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Wednesday, August 27, 2008 - ore 14:35 Meraviglia nel Paese Delle Alici I post più interessanti sono quelli che non ho scritto (li trovate nelle caselline non evidenziate del calendario sopra il blog). Anche perchè sarebbero pieni di argomenti delicati, che scavano a fondo e potrebbero ferire qualcuno (=me). Per il lasso di tempo concentrato in cui mi è stato concesso di esistere (tenendo conto che ho trascurato di vivere gli anni ’90 e l’inizio del decennio corrente), ritengo di aver collezionato un sufficiente numero di esperienze spiacevoli. Solo che, come è normale, ogni volta che sono in mezzo al guado mi convinco che l’ ultima a capitarmi, quella in corso, è la peggiore. Anche adesso, con questa cosa che non mi lascia un solo giorno, sono persuasa che mai io abbia dovuto affrontare una prova così dura. Stare su un’ottovolante dell’umore è indescrivibilmente estenuante; più di quando un camicebianco mi disse di passare pure da 40 a 0 gocce di Elopram dalla sera alla mattina (il risultato fu che ridevo e piangevo contemporaneamente). Precisazione: il sinusoide non sale MAI in alto e le due uniche tonalità che ho a disposizione sono: “distaccato sbigottimento” e “angoscia strisiciante”. Non si contraddicono ma rompono comunque i coglioni. Chi invece sconfina talvolta nella contraddittorietà è mia madre, nel sempiterno intento di preservarmi da qualsiasi lontanissima e pallida sfumatura di dolore/dispiacere causata/causabile da parte di cose/persone/parole/opereeomissioni. E così è accaduto che un giorno, a lei nota la mia passione per la bici da corsa (che adopero non tanto per correre quanto per far scena), pur esecrandola (per motivi di rischio solamente eventuali, per quanto detto alla precedente parentesi), mi abbia dato il suggerimento di “Andare a pedalare a mezzogiorno, perchè hanno detto (Essi, ossia la Televisione) che in serata piove”. E si sa che Iddio guarda le previsioni del tempo e vi si conforma scrupolosamente. Solo che un conto è girare alle 12 in dicembre, un altro in luglio. Certo, mentre tutti sono a pranzare (secondo il fuso orario delle persone per bene) circolano meno automobilisti che cercano di falciarmi. E poi c’è sempre quel profumino tentatore di patate al forno, qua e là...invece delle solite scatolette... Ma non sono ancora così mona da volermi abbracciare un’ustione e così cedo a metà gara. Anzi, accade che qualche giorno orsono mi son perfino decisa a prenotare una visita dal dermatologo (e ad andarci). Il Dott. Terroncelli è uno stimato professionista, oltre che degna persona; famosi i suoi mille aneddoti, come quella volta che stava guardando il filmato di matrimonio della sua nipote barese e capì – solo vedendola in televisione- che una delle invitate era a rischio di tumore alla pelle, salvandole così la vita (…). Solo il suo parere avrebbe potuto chiarirmi chi era e cosa voleva quella macchiolina nera in continua espansione (questo è il momento-pietismo del post. Se volete potete anche piangere). E poi è lui che mi ha tenuto a battesimo (colla siringa gusto silicone) i cheloidi che ho sparsi per la carcassa, quindi volevo un po’ raccontargli di quanto si sono comportati male in questi ultimi anni. Ed ottengo il solito ritornello: “Ma lei sa che si tratta di un tessuto mezzo vivo e mezzo morto…è normale che in questo casino le faccia male”. E poi per consolarmi mi racconta di quell’ufficiale che era pieno di cheloidi, che, anzi, aveva un unico enorme cheloide; anzi, era lui stesso un cheloide vivente. E poi me ne dice una che, non fosse prevenuta dalla sua immutabile calotta nero-pece, sarebbe stata degna dell’etichetta “Enorme Stronzata”. Mi prescrive, tanto per tenermi occupata, una pomata da applicare, che (dice) è a base di vitamina E, “proprio la vitamina delle donne”. La vitamina delle donne. Ora, è noto - e palese- il conflitto irrisolto con il mio genere di appartenenza anagrafica. Ma che le donne avessero anche una vitamina personale non mi tornava. E non mi coglie nemmeno compiaciuta. Ma devo correre via, perchè anche se oggi è il 27 luglio in un attimo diventerà il 27 agosto, e poi il 28 ottobre. È sera tardi e mia madre torna dal Museo, riferendomi allarmata che Ricchione ha scatenato una tempesta ormonale nell’Associazione Artisti Frustrati Di Periferia. Ovviamente, esplodo in coro con indignazione & raccapriccio per codesto giovine che, da quando è atterrato qui a Paesello, ha svegliato i sopiti ed insospettabili impulsi omosessuali di cotanti nonni di famiglia molesti. Ma la mattina dopo, a lavoro (opps, ho scordato le virgolette! Eccole: “”), mi accorgo che sto sghignazzando contenta davanti a The Mighty Boosh e mi sovviene che mi manca l’enzima in grado di produrre il comune senso del pudore. “The Mighty Boosh”, per i batraci da periferia della Palude Padana che non lo sapessero, è una situation comedy inglese di gran successo. Ho detto “inglese”, il che implica elementi di nonsense, psichedelia e grottesco. Per intenderci, noi abbiamo i “Cesaroni”, loro questa cosa qua: Ora, io non sono nessuno per lanciarmi in anatemi sulla televisione italiana (anche perché non guarda la televisione dal 1998 ed altresì perché io non sono nessuno per dire alcunché su qualsiasi argomento) ed il gap culturale è anche palesissimo e storicamente assodato. Pensate solo se fosse stata scritta “Lucia in Cielo con Diamanti”: cosa ne sarebbe risultato? Un triste, triviale ed insulso LCD, lo schermetto dei telefonini. Di cui, infatti, gli italiani sono i primi consumatori nel Mondo. Però, volevo sottolineare un particolare. Uno dei 2 co-protagonisti, “Vince Noir” (Noel Fielding) è caratterizzato da un aspetto efebico, da un look ambiguo e da comportamenti tutt’altro che virili. In diversi episodi ci sono anche scene di approccio fisico tra lui e l’altro personaggio principale (Howard Moon, ossia l’attore Julian Barratt). Aggiungete un comprimario (il manager di Vince Noir) che è praticamente Lele Mora versione queer (lascio dei puntini di sospensione tra parentesi affinchè possiate riempirli a piacimento: ……………). Ebbene, guardando le decine di spezzoni seminati su YouTube, mai ci si può imbattere in un commento spregiativo oppure che faccia leva – per denigrarla - sulla presunta omosessualità di questo o quel personaggio. “Gay” è lo sfottò che in miliardi di filmati gli utenti del sito suddetto lasciano a guisa di vandalismo telematico. Lì no. Perché Mighty Boosh viene trasmesso (e portato in scena dal vivo) solo in Uk e per gli inglesi Vince Noir, tappezzato di lustrini ed eyeliner, rappresenta il ragazzo della tradizione londinese almeno quanto l’altro allampanato personaggio dai panni meno sgargianti. E alla tradizione si tributa quantomeno affetto, non uno sputo in faccia. Io, invece, che londinese non sono né sono mai stata, posso solo dire che guardando gli episodi di Mighty Boosh ritrovo situazioni a me familiari e niente affatto bizzarre. Stesse scene illogiche ed allucinate, in cui anche io, come Fielding e Barratt, interpreto più personaggi contemporaneamente. Intesi che per me il concetto di “strano” non esiste, perché quello che come tale è indicato dal dizionario delle teste altrui per me invece è/sono normale. Almeno questo è quanto mi dicono i miei interlocutori da qualche decennio a questa parte, perché io non mi accorgevo della mia anormalità. Molti stanno anche lì a formalizzarsi sul fatto che io non mi drogo e che sono astemia (talvolta anche dubitandone). Ma bisogna essere lucidi per fare i pazzi a dovere. Non escludo di sposarmi con Ricchione, tra lo scandalo generale. Intanto corro in bicicletta. Ma ad un certo punto mi stufo, freno di colpo e decido di fare irruzione in una casa sulla via. Entro e sbotto: “Adesso basta, voglio anche io mangiare le vostre patate al forno!”. La famigliola mi guarda sbigottita. Si fa avanti il capofamiglia padrefamiglia, indignato, che mi risponde: “Signorina, guardi che qui non ci sono mai state patate al forno! È sempre stata una beffa ai suoi danni. Lì c’è il ventilatore, con il quale diffondevamo fuori dalla finestra l’ aroma di glutammato al gusto ‘Patate al forno’ ogni volta che lei passava in bicicletta.” Mentre sono a casa, che mangio le solite scatolette, come sempre (almeno dal 1998) dando le spalle alla tivù, qualche battuta della telenovela preferita di mia madre riesce a dribblare il mio scudo mentale di alienazione: “Tu ed io insieme…che bello!”. Si tratta di un uomo ed una donna, ovviamente. O, al più, di una donna ed un uomo. “Ma ti immagini noi due tra 10 anni? Avremo una casa, dei bambini…oh, che felicità!”. Ma ad un certo punto, si bloccano: “Bah!...ma chi vogliamo prendere in giro?!” e si mandano affanculo. Mi giro a guardarli. P.s.: res melius perpensa ho deciso che non mariterò più Ricchione: è troppo puttana per me. Peccato, avremmmo fatto dei figli con molta vitamina E. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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