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Saturday, August 23, 2008 - ore 13:33


Il magico mondo delle librerie
(categoria: " Pensieri ")


Avevo bisogno di evadere da me stessa. Ho preso e sono andata in libreria.
Un’ora e venti, immersa nei libri. In cerca di un altro mondo in cui rifugiarmi, in cui scappare.
Di solito un’ora e venti è il lasso di tempo minimo da passare il libreria, talvolta tocco anche le due ore.
La libreria è il mio paese dei balocchi, credo che sarebbe la mia casa perfetta. Quando avrò una casa tutta mia, vorrei tanto avere una biblioteca, sì, una stanza enorme adibita a contenere tutti i miei libri, con tanto di cartellini, scaletta in legno su cui arrampicarmi, una poltrona sul quale sedermi e inebriarmi di quell’odore di stampa che così tanto amo. Stampa fresca, una droga nuova, oppure il profumo di un libro antico, il solletico della polvere che si fonde con la carta ingiallita, gli angoli con il dna di migliaia di consultazioni.
Mi fermo ad ogni scaffale, narrativa italiana, narrativa straniera, storia, saggistica. Cerco un tomo che mi catturi, che mi impigli e mi faccia entrare nella sua magica atmosfera, che mi faccia prigioniera e mi rubi i pensieri. Un libro egocentrico, che mi voglia tutta per sé.
“L’eleganza del riccio”, “La solitudine dei numeri primi”, “Gomorra”, ne parlano tutti, l’evento commerciale dell’estate 2008. Passo avanti, troppo famosi, troppo conosciuti, troppo abusati. Io cerco qualcosa di inedito, una copertina che mi attiri, una trama che mi avvolga come una ragnatela.
Pamuk, Lessing, ne ho già abbastanza di loro, ho passato intere lezioni di scrittura accademica a riassumere e ad analizzare i loro scritti, hanno già dato e ormai ne sono nauseata.
Dacia Maraini, Oriana Fallaci e le sue ciliegie, non mi stuzzicano.
Sophie Kinsella, simpatica ma troppo leggera, ho bisogno di qualcosa di profondo e di maturo.
Alzo lo sguardo, guardo un po’ la fauna di lettori che sorbiscono pagine, cerco di scorgere lampi di entusiasmo o noia nei loro occhi. Trovo estremamente affascinante osservare una persona che legge. Spiare le espressioni del viso, le reazioni di fronte ad un passo magari divertente o triste, la luce che emana quando essa è presa dalla lettura, il sopracciglio grave per la passione…
Mi viene un po’ da ridere… Da ragazzina sognavo di trovare la mia anima gemella in libreria! Ricordo che per andarci mi impacchettavo come se dovessi andare ad una festa, e una volta sul posto con un occhio leggevo le trame e con l’altro osservavo il genere maschile.
Il flash che mi facevo era sempre quello: io sto leggendo assorta, lui si avvicina delicato alla mie spalle e mi sussurra “Te lo consiglio questo libro… L’ho letto tre volte, mi ha appassionato moltissimo.” Nei miei sogni, allora io alzo lo sguardo dalla pagina, sorrido e dico “Davvero? Ti ringrazio molto. Vedo che in mano hai un libro di De Carlo, è uno dei miei scrittori preferiti, ma se vuoi la sua opera migliore è ‘Due di due’, di gran lunga meglio di ‘Uto’!”
A quel punto lui, ovviamente bellissimo, mi guarda interessato e chiede il mio nome…
Ah, vaneggi onirici di una povera quindicenne troppo fantasiosa e culturale! Ovviamente era sempre una delusione quando uscivo senza aver avuto un’interazione con nessuno, se non magari con una commessa, debitamente da me esasperata perché le facevo girare tutto il locale in cerca di un libro naturalmente poco noto se non addirittura sconosciuto. Credo di essere sempre stata il terrore della Feltrinelli, probabilmente per un periodo avranno addirittura attaccato fuori la mia taglia! XD
Torno alla mia ora e venti, in libreria… Passo alla letteratura classica. No, mi ha stufata, dall’esame di letteratura italiana so tutte le trame con tanto di finale di ogni autore noto, non mi sento stimolata.
Un libro mi calamita, si trova nella narrativa… Leggo la trama, mi prende. Ma poi arrivo al nome del protagonista, “Giacomo”, mi sale la depressione e lo metto giù secca.
Ne afferro un altro… Parla di una lunga malattia… No, mi deprime anche questo. Via!
Un altro ancora… Tema: l’amore a distanza. Nauseaaaa, bocciato!
Un libro di Mattia Signorini, waaaa! No, parla di vita universitaria… Nada nada nada, vade retro!
E così via, ognuno viene scartato perché poco interessante oppure perché troppo emotivamente a me delicato.
Esco a mani vuote. Impossibile che io esca a mani vuote da una libreria!!!!! Significa che la mia situazione è proprio grave!!! Impossibile che io non mi innamori nemmeno di un libro, inconcepibile che nessuno di essi sia riuscito ad estraniarmi!
Per strada, delusa e depressa per non aver in mano alcun libro, rifletto che forse la terapia migliore è proprio scrivermi da me un libro su misura. Cioè, quello che ho sempre fatto, in effetti, solo che solitamente alterno scrittura e lettura. Vorrà dire che stavolta mi dedicherò solo alla mia scrittura personale. Del resto, non c’è niente di meglio che crearmi da sola il mondo in cui voglio rifugiarmi, disegnare la vita che vorrei, l’amore immaginato, il sogno sospirato.
E’ questo che amo della scrittura! E’ il mio cuore che scrive, la mia anima. Solo scrivendo, riesco a raggiungere il nirvana, la pace dei sensi.
E la cosa più tragica è che da sempre io vivo gli eventi della mia vita e le mie giornate come se fossero un libro o un film, di cui io sono la protagonista e gli altri i vari personaggi. Serve sì ad oggettivare l’accaduto, ma a mio parere è proprio lo stile di vita di noi artisti fervidi, di noi che ci lasciamo cullare nel caldo seno delle passioni.
Siamo noi gli sceneggiatori, siamo noi i burattinai di questo infinito valzer all’interno della nostra breve esistenza.

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