1) Sicapunk con la maglietta di Neffa! 2) Sicapunk che ascolta i POOH
MERAVIGLIE
1) il gin lemon 2) atmosfera ovattata post-balla 3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato... 4) gli stranimali 5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam 6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig) 7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere? 8) lo stroh-rum di momo!!!!
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Friday, August 15, 2008 - ore 14:48
Io non c’ero. Io c’ero.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei avere visto i Nirvana. Lì, su un palchetto piccolo in uno studio televisivo. O, magari, allo Showbox. Anche se lì, insieme, non c’hanno mai suonato.
Un giorno vorrei parlarti dello ShowBox. Quando ero bambino ridevo di un allievo di mia madre, che diceva che immaginava il treno molto peloso perché il fratello, partito militare, gli aveva detto che l’aveva preso per un pelo. Certo mi chiedevo come un 12enne potesse non aver mai visto una stazione e pensare una cosa simile, ma poi ci ripensavo e mi accontentavo di riderne. Come facevano i ’grandi’.
Ogni tanto guardo ’Singles’ e vedo i muri di Seattle con la scritta mother love bone. O infilo a forza il dvd del live allo Showbox dei Pearl Jam nel lettore e sogno di avere un cinema 3d nella camera. O forse ce l’ho davvero perché mi muovo, canto insieme al pubblico e sudo. Quasi come fossi lì. Pur senza aver fatto un volo nella città principe dei suicidi, dell’inquinamento ma, soprattutto, del rock.
Di quella chitarra elettrica distorta male che a me tanto piace e forse a te non dice nulla. O forse non dovrebbe dire nulla a chi ha superato l’adolescenza, se non richiamare ricordi.
Quel male di vivere in six strings continua a perseguitarmi e a farsi adorare. Perché quelle corde vibrano e oscillano come le onde delle mie giornate, quasi come fossi uno dei loro custodi temporanei, come mi fosse affidato il compito di portare a spasso un po’di quella musica plasmandola a modo mio sul jog di un lettore cd o dalle onde radio di un emittente libera. Un po’come un cane che scruta da un buco che succede fuori, scansandosi con movimenti piccoli e rapidi, come ha imparato da chi lo possiede.
Penso a quell’espressione che sembra idiota di Dave Grohl, quel semi sorriso, quel vivere sempre a bocca aperta come per captare boccate di fumo passivo, come un anelare a qualcosa che deve sempre arrivare. E allora tocca battere la batteria. E allora tocca cantare. Mentre tutti quelli che ti stanno intorno sanno chi sei e tu ti porti sulle spalle il peso della morte di un amico, il peso di avere un gruppo sempre paragonato al tuo primo amore di band... Il peso dei ricordi. Ricordi di gloria, ricordi di merda.
E allora tocca fare il coglione urlando schizzando e mettendo due frasi geniali in mezzo al maggior numero di rumore possibile. O rompere il non-rumore urlando come una bestia per dare l’attacco a una chitarra in best of you, per farsi notare.
Una volta che la chitarra è partita ci sono altri strumenti che suonano, altre cose che si mescolano. E il compito di chi ha iniziato ad urlare magari finisce. Per lo meno il fenotipo del compito verso di te.
Quello che viene composto finché sta zitto è il più bel concerto incompiuto che non sentirai mai.
E’per questo che potrei parlarti per ore dello Showbox. Senza esserci mai stato. Io quel concerto provo a viverlo ogni volta che metto dentro quel dvd. E ogni volta che lo tolgo. Lì, nella mia testa. Dove non ho bisogno di nessun fonico per cantare al meglio. E dal qual posto, purtroppo, forse non usciranno mai quelle note così belle che stanno suonando.
Tutto il resto è patina superficiale di un calzanetto passato alla buona sulla scarpa elegante, giusto un attimo prima di uscire. Poco di interessante, insomma. Ma tanto, per nascondere le crepe davvero interessanti che il passato, il presente, i sogni lasciano. In ogni crepa c’è qualcosa. E se vuoi vederlo devi togliere la patina da sopra. C’è un mondo bellissimo e infame in ogni crepa, ed è quello che riesco ad offrire. Per fortuna, però, posso usare la musica.
BREED - NIRVANA
I don’t care... Care if I’m old I don’t mind... Mind, don’t have a mind Get away... Away from your home I’m afraid... Afraid of a ghost
Even if you have Even if you need I don’t mean to stare We don’t have to breed We can plant a house We can build a tree I don’t even care We could have all three She said...