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Friday, August 08, 2008 - ore 21:54
Sogni olimpici
(categoria: " Vita Quotidiana ")
«Celebrate Humanity» è lo slogan delle Olimpiadi. «One world, one dream» è la scritta che si legge proiettata sugli edifici di Pechino, mentre luci e fuochi di artificio solcano il cielo – grigio-smog – di quello che per le prossime due settimane sarà l’ombelico del mondo. Tutte le luci sulla capitale cinese, tutti gli occhi a vedere quel magnifico mosaico di colori dei Giochi, che appunto sono una celebrazione e un simbolo. E allora cosa c’è di più simbolico di apprendere che il governo cinese, per assicurare alla propria capitale la quantità di energia sufficienti per la sfolgorante cerimonia di apertura, lascerà scientemente senza corrente intere regioni del suo territorio? L’occhio va dove c’è luce, com’è logico e naturale. Ma allora che farne di quel pezzettino di coscienza che ci fa scivolare la pupilla sui piccoli titoli nei giornali, solo delle macchie di inchiostro a confronto delle spettacolari immagini della festa di Pechino: «Scatta la guerra in Ossezia», «Colpo di stato in Mauritania», «Arrestati 1400 manifestanti in Tibet», «Bolivia Paese in bilico»? Che dovremmo farcene di questi echi di un mondo lontano, invisibile e silenzioso?
Inutile e stucchevole sarebbe gridare allo scandalo, congiurare perché il mondo che si gode beato la sua ostrica dorata possa trovarsela di traverso perché insensibile verso chi soffre. Il mondo è così, e la speranza di una vita senza sofferenza non è di questo mondo. La luce aiuta a scaldare i cuori, e magnifica le virtù. Ma se manca anche dove si soffre, la tragedia si tramuta in qualcosa di più orribile e insidioso: l’oblio. E allora sarà meglio non dimenticarsi di chi sta oltre la soglia dell’ombra, dove la fiaccola olimpica non può arrivare. «One world, one dream». Il mondo avrà anche un sogno solo, ma di solito sono quelli al buio a sognare di più. Con i pugni ben stretti e i denti che stridono.
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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
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