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Sunday, August 10, 2008 - ore 15:13


La rete che libera
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Il Senato oggi [1 Agosto 2008 ndr.] ha varato il taglio delle provvidenze all’editoria di partito e ai giornali editi da cooperative fasulle come quella del quotidiano Libero (creato con un partito monarchico altrettanto fasullo). Gli attuali 414 milioni di euro erogati nell’annualità dal governo diventeranno 200 entro il 2011.

Mediaset, per far fronte alla crisi di introiti pubblicitari, chiede soldi a Youtube. Siccome gli introiti pubblicitari sono in caduta libera (bastano ormai meno di 500 euro per trasmettere una televendita al mattino su Rete4) Mediaset li vuole spillare a Youtube nell’intento di farlo chiudere, possibilmente con tutta la Rete. Mediaset vorrebbe che gli italiani dimenticassero che stanno pagando 350 mila euro al giorno di multa per l’abusivismo di Rete4. Giacché gran parte di quei video riguardano proprio Emilio Fido, sarebbe opportuno diminuire drasticamente tutte quelle esose richieste economiche al sito. Propongo a Youtube di chiedere analogo risarcimento a Mediaset per tutti gli spezzoni di video tratti dal sito che “Striscia la notizia” e altri programmi hanno mandato in onda negli ultimi mesi.

Guarda caso, Internet non chiede soldi per essere visto e letto in tutto il mondo. E’ un treno obbligato che chi non prende è perduto. Giornalisti, scrittori, musicisti, industriali, fruttivendoli, agricoltori. Tutti nessuno escluso. La conoscenza di Internet è il passaporto per entrare nella civiltà moderna. Chi sta fuori rimarrà un indigeno che venererà a vita i lampi di temporale. Come quegli editori pazzi che si stanno ancora scambiando le frequenze televisive fritte a suon di milioni di euro. Molti di loro non sanno che con quei milioni potrebbero campare di rendita divertendosi ad aprire una web tv con un investimento pari ad una mancetta domenicale. In libertà e in competizione.

I cambiamenti nel campo dei media e dell’informazione fluttuano di giorno in giorno. L’onda dello spostamento del mercato pubblicitario su Internet miete le prime vittime dell’editoria tradizionale televisiva. Prima che scompaiano le emittenti con i loro storici marchi, scompaiono i programmi, rimpiazzati con vecchi film meno costosi se non addirittura gratuiti.
L’ultima defunta in ordine di tempo è la sindacation Supersix, che dopo oltre 20 anni di onorata attività ha chiuso i battenti. E’ stata assorbita da “Facile tv” che fornisce gratuitamente le televisioni locali di programmi preconfezionati e sponsorizzati pronti per l’emissione. Soluzione comoda per queste ultime che possono riempire i buchi dei loro palinsesti a costo zero, facendo figurare in bilancio più ore di trasmissioni auto prodotte che comportano qualche vantaggio in termini di ore da dedicare al commerciale.
Le televisioni locali sono spesso scatole vuote, costosi capricci di ricchi imprenditori che le usano come biglietto da visita per i loro affari. Oltre che godere di finanziamenti pubblici proporzionati al peso delle amicizie e delle simpatie politiche, le tv locali servono spesso per nascondere nei loro bilanci i buchi creati in altre attività.

Ciò che m’importa sottolineare è che il declino del sistema televisivo è inarrestabile come una valanga che prende corpo e velocità: La7 ha sforbiciato conduttori e programmi. Spariti i Chiambretti e i Ferrara che lasciano il posto alle Lilly Gruber, l’emittente Telecom darà spazio a volti nuovi a costo quasi zero.
Ci sono comuni che rinunciano a regalare alla famiglia Berlusconi 70 mila euro a puntata per ospitare il carrozzone di “Veline” sul proprio territorio. Mentre Lucca ha declinato l’invito del Biscione, ci sono realtà come Reggio Calabria che di serate per quel programma monnezza hanno fatto incetta, pagando gli onorari alla famiglia del presidente del consiglio tramite l’utilizzo di fondi pubblici (nostri). Peccato che il comune di Reggio quei soldi non li abbia investiti per istituire corsi gratuiti di utilizzo internet, riservati ai cittadini di mezza età tradizionalmente “televisionari” e non si sia prodigato per migliorare l’accessibilità alla Rete con l’installazione di antennine wireless, come ha fatto Milano nel parco Sempione. Avrebbe dato opportunità di crescita a giovani informatici e reso utile servizio ai propri cittadini. Niente. Reggio è uno dei tanti comuni che preferiscono apparire su Mediaset per alimentare il cieco divismo televisivo, di cui il Sud in particolare ancora oggi si nutre. Alla faccia di quelle povere - spesso brutte - illuse che in cambio di visibilità sfilano gratis su quel palco facendo la pappa ad Antonio Ricci e ad Ezio Greggio.

Ma sta cambiando rapidamente tutto. Televisioni locali e nazionali sono sulla stessa barca che fa acqua trascinata dalla stessa corrente. Si taglia tutto, persino le spese per il rilevamento dell’Auditel che fornisce dati mensili di ascolto empirici e fittizi in libroni pesanti come macigni. Anche il festival di Sanremo per la prima volta dopo oltre 50 anni potrebbe essere tagliato. Costa troppo e perde ascolti perché mentre gli anziani muoiono, i giovani guardano Mtv connessi ad Internet.

Tratto da http://www.danielemartinelli.it/

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