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Thursday, August 28, 2008 - ore 15:33 Toh, un punto di vista diverso... QUELLA BANDIERA EUROPEA DIETRO LE SPALLE DEL BANDITO - 08/08/08 di Giulietto Chiesa Piero Gobetti scrisse che “quando la verità sta tutta da una parte ogni atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso”. Osservando la tragedia dellOssetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla perfezione. Si cercherà, domani, di trovare spiegazioni “salomoniche” per giustificare il massacro della popolazione civile di una piccola comunità schiacciata dal peso della storia, come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. Vi sarà sicuramente qualche sepolcro imbiancato che cercherà di distribuire uniformemente le colpe tra chi ha aggredito ( da ricordare che il primo attacco è stato della Georgia contro lOssetia del Sud, nota di E.A.) e chi è stato aggredito, tra chi ha usato gli aerei e gli elicotteri contro una città di 70 mila abitanti , e chi aveva, gli osseti, solo fucili e mitragliatrici per difendersi. Ci sarà domani chi spiegherà che gli osseti del sud hanno provocato e sono stati respinti. E poi, sullonda della controffensiva, quasi per forza di cose, i georgiani sono andati a occupare ciò che, in fondo, era loro di diritto, avendo osato gli ossetini dichiarare e applicare lidea del rifiuto di tornare sotto ilcontrollo di chi li massacrò la prima volta nel 1992. Ci sarà, posso prevedere con assoluta certezza ogni parola di questi mascalzoni bugiardi, chi affermerà che tutta la colpa è di Mosca, che – non contenta dellamicizia tra Tbilisi e Washington- voleva punire il povero presidente Saakashvili impedendogli di entrare in possesso dei territori di Abkhazia (il prossimo obiettivo) e di Ossetia del Sud. E così via, mescolando le carte e contando sul fatto che il grande pubblico sa a malapena, sempre che lo sappia, dove stia la Georgia, e, meno che mai lOssetia del Sud. Ma le cose non stanno affatto così, anche se il pericolo che questo conflitto si allarghi è grande, tremendo, e chi scherza col fuoco sa che sta facendo rischiare ai suoi cittadini molto di più di quanto essi stessi pensino. Giocatori dazzardo, irresponsabili, che puntano tutte le carte sul disastro e il sangue. Chiunque dovrebbe essere in grado di capire che una piccola comunità, con meno di 100 mila persone, disperse in duecento villaggi e una capitale, Tzkhinvali, che è più piccola di Pavia, non possono avere alcun interesse ad attaccare un nemico – questa è lunica parola possibile alla luce di quanto sta accadendo – che è 50 volte superiore in uomini e armi, che ha laviazione (e lha usata ieri e oggi, mentre scrivo, con assoluta ferocia, bombardando anche lunica strada che collega lOssetia del Sud con lOssetia del Nord, in territorio russo, per impedire che i civili possano rifugiarsi dallaltra parte della frontiera), che non ha ostacoli di fronte a sé. Chiunque potrebbe capire che lOssetia del Sud non ha rivendicazioni territoriali e non ha quindi in mente alcuna espansione al di fuori del suo microscopico territorio. Chiunque potrebbe capire – qui ci vuole un minimo di sforzo intellettuale, quanto basta per liberarsi di qualche schema mentale inveterato – che nemmeno la Russia può avere alcun interesse a inasprire la situazione. Certo Mosca è interessata allo status quo, con lOssetia del Sud indipendente di fatto, ma senza essere costretta a riconoscerne lo status, per evitare difficoltà internazionali. Ma chi ha la testa sul collo dovrebbe riconoscere che è meglio una tregua difficile che una guerra aperta; che è meglio negoziare, anche per anni, che uccidere a sangue freddo civili, bambini, donne. Io sono stato a Tzkhinvali, la primavera scorsa, e adesso mi piange il cuore a pensare a quelle vie dallasfalto sgangherato, buie la sera, a quelle case senza intonaco, dal riscaldamento saltuario, a quelle scuole ancora diroccate,ma piene di gente normale, di giovani orgogliosi che non vogliono diventare georgiani perché sono cresciuti in guerra con la Georgia e della Georgia hanno conosciuto solo la violenza dei tiri sporadici sui tetti delle loro case. Mi chiedo: e poi? Che ne sarà di quei giovani? Come si può pensare di tenerli a forza in un paese che non ameranno mai, di cui non potranno mai sentirsi cittadini? Se ne andranno, ovviamente, dopo avere contato i loro morti, a migliaia, in Ossetia del Nord, in Russia, di cui quasi tutti sono cittadini a tutti gli effetti, con il passaporto in tasca. E questo il modo di sciogliere il nodo georgiano? Lo chiederei, se potessi, al signor Solana, che dovrebbe svolgere il ruolo di rappresentanza dellEuropa inquesta vicenda. Che lEuropa, invece di aiutare a risolvere, non ha fatto altro che incancrenire, ripetendo a Tbilisi la giaculatoria che la Georgia ha diritto alla propria integrità territoriale, e dunque ha diritto a riprendersi Ossetia del Sud e Abkhazia. Certo – gli si è detto con untuosa ipocrisia – che non doveva farlo con la forza. Ma, sotto sotto, gli si è fatto capire che, se lavesse fatto, alla fin dei conti, si sarebbe chiuso un occhio. E accaduto. Saakashvili non ha nemmeno cercato di nascondere la mano armata con cui colpiva. Non ha nemmeno fatto finta. Ha detto alla televisione che voleva “ristabilire lordine” nella repubblica ribelle. Un “ordine” che non esistevadal 1992, cioè da 16 anni. Perché adesso? Qual era lurgenza? Forse che Tbilisi era minacciata di invasione da parte degli ossetini? La risposta è una sola. Saakashvili ha agito perché si è sentito coperto da Washington, in prima istanza, essendo quella capitale la capitale coloniale della attuale Georgia “indipendente”. E, in seconda istanza si è sentito coperto da Bruxelles. Queste cose non si improvvisano, come dovrebbe capire il prossimo commentatore di uno dei qualunque telegiornali e giornali italiani. Saakashvili si è messo al servizio della strategia che tende a tenere la Russia sotto pressione: in Georgia, in Ucraina, in Bielorussia, in Moldova, in Armenia, in Azerbajgian, nei paesi baltici. Insomma lungo tutti i suoi confini europei. Saakashvili ha un suo tornaconto: alzare la tensione per costringere lEuropa a venire in suo sostegno, contro la Russia; ottenere il lasciapassare per un ingresso immediato nella Nato e, subito dopo, secondo lo schema dellallargamento europeo e dellestensione dellinfluenza americana sullEuropa, lingresso in Europa. Secondo piccione: chi muove Saakashvili conta anche sul fatto che questo atteggiamento dellEuropa finirà per metterla in rotta di collisione con la Russia. Perfetto! Con lingresso della Georgia nella Nato e in Europa gli StatiUniti avranno un altro voto a loro favore in tutti i successivi sviluppi economici, energetici e militari che potrebbero vedere gli interessi europei collidere con quelli americani. Javier Solana ha la capacità di sviluppare questo elementare ragionamento? Ovviamente ce lha. Solo che non vuole e non può perchè ha dietro di sé, alle sue spalle, governi che non osano mettere in discussione la strategia statunitense, o che la condividono. Cosa farà ora la Russia è difficile dirlo. Certo è che, con la presa di Tzkhinvali, le forze russe dinterposizione, che sono su quei confini interni alla Georgia,dovranno ritirarsi. Il colpo allOssetia del Sud diventa così un colpo diretto allaRussia. Che, questo è certo, non è più quella del 2000, al calare di Boris Eltsin e delle sue braghe. Lemblema di questa tragedia, che è una nuova vergogna per lEuropa, è stato il fatto che Saakashvili ha annunciato lattacco, dalla sua televisione, avendo dietro le spalle, ben visibile, la bandiera goergiana e quella blu a stelle gialle europea. Peggiore sfregio non poteva concepire, perchè la Georgia non è lEuropa, non ancora. E meno che mai dovrebbe esserlo dopo questo attacco che offende - o dovrebbe offendere - tutti coloro che credono nel diritto allautodeterminazione dei popoli. Che è sacrosanto per chi se lo guadagna, molto meno con chi usa quella bandiera per vendere subito dopo lindipendenza a chi lha sostenuta dietro le quinte. Qual è la differenza con il Kosovo? Una sola: la Serbia era un prossimo suddito riottoso e doveva essere punita. La Georgia è invece un vassallo fedele e doveva essere premiata. LOssetia del Sud questo diritto se lo è guadagnato. E non cè spazio per alcun atteggiamento salomonico, perchè la ragione sta tutta da una sola parte, e io sto da quella stessa parte. Allindomani dellaggressione georgiana, nella sua responsabilità di europarlamentare, Giulietto Chiesa ha diramato il comunicato che segue: ATTACCO ALLOSSETIA DEL SUD Dichiarazione di Giulietto Chiesa 8 agosto 2008. Lattacco della Georgia contro lOssetia del Sud è un atto di assoluta gravità, in spregio alle norme del diritto internazionale e dellumanità stessa. Sangue innocente di civili viene sparso in nome del diritto del più forte. Il presidente georgiano Saakashvili non ha fatto mistero delle sue intenzioni. "Ristabilire lordine costituzionale". Perchè ora? La scelta della guerra, contro quella del negoziato, non ammette scusanti e non ha giustificazioni. Grave il rischio di coinvolgere la Russia nel conflitto. Come parlamentare europeo considero intollerabile che il presidente georgiano si rivolga alla propria nazione inalberando alle sue spalle il vessillo dellEuropa. Non ha alcun diritto di farlo. La Georgia non è Europa. Tanto meno lo è una guerra come questa, che infanga chi la fa. Giulietto Chiesa Parlamentare Europeo COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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