![]() |
|
|
![]() |
|
MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Monday, August 18, 2008 - ore 23:27 CONFESSIONI DI UNA SPIA 5/A PARTE Passarono alcuni mesi di apparente calma. Tutta la mia vita non poteva in nessuna maniera prescindere dalla mia carriera di spia. Non avevo mai fatto amicizie, non avevo mia avuto neanche storie con donne. L’unica persona con la quale avevo avuto un apparente rapporto di amicizia, anzi no di complicità, era stato il Capo. Dalla sua morte, la mia solitudine, se possibile, era diventata ancora più assoluta. Questo però per me poteva essere solo un vantaggio. Conoscendo meno persone possibile avevo meno occasioni di sbagliare o di tradirmi. Quel senso di angoscia però che mi perseguitava si mischiava oramai ad una crescente amarezza. L’unica cosa nella quale trovavo sollievo era quella fotografia che avevo nel cassetto della mia scrivania. La fotografia di una bambina bruttina, di dieci anni, morta investita da un’auto. Dopo qualche mese di schermaglie, nelle quali però tutto sommato non successe nulla di significativo sul fronte spionistico, si diffuse all’interno della Organizzazione una notizia formidabile. Da delle informative giunte da un famigerato agente all’estero, si affermava che l’Organizzazione era minata all’interno dalla presenza di una spia nemica. Il nome in codice di questa spia era Farfalla d’Oro. Avevo quasi dimenticato il nome in codice con il quale avevo cominciato la mia carriera spionistica. La cosa all’inizio anziché impaurirmi per qualche verso mi divertì. La storia dei nomi in codici è uno degli affari meno chiari di una professione per vocazione poco chiara come quella della spia. Il solito ministro mi telefonò avvisandomi che la notizia giunta da un nostro agente all’estero era assolutamente fondata, e che a me, capo del Controspionaggio spettava il compito di compiere le ricerche. Ostentai un moderato scetticismo, poi però davanti alle sue emotive reazioni da politico, assentii. Lo feci con fare protettivo, come è tradizione delle spie che manovrando nell’ombra, possono permettersi di proteggere, e contemporaneamente ricattare, coloro che sono più esposti. Dopo aver sentito le sue querule suppliche, e ricevuto il suo ordine di ricercare questa famigerata spia, riattaccai. Dopo qualche attimo, con l’interfono chiamai la mia segretaria e redassi insieme a lei una nota operativa nella quale ordinavo la mia cattura. La caccia dopo mesi di estenuanti indagini, ed un paio di morti misteriose diede, come ampiamente prevedibile, esito negativo. E’ difficile per una spia riuscire a mettere a fuoco una intera esistenza. Eppure nelle annotazioni a piè di pagine che mi sovvengono a volte, su quella che è stata la mia vita, ci sono avvenimenti che non riesco proprio a dimenticare. Uno di questi ad esempio è stato il mio ultimo viaggio in patria. Nel mio paese. Lo feci di nascosto, nelle vesti dimesse di un oscuro uomo d’affari, e restai per sole sette ore nella capitale. Non avevo avvisato nessuno, neanche i miei agenti, o i miei superiori. Volevo solo rivedere la mia terra. Lo so che avrei già dovuto prepararmi ai cambiamenti che il tempo inevitabilmente apporta al nostro mondo. Lo so che quello che dirò sembrerà ingenuo, ma quella terra che visitai quel giorno, non era più quella terra che io conoscevo. Dopo tutto quello che mi era capitato all’estero e tutti i rischi che avevo corso, c’era nei miei occhi una muta preghiera perché riuscissi a trovare un mondo uguale rispetto a quello che avevo lasciato vent’anni prima. Ma Farfalla d’Oro oramai non aveva più nulla a che spartire con quei palazzoni, con quella gente, che frettolosamente procedeva con strafottenza verso la propria vita, del tutto ignara, e soprattutto disinteressata per le nostre guerre sorde, silenziose, inutili. Vagai per un paio di ore in un paio di parchi pubblici, ma davanti ad uno sguardo sospettoso di un poliziotto che mi aveva scambiato per un pedofilo in cerca di fortuna, tornai in albergo. Passarono poi ancora degli anni che nella mia memoria finiscono per confondersi l’uno con l’altro. Furono anni fumosi, futili che sembravano permeati da una certa atmosfera di inutilità. Vedevo i due paesi che cambiavano velocemente. Vedevo i figli dei miei subordinati nella Organizzazione farsi crescere i capelli, fumare droghe, fare all’amore liberamente. Quella che era stata la nostra vita, una vita fatta di tensione, di sacrifici, di vita grama che pur rimanendo una presenza nascosta, ma essenziale in passato, ora aveva finito per diventare qualcosa di inutile. Anche i politici per quanto avessero paura del nemico, raccomandavano a noi membri dell’Organizzazione di andarci con i piedi di piombo, di smetterla di giocare alla guerra. Di crescere, insomma. Nel mio paese le cose non andavano certo meglio. Le notizie di seconda mano che mi arrivavano erano effettivamente poco incoraggianti, e mi facevano diventare la mia terra ancora più estranea di quanto già non fosse. Ero arrivato in questo paese vent’anni prima con grandi propositi belligeranti, e con un sentimento di grande lealtà nei confronti del mio paese, ed ora, invece mi trovavo a rischiare la mia vita, in un paese nemico, per una patria che quasi non ricordavo più. Era tutto un inutile parlare di pacificazione, di allentamento della tensione, di comprensione reciproca. Noi, i professionisti dell’odio, che in fondo però eravamo stati sempre i primi a pagare in qualsiasi occasione, eravamo oramai diventati delle vecchie cianfrusaglie da mettere in soffitta. LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
|||