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MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Saturday, August 16, 2008 - ore 19:53 CONFESSIONI DI UNA SPIA 4/A PARTE Il repulisti che seguì alla sua morte fu generale. Parecchi agenti suoi protetti vennero trasferiti. Attesi il peggio, poiché nessuno più di me era stato avvantaggiato da lui nella carriera. Eppure forse proprio la mia posizione nella Organizzazione fece sì che fossi temuto, e quindi lasciato in pace. Inoltre il Capo durante la sua vita aveva terrorizzato tutti con la sua personalità sconnessa e fredda, ed io quindi che per tanto tempo avevo goduto della sua fiducia, venivo visto come il depositario di troppi segreti. In ogni caso dopo sei mesi di situazione ambigua, giunse una graditissima sorpresa. Venni promosso come capo del contro spionaggio dell’intera Organizzazione. Appena raggiunta la nuova carica ed in completa sintonia con i miei capi bruciai un bel po’ di informazioni sul nostro apparato difensivo. I primi risultati furono stimati dai capi dell’Organizzazione assolutamente incoraggianti. Venni complimentato dal capo del governo, e dopo qualche settimana mi venne offerto la possibilità di mettere su un piano che aveva come fondamentale obiettivo quello di infiltrare un numero consistente di agenti in vari settori della vita pubblica del mio paese. Non potevo farmi sfuggire una occasione di questo genere. La migliore gioventù della Organizzazione fu eliminata. Mandai, senza il minimo rimorso, un bel po’ di agenti a morte certa. Per cercare di coprire questa tattica, bruciai un paio di nostri agenti che vennero incarcerati per poi sparire. Avevo l’impressione con il passare del tempo di essere un demiurgo. Ero il regista occulto di quello che succedeva in due paesi. Decidevo in pochi attimi della vita non di una sola organizzazione ma della vita di tutti. Conoscevo le liste degli infiltrati della Organizzazione nel mio paese, ma nello stesso tempo conoscevo anche le liste del nostro servizio segreto. Proprio l’uso acuto di queste conoscenze fece sì che alle sconfitte nel mio paese della Organizzazione, facessero seguito delle vittorie all’interno. Tutti erano soddisfatti di me, i capi della Organizzazione per la mia opera di contro spionaggio, i capi del mio servizio segreto per la scoperta di tutti gli agenti nel piano di infiltrazione. Poi arrivò l’invasione del deserto del Golem. E’ stato il momento nel quale i due paesi confinanti sono stati più vicini alla guerra, e contemporaneamente quello nel quale, i giornali e gli altri mezzi d’informazioni hanno fatto più confusione. Certo fu un affare complicato, quasi indefinibile. Da parte dei giornali prima si parlò di tensione, poi di quasi-guerra ed infine di falso allarme. La verità è che la guerra ci fu, anche se brevissima. Sui giornali le notizie di un attacco al mio paese approfittando di una poco difendibile landa desertica, vennero prima gonfiate all’inverosimile, e poi invece destituite di ogni fondamento. La verità è che invece l’invasione ci fu, poiché una unità scelta dell’Organizzazione attaccò degli avamposti nel deserto. Ma questo attacco che doveva avere il vantaggio della sorpresa trovò invece delle truppe disposte ad una forte controffensiva, che annientarono i cinquecento incursori. Del resto la colpa di tutto quanto non fu esclusivamente mia. Seppi solo alla fine da informative riservate che esisteva un progetto del genere, avevo poco tempo quindi a disposizione per comunicarlo ai miei superiori, cosa che feci. Ma la spia incaricata di passare il confine per un banale contrattempo fu scoperta, dovetti allora allertare dei canali non velocissimi con il risultato che i dettagli del piano giunsero nel mio quartier generale con forte ritardo. Fu così che l’attacco degli uomini della Organizzazione ebbe successo in un primo tempo, per essere poi respinto in un secondo tempo. Naturalmente da parte di tutti e due i paesi non vi era interesse a diramare la notizia. Quello invaso perché questo fatto avrebbe svelato il fatto di essersi fatto cogliere impreparato, quello invasore per aver perso cinquecento uomini. Fu così che i due servizi segreti da sempre nemici si trovarono paradossalmente uniti nel tentativo di distogliere l’attenzione dei media, da una battaglia che durò sei ore, ma che ufficialmente non ebbe mai luogo. Lo so è difficile da comprendere per una persona che non fa parte di un mondo del genere, ma per quanto possa sembrare assurdo ed ingrato, per quanti servigi io avessi reso al mio paese, la storia del Golem offuscò in qualche modo la fiducia che i miei superiori nutrivano nei miei confronti. Il nostro è un mondo assurdo dove il livello delle aspettative ha una soglia che continuamente deve essere alzata. Una volta raggiunto un determinato livello non è più possibile regredire, né si può più sbagliare un colpo. Errori che avevo fatto da giovane, non era possibile ripeterli, e per quanto nell’affare Golem il mio comportamento fosse stato ineccepibile i capi nel mio paese, esigevano, che per riscattarmi, in qualche modo organizzassi una operazione di rappresaglia. Era difficile per me agire, ero troppo esposto, ma l’errore di valutazione, ed il ritardo nelle informazioni che avevo dato nella vicenda precedente, mi toglievano qualsiasi alibi. Dovevo riuscire a fare qualcosa che avesse una importanza fondamentale per il mio paese, ma nello stesso tempo non potevo rischiare, per salvare anche la mia posizione di capo del contro spionaggio, che l’operazione avesse dei risvolti troppo drammatici. Scelsi così una operazione strategicamente fondamentale, e che non comportasse il benché minimo spargimento di sangue. Vi era una base militare al confine che di fatto era depositaria di tutti i codici di decrittazione, e di tutte le informazioni riservate della Organizzazione. Come al solito il contentente era più importante del contenuto. Era più importante conoscere i codici, che sapere le informazioni. Il mio progetto era quello di far entrare un infiltrato e di copiare, operazione che un buon agente avrebbe portato a termine in pochi minuti, tutti i codici. L’operazione all’inizio ebbe esito positivo, l’agente si infiltrò e solo dopo tre settimane, aveva già condotto in porto tutto quanto. Tornò in patria senza alcun rischio personale. Fu accompagnato da me in persona nel punto nel quale avrebbe dovuto attendere la scorta per tornare in patria. Fu solo dopo che l’ebbi accompagnato al punto stabilito, che mi successe una cosa del tutto strana. Sentii per la prima volta da quando ero in quel paese un vago senso di colpa nei confronti della Organizzazione. Tornai a casa abbastanza triste, eppure quella operazione se andata in porto rappresentava per me una ottima occasione per un riscatto, ed invece un senso di vaga angoscia non mi dava tregua. Fu solo quando andai a casa ed ebbi la notizia che quei codici che il mio agente aveva copiato, sarebbero stati cambiati da lì a quarantotto ore, che la mia angoscia diminuì. Sembrava che l’Organizzazione avesse dei sospetti per una infiltrazione nemica. La notizia era giunta in ritardo, ma ugualmente fui persino contento. Il mattino dopo nel mio ufficio arrivò la notizia del ministro per la sicurezza che si congratulava con me “per il fatto che il nostro sistema di sicurezza sembrava non avere crepe”. Fui felice. In fondo, quei complimenti me li ero guadagnati. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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