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![]() Madda, 20 anni spritzino di Vigonza (PD) CHE FACCIO? lavoro Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO TAZ ![]() HO VISTO Dogma, l’erba proibita, warriors ![]() STO ASCOLTANDO Ska-P, Peterepunk, Moravagine, Assalti frontali, 99 posse, MCR, ffd, punkreas, CCCP, los fastidios, banda bassotti, paolino paperino band,Vasco, doors, system, metallica, etc... ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... Essere a letto invece ke a lavoro...oppure a far festa!!! KE FINISSERO LE GUERRE...TUTTE... Che ognuno di noi trovasse il suo posto in questo mondo... STO STUDIANDO... Si dovrebbe imparare qualcosa ogni minuto della nostra vita...da ogni persona che incontriamo...da ogni situazione...da ogni lettura...purtroppo tanti non l’hanno ancora capito... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero. MERAVIGLIE 1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase... 2) fare in ogni momento ciò ke veramente ci si sente di fare senza pentirsene mai.. |
Thursday, June 24, 2004 - ore 18:09 guerre dimenticate (parte quinta) ACEH - Scheda conflitto Aceh è una provincia autonoma dell'Indonesia, situata nell'estremità settentrionale dell'isola di Sumatra. Questa provincia è teatro, nell'indifferenza generale, di una lunga guerra tra i ribelli del Movimento Aceh Libero (GAM) e l'esercito indonesiano. Eppure è una guerra che dovrebbe destare maggiore interesse e preoccupazione. La guerra, infatti, va avanti dal 1976, quasi ininterrottamente, il che la rende uno dei conflitti più lunghi attualmente in corso. I morti, secondo le fonti più accreditate, sono almeno 12mila, ma altre fonti, soprattutto quelle vicine al GAM, parlano di 50mila, o addirittura 90mila morti. Tutto ciò può avvenire anche in virtù del totale disinteresse della comunità internazionale alle vicende di Aceh, considerate quasi unanimemente, come affari interni della repubblica di Indonesia. Basti pensare che l'unica speranza legata ad una soluzione negoziale del conflitto, era arrivata dalle trattative portate avanti per ben 2 anni dal Centro Henry Dunant per il Dialogo Umanitario. Non un governo, ma un'organizzazione non governativa collegata alla Croce Rossa Internazionale. Le trattative erano culminate, nel dicembre del 2002, con la firma di un accordo di cessate il fuoco tra il governo e i separatisti e l'impegno ad intavolare trattative per raggiungere un trattato di pace vero e proprio. La tregua però, è collassata dopo circa 5 mesi, il 19 maggio 2003, quando l'esercito indonesiano ha riaperto le ostilità e lanciato una ampia offensiva contro i ribelli del GAM. L'andamento del conflitto, poi, è un altro elemento preoccupante. Il governo indonesiano, infatti, dopo la ripresa delle ostilità, il 19 maggio 2003 , ha instaurato la legge marziale in tutta la provincia e proibito l'accesso ai giornalisti ed agli operatori umanitari stranieri. Ufficialmente per motivi di sicurezza, in realtà, dicono molti osservatori, per non avere a che fare con testimoni scomodi che possano riferire all'esterno l'operato dei militari. Un giornalista free-lance americano, però, William Nessen, è riuscito comunque a raggiungere la zona e ad aggregarsi ai ribelli del GAM, per circa un mese, fino a quando non è stato catturato dalle truppe indonesiane ed espulso dal Paese. Il racconto di Nessen, confermato almeno in parte da altre fonti indipendenti, dà un quadro poco rassicurante della situazione dei diritti umani nella provincia. Il cibo viene razionato, poichè le autorità governative hanno paura che i civili possano dare una parte del proprio riso ai ribelli. Inoltre, per muoversi da un villaggio all'altro, anche per soli 2 o 3 chilomentri, si deve ottenere un permesso dal capo villaggio, che a sua volta deve comunicare all'esercito i nomi di tutti coloro che si spostano da un villaggio ad un altro. Ma non è questo il peggio. Nessen racconta di come migliaia di abitanti siano stati letteralmente deportati in campi di raccolta. Al fine di svuotare le piccole comunità rurali che possono supportare la guerriglia. Inoltre, dozzine di villaggi sono stati accorpati, con lo scopo di poter controllare in maniera più efficace le attività degli abitanti del luogo. Tra le cose più desolanti di questa guerra, però, insieme ai lutti, le sofferenze, i rapimenti, gli sfollati e gli abusi contro la popolazione civile, c'è una peculiarità o, per meglio dire, un vero proprio primato, molto poco invidiabile: l'incendio sistematico e indistinto di centinaia di scuole. In poche settimane, tra maggio e giugno 2003, sono state dati alle fiamme quasi 500 edifici scolastici, sedi di scuole di ogni ordine e grado, sia istituti statali che islamici. Nessuno riesce a capire l'utilità di un'azione così sconsiderata e la logica che ha portato a considerare degli edifici scolastici come 'obbiettivi militari'. Buio fitto pure sui responsabili. Il governo di Jakarta accusa i ribelli che a loro volta respingono le accuse al mittente. A pagare le conseguenze, alla fine, sono solo i 50mila bambini e ragazzi costretti a seguire le lezioni all'aperto, con tutti i disagi che ciò comporta. I responsabili, come si è detto, non sono noti, ma si sa per certo che gli ufficiali del TNI, la sigla che indica le forze armate indonesiane, che dirigono le operazioni in Aceh, sono in buona parte gli stessi che operarono anche a Timor Est, rendendosi responsabili della spaventosa orgia di sangue e di violenza che si abbattè sugli abitanti del piccolo territorio nel 1999. L’unica possibilità di raggiungere una pace duratura, a detta di molti, è l’indizione di un referendum di autodeterminazione da svolgersi sotto il controllo di osservatori internazionali. Strada che oggi come oggi appare più come una speranza che come una possibilità concreta COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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