il metal classico con i Gamma Ray! ![]() Kai Hansen e soci oggi sono davvero in stato di grazia, sorridenti e accattivanti più che mai, si preparano ad uno show che non deluderà i fan della band tedesca. Si comincia con “Into The Storm”, brano forse non troppo esaltante tratto dal recente (e un po’ fiacco…) “Land Of The Free II”, poi è tutto un crescendo con le anthemiche “Heaven Can Wait” e “I Want Out”, non plus ultra di helloweeniana memoria che, neanche a dirlo, scatena l’entusiasmo dell’Idroscalo. Sorridenti, concentratissimi, sempre pronti a scherzare con gli astanti (Kai non risparmia battute verso chi se ne sta sdraiato sull’erbetta: “Scusate, forse siamo la band sbagliata!”), i Gamma Ray lasciano un bel ricordo della loro prova. C’è un leggero calo di tensione con “No World Order” e “Real World”, in effetti poco entusiasmanti, ma si riprende subito alla grande grazie alle magnifiche “Rebellion In Dreamland”, “Heavy Metal Universe”, “Ride The Sky” e l’epica “Somewhere Out In Space”, inanellata una dietro l’altra mentre i fan vanno letteralmente in visibilio. L’encore riserva al pubblico “Valley Of The Kings” e “Send Me A Sign”, altre gemme del loro repertorio. Da segnalare come Kai Hansen sia molto migliorato a livello vocale negli ultimi tempi, ammorbidendo non poco la sua voce acuta e interpretando i brani con grande disinvoltura. A sorpresa, troviamo alle tastiere Alessio Gori dei fiorentini Flashback Of Anger, live session per la band. Ottimi, una vera garanzia. Lo sappiamo tutti qual è il problema degli Opeth…Il five-piece di Stoccolma, dall’impareggiabile songwriting e dal bagaglio tecnico che non teme rivali, è da sempre una studio band. Tanto affascinante su disco quanto terribilmente noiosa dal vivo. Anche oggi sembra di assistere alla replica di un film, con gli svedesi che si prodigano in esecuzioni pressoché perfette ma rigidi sul palco e privi di presenza scenica. Pazienza, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. ![]() Al resto pensa il cielo che nel mentre inizia ad annuvolarsi e poco ci vuole a godersi uno show che, al di là dello humor inglese di Mikael Akerfeldt (…“se non riconoscete questo pezzo siete fan di Eros Ramazzotti”…), di emozioni ne regala veramente tante. Si comincia con “Demon Of The Fall”, vecchia gemma tratta da “My Arms, Your Hearse” e subito Fredrik Akesson (Arch Enemy, Krux), chiamato al non facile compito di sostituire Peter Lindgren, mostra tutto il suo valore e di essere pienamente integrato nella band. Da lì è tutto un crescendo, per lo meno musicale, con il gruppo che non commette nemmeno una sbavatura privilegiando oggi il suo lato più squisitamente heavy (“Master’s Apprentice” e la recente “Heir Apparent”, lo testimoniano nella loro solidità). Finale affidato alla magnifica “The Drapery Falls”, da “Blackwater Park”, a terminare una performance formalmente perfetta ma che (d’altronde sapevamo bene cosa aspettarci) non avrebbe disdegnato un po’ di calore in più. Il triste epilogo. Terminato lo show degli Opeth, il cielo si fa plumbeo e inizia un fastidioso temporale. La pioggia si trasforma presto in un violento acquazzone che costringe tutti a trovare rifugio negli stand. Appena in tempo, perché nel giro di pochi minuti l’Idroscalo è bersagliato da chicchi di grandine dalla circonferenza di albicocche. Per fortuna la perturbazione si sfoga in poco tempo ma lascia dei danni evidenti. Il prato è diventato una poltiglia fangosa, ad alcuni stand saltano le luci e purtroppo, il mixer è danneggiato. Inizialmente sembra che lo show degli In Flames possa comunque avere luogo, l’organizzazione si prodiga per riparare i danni lavorando sodo per più di un’ora, ma purtroppo non c’è nulla da fare, troppo pericoloso suonare in certe condizioni. Il tour manager degli In Flames, insieme a un membro dello staff annunciano con dispiacere che il concerto dovrà essere cancellato. Il pubblico reagisce con delusione e purtroppo non mancano i consueti imbecilli che giocano al tiro al bersaglio scagliando sul palco bottiglie e tutto quello che capita sotto mano. Ora, la delusione è giustificata, altrettanto lo sono i fischi (a ben vedere la band avrebbe potuto esporsi direttamente e dare l’annuncio al posto del tour manager, gli animi si sarebbero certamente placati) ma un simile comportamento assolutamente no, soprattutto alla luce degli sforzi compiuti per rendere possibile lo spettacolo. Ci toccherà aspettare l’Autunno per vedere nuovamente gli In Flames, nel frattempo ricordiamo che i possessori del biglietto dell’Evolution avranno diritto ad uno speciale sconto per l’occasione. Il festival avrebbe potuto concludersi in modo migliore, non c’è dubbio. Speriamo però che i miglioramenti organizzativi che si sono visti in questi due giorni diventino una costante, in ogni appuntamento live. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
|||