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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Wednesday, August 13, 2008 - ore 10:16


Non è tanto per me, quanto per le pesche!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi abbiamo un nuovo problema di cui discutere. Il tema del pandispagna è stato ampiamente dibattuto, credo non ci siano più dubbi sulla sua inutilità. Oggi quindi, per approfondire la questione inaccettabilità gastronomica, parleremo di qualcosa che crea fastidio allo stesso modo, e talvolta in maniera ancora più aggressiva: il nocciolo rotto della pesca.
A me fa quasi passare la voglia di mangiare una pesca.




Sono molto metodica nel tagliare la mia pesca, parto con la calottina e creo una sezione perfetta a un terzo circa del frutto, e ne addento metà con partecipazione e spirito di scoperta, per capire se è succosa o croccante, morbida o dolce. A me le pesche non piace morderle, non sono una morditrice. Mi piace mangiarle col coltello, tagliare fettine precise, minuziose e identiche, finché non sono pronta a mangiare la mia meravigliosa pesca, strappo le mie fettine e BUM! arrivo al nocciolo e lo trovo rotto, con quella sottospecie di gel giallognolo che esce, come la resina dagli alberi.
È una cosa disdicevole. Porta a far detestare le pesche e le nocepesche che io, personalmente, adoro. È necessario qui fare una distinzione di sorta, perché il velluto della pesca “normale” fa venire quei brividi alla lingua, come leccare il cotone (leccare non significa leccarlo volontariamente, ma quando ti finisce in bocca anche per sbaglio, tipo quando vogliono farti stare zitta a tutti i costi... mai provato?). La nocepesca invece la tieni tutta, non si butta via niente, è come dire che sta bene su tutto, come il rosa.
Ebbene sì, sono metodica e fissata anche quando si tratta di mangiare pesche. Alcune azioni quotidiane si trasformano in strategie, bisogna fare le cose fatte bene, con professionalità e convinzione. Ed è proprio la mia metodicità che mi fa sbattere contro l’ineluttabilità del destino. Il fatto è che tagliando la sezione inferiore scopri subito se il nocciolo è rotto, lo trovi aperto come un bocciolo a maggio, e lì ti passa la voglia di mangiare la tua pesca perché gli spicchi non li puoi più tagliare e poi strappare, ma devi farci attenzione, tagliarli via senza toccare il nocciolo, che poi perde quella sua resina insopportabile. E allora la pesca non viene completamente mangiata, e pezzi di polpa rimangono attaccati al nocciolo ed è come aver perso, essere stato sconfitto.
La cosa peggiore in tutto questo è che non lo puoi prevedere. L’imprevedibilità del caso, questa maledetta imprevedibilità del caso. Non puoi sapere se il nocciolo sarà integro o rotto a metà, non lo saprai mai finché non taglierai il primo pezzo, la calottina se sei fortunato, uno spicchio se ancora hai delle speranze dovute a un taglio poco preciso in sommità. Questione di probabilità, pura e semplice statistica, matematica, percentuali. L’ignoto, il mistero del mondo che si riflette sul nocciolo di una pesca.
Io che non mangio anguria perché mi annoia togliere i semi. Io che non mangio l’uva, perché mi annoia togliere i semini. Io che mangio ciliegie solo perché il seme è nella monodose, e tolto uno sei a posto, se no farebbero la fine delle angurie e dell’uva, che non mangio seriamente da anni. Ma il nocciolo rotto della pesca. Quello è sacrilego.
Ad esempio, se adesso io prendessi una pesca e trovassi il nocciolo rotto a metà, probabilmente penserei che la mia giornata sta per tramutarsi in un disastro.
Ho paura di avvicinarmi al frigorifero.
Anche perché potrei ingozzarmi come ieri, e come l’altro ieri. E lievitare vistosamente.
Ma almeno così do un pretesto ad amici e conoscenti per rimproverarmi della mia scarsa forza di volontà nel fare diete di sorta.
Dico io, le diete sono fatte apposta per non farle. Durano un giorno e ti hanno già stancata. E il giorno dopo mangi per dispetto, perché ti sei autoimposta una cosa che non volevi, veramente. Cioè, la volevi ma non la volevi in realtà. Vorresti semplicemente dimagrire mangiando, che male c’è. Ognuno ha un sogno nel cassetto, io ho questo.

No, oggi niente porcherie, fermati sciocca Silvia. Oggi solo frutta e verdura.
Vado a farmi la peperonata.

Forse dovrei prendere un treno. Destinazione: lì.



Sì, sono impazzita.



I fichi - Francesco Guccini

La canzone, onestamente, come testo non è un granchè. Però ci ho messo tutta... una grande ouverture musicale. Quindi attendete, vado ad eseguire l’ouverture... [Suona]
L’ouverture mi è riuscita un...un 60%, che non è una brutta percentuale, perché...no, eeh, no no... [Suona]
E’ che io a questo punto avrei dovuto fare un do, ma il do non è una nota facile, il do è una nota...
Beethoven che era Beethoven il do ci prendeva un 80% delle volte, anzi ha scritto una decima sinfonia senza do perchè mi fa rabbia, ma la società "Gli amici delle sette note" non gli ha mai permesso di pubblicare. E il tempo di questa canzone è un tempo... il tempo è un tempo: carina questa!
Il tempo è un tempo, ma, il tempo un tempo era...
Ah, un momento: bisogna spiegare a quelli di sotto che il microfono che dovrebbe essere qui è qui e il microfono che dovrebbe essere qui è qui. Il fatto che qui e qui in italiano si dica nello stesso modo
complica orrendamente le cose però... Va beh, insomma, il tempo un tempo era... un valzer moderato, ma col passare del tempo, e te dai... ha acquistato una precisa coscienza politica ed è diventato un valzer decisamente di sinistra. Ah ah aah! Virtuosismi? Ma vorrei l’applauso. [Suona]. Temo che questa chitarra sia orrendamente scordata, ma il pezzo è giusto con la chitarra orrendamente scordata. La canzone potrebbe ricordare a qualcun..., la canzone si chiama "I fichi", potrebbe ricordare a qualcuno "I crauti". "I crauti" è una canzone scritta tanti anni fa, una canzone... si fa per dire, che faceva....

Io non capisco la gente...

eh, te fai sì sì con la testa: la conosci? E’ la tua canzone preferita! Te a un certo punto vai col tuo moroso e dici "Senti suonano i crauti, è la nostra canzone!"... No, un momento c’è della gente così eh! Io...

Io non capisco la gente...

questo e’ un valzer con una precisa coscienza politica. Non è, c’è, c’è, è... ma è... lei mi dica ha una...

che non ci piacciono i crauti...

Ecco la mia canzone è molto diversa. Fa:

Io non capisco la gente
eh lo so, va beh, d’altra parte
che non ci piacciono i fichi:
Già diversa!!Già diversa!!
l’ han detto persino gli antichi
sì ai fichi ed abbasso i bigné.

Virtuosismo. C’è questo sol che è... è un mi bemolle, comunque... Lo abbassiamo? Lei cosa dice? Lo abbassiamo? Ma siiii... Ma siii.... Seconda strofa nella quale si va a spiegare l’ontologia del fico, ovvero la vera, reale essenza del fico. Che non e’ da tutti, insomma, cioè... Notate che quando faccio il virtuosismo mi abbasso con la spalla sinistra perchè mi viene ehm più facile... Peccato che nel disco non lo vedranno che mi abbasso con la spalla sinistra, ma... [Suona] Eh? Cosa viene adesso?!

I fichi son quella cosa
pregevoli assieme al prosciutto,
mangiabili in parte o del tutto
da soli o sia pure in alcun..

A fewbody, mi dicono gli anglosassoni..

Mangiabili in piedi o a Verona
a letto, al mattino, in stazione,
dovunque dà gioia... il melone,
ma questa è un’ altra canzon...

Mangiabili in verno o d’ estate
e fino l’ autunno inoltrato,
ma allora c’ ha il nome cambiato
e si chiamano marron-glaceés...

Quando uno è bravo....

Ma quando è maturo e sugoso
allora è il momento del fico
ch’e buono sì che non vi dico...
Oh rabbia, che ormai l’ ho già dett!

La canzone, vi sarete resi conto che è di grande serietà e di grande impegno. E’ una canzone scientifico-morale e in questa strofa io vado a spiegare le prove scientifiche della beneficità del fico per gli esseri umani. Vai!! [Musica] Ehm, l’ho detto prima di Beethoven che non... Se qualcuno mi tenesse un dito qua!

Il fico fa bene alla vista...
Stupiti!Vi vedo stupiti..
gli uccelli ne mangian quintali
e... quasi nessuno ha gli occhiali,
ma questo è un segreto di poc.

Ma questo è soltanto uno scherzo
di quello che giova in salute:
su in Svezia che han larghe vedute...
anche sui 30, 40 centimetri
i fichi la mutua li dà...

Eh?! Un applauso ma per cortesia! Se ce ne fosse bisogno, successive prove della beneficità del fico in natura...

Te prova ad andar sotto a un camions
oppure va sotto a un tranvai,
poi va sotto a un fico e vedrai
di quanto starai tu più ben...

Controindicazioni...

Ma attenti a non far come quello
che in preda a pensieri lubrichi
andò sotto a un camions di fichi:
non puro può far molto mal...

Con... con grande vostro e mio dolore, soprattutto vostro, ma anche mio, siamo giunti al finale che vi spiegherà la parte direi... ehm... la parte direi della canzone.

Ma ormai sono giunto alla fine
e vi ho visto d’accordo e contenti:
fra un fico e un cazzotto nei denti
ognuno ormai sceglier saprà...

Non è tanto per me, quanto per i fichi!


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