BLOG MENU:
MuzziSan, 38 anni
spritzino di palayork
CHE FACCIO? Ingegneria
Sono single

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


STO LEGGENDO

La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito.

HO VISTO

Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no.

STO ASCOLTANDO

Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile)

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna.

ORA VORREI TANTO...

Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ?

STO STUDIANDO...

Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata


BLOG che SEGUO:


di0
vel

BOOKMARKS


Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti!


UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 2989 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]

APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30


Thursday, August 21, 2008 - ore 21:45


CONFESSIONI DI UNA SPIA 6/A PARTE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Eppure gli ultimi anni della mia carriera spionistica furono in qualche modo vivacizzati da una caccia che intrapresi. Ho già accennato in precedenza al fatto che un famigerato agente della Organizzazione all’estero avesse svelato il fatto che l’Organizzazione in un punto nevralgico aveva una spia, la famigerata Farfalla d’oro. Ebbene questa famigerata spia continuò a svelare oscuri retroscena sulla mia carriera spionistica. Svelò l’affare del Golem, e poi la storia dei codici rubati. Sembrava abbastanza dentro le procedure del nostro controspionaggio. Presi una decisione. L’identità di questa famigerata spia era ovviamente segreta. Solo il primo ministro e quello della difesa, la conoscevano. Era in pratica il mio omologo. Decisi quindi che come lui aveva dato la caccia a me, io l’avrei data a lui. Scoprii che viveva proprio nel mio paese. Allertai tutti gli agenti a mia disposizione. Inviai al primo ministro del mio paese, una nota nella quale segnalavo questo fatto. Negli organigrammi del nostro contro spionaggio c’era un elemento che metteva a repentaglio la mia sicurezza e quella dell’intero paese. Il ministro per mezzo di comunicazioni cifrate mi rispose che avrebbe provveduto. Io dal canto mio cercai in tutte le maniere di scoprire dall’interno della Organizzazione la sua identità.
Le ricerche andarono avanti per alcuni mesi, ma l’identità di quell’uomo rimase sconosciuta. Ora sapevo dopo tanto tempo che anche nella Organizzazione c’era uomo che aveva per anni finto, spiato, e tradito come me. La solitudine, l’estraneità che avevo provato nei confronti del genere umano per tanto tempo, furono in qualche modo lenite.

Eppur le ricerche sembravano non poter avere successo. Ogni volta che l’identità della persona sembrava essere a portata di mano, succedeva qualcosa che mi impediva di poter stringere il cerchio. Sfuggiva ad ogni tipo di trappola, e mentre compivo questa ricerca dovevo anche stare attento a salvaguardare la mia posizione.
Eppure parlare di odio in una situazione come questa potrebbe apparire del tutto inutile. Non lo odiavo assolutamente. Anzi sembravo provare per quell’uomo così valido, e subdolo, una oscura sensazione di affetto. Non avevo mai nutrito un odio formidabile per i miei nemici. Era questo in fondo che mi era sempre piaciuto della nostra professione. La capacità di poter infliggere dolore, di poter essere spietati, senza che però vi fosse alcuna forma di animosità. Quanto primordiali ed inutili consideravo le guerre a confronto invece con le nostre segrete ed agghiaccianti esecuzioni. Quelle cacce implacabili dalle quali era così difficile, se non impossibile, sfuggire. Quanto da ragazzo avevo sempre di più apprezzato gli oscuri maneggi di corte, rispetto alle grandi rumorose, ed in fondo, inutili, battaglie! Ora con la nostra caccia reciproca il mondo dello spionaggio era daccapo vivacizzato da qualcosa di notevole. Era divenuto il nostro, a confronto con la sonnacchiosa e complice atmosfera che si era instaurata tra i nostri due paesi, l’unico duello oramai che potesse in qualche modo renderci ancora tutti quanti vivi, necessari.
Né tantomeno questa caccia aveva nulla a che fare con la presunta fedeltà al mio paese. Ero troppo lontano e troppo diverso per essere ancora cittadino di un paese che oramai non riconoscevo più.
Ed ora si giunge all’aspetto più interessante della vicenda.
I nostri due paesi, finalmente, dopo un lungo e ponderato itinerario sulla strada della “comprensione reciproca” hanno deciso di accantonare le loro pluridecennali diatribe, e stringere un patto di lunga amicizia. La tensione continua però ha esagitato i cuori, li ha resi aridi, senza sollievo alcuno. Tutto l’apparato creato dai due paesi in questi anni per la reciproca distruzione si è rivelato del tutto inutile. Solo una vittoria assoluta da parte di una delle parti in causa poteva giustificare un tale dispendio di energie. Ma la vittoria non c’è stata, né, e questo è stato un merito dei capi averlo capito, ci sarebbe mai stata. E’ quindi scoppiata la pace. Tutti in nome della famigerata “comprensione reciproca” hanno deciso di riporre l’ascia di guerra. Siamo in pace, finalmente.
Anche l’Organizzazione, della quale sono diventato capo nel frattempo, ha avuto ordini di prendere accordi con il servizio segreto nemico, per uno scambio di utili informazioni. Nessuno svelerà nulla a nessuno, ovviamente. Ma ai politici piace credere che basti un pezzo di carta per fermare l’ostilità fra due popoli.
Ora, io capo della Organizzazione, mi trovo in una suite di un albergo della mia vecchia capitale, della mia vecchia patria. Devo incontrare il mio collega.
Dopo essere ritornato nella mia patria da estraneo ora ci ritorno da nemico. Sarebbe potuta essere una faccenda divertente se uno dei miei vecchi capi fosse diventato il capo del mio segreto, poiché in fondo avrei oggi la possibilità di riabbracciare dopo trent’anni un vecchio conoscente.
Dovrebbe, dovrebbe esserlo, ma non lo è. Lui, il mio collega, il capo del mio servizio segreto, infatti è l’uomo al quale io ho dato la caccia per tanti anni. Conosco la sua identità, come lui del resto conosce la mia. E’ lui. L’infiltrato che per tanto tempo ha fatto fallire i miei disegni, è diventato il capo del mio servizio segreto, come del resto io sono diventato capo del suo.
Quell’uomo che entrerà tra poco in questa stanza e che calorosamente mi darà una pacca sulla spalla è il mio nemico tenacissimo. L’unico che io non sia riuscito a sconfiggere. Siamo avversari dunque, ma in modo del tutto inverso rispetto a quello che la gente crede. Dovremmo uscire da questa stanza e prendere alloggio con le delegazioni invertite, ma non possiamo, non possiamo ancora svelarci, o perlomeno, non possiamo più svelarci. Siamo rimasti impelagati in un gioco di menzogne e di impostura al quale non possiamo più sottrarci. Non possiamo fare altro che continuare a fingere in un gioco assurdo, in un gioco che ci accompagnerà fino alla tomba.
Sono qui fermo. Attendo con pazienza che tra poco la maniglia si giri ed un vecchio agente dell’Organizzazione apra la porta e lo faccia entrare. Lui mi guarderà sorridente, farà qualche passo nella mia direzione, e poi mi stringerà con calore la mano.
Io farò altrettanto.



COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK