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Tuesday, August 12, 2008 - ore 15:11
Noi a questa Europa non assomigliamo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Noi a questa Europa non assomigliamo
Non siamo suoi figli, anzi nemmeno lontani parenti.
Eppure il parlamento italiano, cioè il nostro massimo organo rappresentativo, ha accolto il trattato di Lisbona, sottoponendoci, di fatto e di diritto, all’autorità o meglio alla mercè, di un’ Europa che implacabilmente e scientemente impone agli Stati membri, mostruosità giuridiche ed oscenità morali.
Per vigliaccheria ed inedia dei più, Forza Nuova è rimasta sola nella protesta e nella denuncia.
Avendo votato in piena estate con l’omertà dei mezzi di informazione che di informare, per mesi, hanno accuratamente evitato, grazie ad un parlamento che eccelle solo in privilegi e stipendi, lo Stato italiano entra ufficialmente al servizio di quell’Europa che, anni fa, ottimisticamente chiamavamo ‘dei mercanti’ e che oggi, per obbiettività, dobbiamo definire ‘dei furfanti’.
Ma se l’Europa è una canaglia, come definire il parlamento italiano che accetta di rinnegare quei principi di civiltà giuridica che sono la base e l’onore di ogni nazione evoluta?
Noi che abbiamo inventato il diritto e l’abbiamo insegnato all’Europa e al mondo, subiamo colpevolmente una indecorosa involuzione verso la barbarie e l’arbitrio.
In aula dov’erano i parlamentari avvocati e giuristi? Dove gli ex magistrati?O sono tutti della statura di Antonio Di Pietro?
E per quel che concerne le questioni etiche e morali, ignora il nostro parlamento che quel voto porterà inevitabilmente alla legittimazione di situazioni (matrimoni gay, adozioni da parte di omosessuali, eutanasia) improponibili ad un popolo che non ha mai reciso il legame indissolubile che da duemila anni lo lega, e non certo solo per ragioni storiche, alla Chiesa di Roma?
Il parlamento di uno Stato laico, però eletto da un popolo cristiano, può abiurare impunemente i principi e i convincimenti della stragrande maggioranza di coloro che è chiamato a rappresentare?
Può trattare quei valori come fossero regolamenti da abrogare o contratti da invalidare?
Non è questo nella sostanza, se non nella forma, un tradimento in piena regola?
Ed è irrilevante, a questo punto, che ci sia dolo o colpa, ignoranza o complicità.
Entriamo, tra gli applausi di un parlamento ubriaco e incompetente, nelle fauci di un’Europa che detta regole inaccettabili e che da troppo tempo ci tratta in modo irriguardoso, arrogante e mendace.
E’ un Europa evidentemente immemore non solo delle sue radici spirituali, ma anche della sua storia culturale, un’Europa ingrata che finge di ignorare che senza il contributo della cristianità e del genio italiano, oggi forse sarebbe poco più che un’espressione geografica.
Proprio quello che, di questo passo, s’appresta a diventare.
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