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sabato 9 agosto 2008 - ore 12:23
Temporalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei parafrasare gli Zero Assoluto,
“E svegliarsi la mattina, du du ru du du duddu” ma mi sentirei ancora peggio di come mi sento ora. Quindi non parasafrerò e non citerò nessuno e dirò solamente che la questione è che sono una femmina imbecille per l’ottanta percento degli uomini che conosco. E non perché io sia un’imbecille fine a sé stessa, ma perché vengo ritenuta incapace di intendere e volere in ogni mio contatto con manifestazioni tecniche, tecnologiche, elettriche elettroniche o idrauliche esse siano. Danno per scontata la mia incompetenza, quando in una buona percentuale dei casi la colpa non è unicamente mia ma si compone di numerosissimi elementi esterni. Ad esempio la mancata informazione e comunicazione. Dici niente. E in molti altri casi è che proprio non sono portata geneticamente.
Per il resto sono un fenomeno. Giuro.

Sono arrivata a credere che gli uomini in generale si compiacciano nel ritenermi in quanto donna un essere incapace e imbecille, si sentono meglio – alcuni di loro entrano in competizione, ma non approfondiamo, detesto vantarmi della mia scarsa femminilità. Forse sono davvero come Benjamin, forse dovrei fare anch’io il
Capro Espiatorio nella vita.
E il Pinguino Espiatorio di Monica secondo me era un presagio. Un ammonimento. Una premonizione. Una previsione a lunga scadenza sull’evoluzione che avrebbe preso la mia vita.
Io le cose le so fare. Sono capace. So fare quello che mi serve per sopravvivere, anzi mi arrangio anche nei piccoli lavori domestici. A Bologna, solo per dire eh, aggiustavo io il bagno, sbrinavo il freezer, aggiustavo sedie e tavoli, appendevo alle pareti, facevo tutto io per le tre donne che dividevano con me il prestigioso affitto di via Mascarella. Faccio tutto da me, sono maschia, sono uoma, sono indipendente e me la cavo serenamente da sola. Uccido io gli insetti che fanno paura alle donne, scavalco i muretti quando si resta fuori, prendo a spallate le porte, taglio la legna e fumo la pipa intrattenendo i nipotini davanti al fuoco. Quando i miei non ci sono a casa faccio tutto io, dalla A alla V (la Z la lascio a Giovanni, per trasmettergli il senso di responsabilità).
Eppure finisce che se io mi trovo la rampa allagata, e cinque centimetri d’acqua che stanno per entrare in taverna, e i miei due meravigliosi fratelli maschi non se ne sono accorti ieri che io mancavo da casa, la colpa rientra immediatamente nelle mie tasche già ricolme e risolvere il problema è esclusivamente una
mia responsabilità e priorità.
Allora mi armo di buona e mascolina volontà, prendo gli strumenti di precisione che possono essermi utili nell’operazione, alzo un tombino di venticinquechili, mi metto a rumare con una scopa per far riemergere il galleggiante della pompa. Alla fine esausta chiamo i miei perché mi indirizzino alla meno peggio nonostante la distanza, chiedo delucidazioni su come approcciare il quadro elettrico per barcamenarmi fra le varie prese, ma non ottengo soluzioni. Solo incomprensibili ammonimenti circa la mia incapacità. Spiego al mio irreprensibile padre quali e quante siano le prese su e quante e quali quelle giù. Mi fa toccare qualcosa,
questo alzalo quello no, ma non si smuove nulla.
Ferma allora chiamo Zago, mi dice. Ok, chiama Zago. Io intanto vado a vestirmi come una cristiana prima che uno dei volti noti del paese mi veda gironzolare con un paio di mutande con i gatti marroni su sfondo panna e una canottiera in perfetta armonia cromatica ma irrimediabilmente macchiata (e con la quale ho appena finito di lavare i piatti che i tuoi meravigliosi eredi maschi fatalmente dimenticano sempre di lavare).
Zago arriva. Non sento il campanello perché proprio quello era saltato durante il temporale di ieri. Un fascio di luce mi circonda, e ritorno alle parole del mio irreprensibile e onnisciente padre che mi dice no quello no.
Quellonoquellono, diceva.
Un’immagine nella mia mente: memoria visiva, la mia celeberrima memoria visiva, proprio quella presa a cui sto pensando ora era di fianco a citofoni, no non può essere. Scendo rapidamente accompagnata da Zago. Ci inoltriamo nella palude della rampa, minuscole foglioline galleggiano fra gli stendini. Gli mostro il quadro. Lui guarda in alto, collega il fattore citofoni e il fattore pompa. Tocca una sola leva.
La pompa parte.
Si gira verso di me con gli occhi dell’Odio. Poi piano piano, amorevole, comprensivo, pietoso, mi sussurra
Fa niente, Silvia. Silvia, giusto? Sì, caro Zago. Mi conosci da vent’anni, abitiamo a cinquecento metri, lo so che non hai dimenticato il mio nome, ma volevi solamente una certezza.
E ora puoi andare a dire a tutta Fontane che sono una femmina incompetente e imbecille. Che non ho toccato per volere paterno la sola leva che poteva rendermi Regina dell’Universo *. Che ti abbiamo fatto uscire di casa mentre prendevi il caffè. E lo so che volevi farmi pesare anche quella, perché quando ti ho detto Posso offrirti un caffè? tu, tu meschino, mi hai detto
No, l’ho appena preso prima di uscire di casa. Come a sottolineare che stavi bevendo il tuo cazzo di caffè e sei venuto ad alzare una leva a casa mia. Ma se il mio maschio genitore mi dice non toccare io non tocco, perché peggiorare non mi aiuterebbe. Allora non tocco, se mi dicono non toccare. Sono una ragazza per bene.
“E svegliarsi la mattina, du du ru du du duddu” significa che mi sveglio il sabato mattina e mi metto a pulire, lavare, spazzolare, riordinare, incartare, spostare, gettare, scopare, appendere, chiudere, aprire, asciugare, spazzare. Al posto di qualcuno che doveva farlo ieri.
E che non si è degnato di controllare la pompa di aspirazione durante un temporale.
E che non si è degnato neanche di chiudere due aperture in mansarda durante sempre lo stesso temporale. Perché se io dico controllate che non piova che ho la camera aperta, se piove non dovete chiudere solo la camera, cristoddio.
Temporale che, per inciso, io ho preso interamente durante un picnic in montagna. Ma non lo avrei cambiato con nessuna giornata di sole. Ha reso la giornata indimenticabile, a modo suo e a modo mio.
Torno a pulire. Minuscole foglioline gialle stanno proliferando ovunque a casa mia, dalla taverna alla mansarda. E dopo pranzo dovrò
destrigar prima di tornare alla vita sociale. Tanto so già che, tempo che io esca stasera, domani è già tutto come stamattina. Uguale identico.
“E svegliarsi la mattina, du du ru du du duddu”... e trovarsi la casa sotto effetto dell’Uragano Katrina.
Che adorabile cipiglio (pic by Leonida)* A proposito di Regina dell’Universo: io sono la Regina degli Abbinamenti e la Regina dei Tramezzini. Vale come curriculum per fare la Regina dell’Universo?
Canzone - Vasco Rossi
E nellaria
ancora il tuo profumo
dolce caldo morbido
come questa sera
mentre tu
mentre tu
non ci sei più
E questa sera nel letto metterò
qualche coperta in più
perché se no avrò freddo
senza averti sempre
senza averti sempre addosso
e sarà triste lo so
ma la tristezza però
si può racchiudere
dentro una canzone
che canterò....
Ogni volta che avrò voglia
di parlarti
di tenerti
di toccarti
di sentirti ancora mia
...è stato splendido
...amarti
...senza averti sempre addosso
...dentro una canzone...
E quando un giorno tincontrerò
magari per la strada
magari proprio sotto casa tua ehh
ma guarda il caso però
guarda il destino splendido
crudele e splendido
E intanto i giorni passano
e i ricordi sbiadiscono
e le abitudini cambiano eh eh eh
E stato splendido.....
E stato splendido.....
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