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Saturday, August 30, 2008 - ore 14:55
THRASH!! THRASH!! THRASH!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ebbene rieccomi…con questo post ritorno a fare una cosa che mi è sempre piaciuta fare, ovvero recensire cd!.
Partiamo con 12 recensioni, 10 di album usciti in questa annata e poi, siccome mi piace, cercherò sempre di dare spazio anche a gruppi di Padova e dintorni perché non ci sono solo i grupponi americani che fanno musica.
Cmq per il resto tutto bene…grandiosi cambiamenti in arrivo nella mia vita ma non vi preoccupate tutto sotto controllo. La mia dama, signora e padrona è in super forma, il lavoro procede e si evolve, amici ok, università sucks!...e ricordate “meno chattare e più chiavare!!”

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OK passiamo alle recensioni:

IN FLAMES – A sense of purpose
Nuovo lavoro per gli inventori di un genere che non mi ha mai visto troppo convinto…il cosiddetto death metal melodico, genere e tipologia di musica che tra l’altro va anche abbastanza di moda e che purtroppo si mischia con fregnacce emo creando un mix abbastanza fastidioso, non tanto a livello musicale, quanto piuttosto di stomaco.
Ho visto gli In Flames live di spalla agli Slayer e devo dire che dal vivo pur non conoscendoli troppo mi avevano assai impressionato. Salti, corazzi, voce stentorea, scenografia da paura, insomma credevo che il nuovo cd potesse cmq essere un motivo di interesse, per me, e un’occasione per il gruppo di far dimenticare il cd precedente, Clayman, che fa sostanzialmente cagare.
Purtroppo chi fiducia ferisce di fiducia perisce.
“A sense of purpose” è un album assai limitato e assolutamente non riscatta la piega pessima del lavoro precedente. Il cd consta di 13 tracce (15 se avete scaricato la versione per il Giappone)
Il genere è più metal core in realtà che death melodico.
La batteria è lenta, cadenzata e con parti di assenza di pedale alternata ad altre dove il doppio pedale si sente e macina. Purtroppo gran parte delle ritmiche sono un po’ sterili e scontate.
Il basso fa il suo dovere senza momenti di genialità come all’inizio della carriera degli In Flames, le chitarre invece sono l’unico strumento con degli spunti interessanti, alcuni riff sono veramente avvincenti e tiratissimi ma purtroppo spessissimo sono seguiti da giri assolutamente melodici che non sembrano c’entrare nulla e che sminuiscono il lavoro tecnico della parte veloce e tecnicissima che li precede.
La voce principale, quella di Anders Fridén, fa il suo porco mestiere, bella death e raucona, insomma almeno uno si salva mentre tocca stendere un velo pietoso sui cori, paiono quelli del peggio gruppo emo spesso tra l’altro accompagnati da una chitarra ultra smelensa e poco interessante.
Nel complesso il cd mi fa cagare, due pezzi mi sento di segnalare perché forse si salvano e sono “mirror’s truth” la prima del cd e “I’m the highway” mentre la track numero 8 che si chiama “the chosen pessimist” è una delle peggiori canzoni che ho mai sentito in vita
VOTO: 4

MUNICIPAL WASTE – The art of partying
Secondo full length per gli eroi del thrash contemporaneo che negli anni ’80 non suonavano quindi sono figli di questi tempi.
Anche loro ho potuto vedere live, esattamente come nei loro video, gente che si tuffa con il materassino gonfiabile, migliaia di bandane, flip up e una calca che nemmeno i Duran Duran negli anni ’80.
Cmq veniamo all’album.
“The Art of Partyng” è in sostanza un capolavoro, solitamente il secondo cd delude, qua invece una conferma del fatto che i successori degli Slayer sono arrivati e quindi gran pochi cazzi.
15 tracce di thrash veloce e abbastanza imparentato con l’hardcore. Non c’è tempo di respirare praticamente mai se non per qualche parte cosiddetta mosh che non c’entra con il frocio core che va adesso ma che deriva direttamente dagli Anthrax.
La batteria non credo scenda sotto i 180 bps di metronomo, rullate, passaggi, piatti, doppio pedale usato in maniera ragionata, insomma si sente la matrice grind del del batterista.
Basso che si prende delle licenze e va su altre scale durante i pezzi e/o si lancia in intro e bridge assolutamente azzeccati. La vera genialata è la chitarra; riff mai banali e assolutamente sempre con qualche polifonia dentro, mentre quando bisogna andare veloci non aspetta nessuno e le sassate nella nuca arrivano belle potenti.
Inoltre fa tutto da solo!
Il buon Tony Foresta, frontman quasi nano dei MW canta da Dio, magari il timbro può non piacere ma riesce a dire una quantità di parole impressionanti in pochissimi secondi, inoltre non segue per forza la ritmica della canzone, insomma bravo e applausi.
I testi sono nella logica del gruppo assolutamente scandalosi tendente allo scorretto con dei passaggi per l’assurdo. La Troma, nota casa cinematografica thrash splatter produttrice del celeberrimo “the toxic avengers” ma non solo ha prodotto loro un video, assolutamente fighissimo e il secondo video (li trovate entrambi nel blog) è cmq simpatico.
Da notare le seguenti canzoni “the art of partying”, “headbanger face RIP”, “sadistic magician” e “born to party”…Municipal Waste is gonna fuck you up!
VOTO: 9

EXODUS – The Atrocity Exhibition
10° album per uno dei gruppi veterani del thrash metal targato California USA.
Questa esibizione di atrocità è un album un po’ diverso rispetto al solito stile exodus, ovvero velocità e assoli sulle corde alte con voce super scream ma fa veramente la sua porchissima figura.
Alla batteria non c’è più Paul Bostaph, uno dei più grandi batteristi viventi, ma è tornato il batterista storico della band, ovvero Tom Hunting che non lo fa rimpiangere.
La batteria è suonata con grandiosa maestria ed una cattiveria rara, ottimi i passaggi e la capacità di tenere quel mid tempo che è un incubo per i batteristi perché o lo fai bene o fa cagare.
I controtempi del doppio pedale impreziosiscono il tutto.
Il basso fa cose pregevoli, si sente purtroppo poco e tutto sommato non è una tragedia perché con due chitarre come quelle degli Exodus c’è ben poco da fare. Holt e Altus constuiscono un muro di suono che ha ben pochi eguali nel metal, e nel thrash per essere specifici.
Holt soprattutto con il suo classico modo di suonare solo in scala fa paura, una macchina da guerra.
La voce del buon Rob Dukes, vocalist degli ultimi tre lavori della band, tutti ottimi album, ha un suo assoluto perché. Urla profonde ma mai in growl anzi più uno scream corposo quindi onore al merito per riuscire a fare una cosa che non a tutti viene.
Cori pochi ma azzeccati, i testi sono ben scritti, con anche una terminologia ricercata, cosa assai apprezzata da me. Non si discostano molto dai soliti temi di guerra al mondo, al genere umano ed alle religioni però il tutto se non innovativo almeno è fatto con classe.
Da ascoltare l’intro “a call to arm” e “riot act, “funeral hymm” e “bedlam 123”
VOTO: 7

AGENT STEEL – Alienigma
Qua bisogna essere intenditori di thrash underground perché gli Agent Steel spaccano un botto ma non sono proprio conosciutissimi nonostante la prima line up risalga al 1984.
Anche loro from California e porca puttana se si sente.
Ritornano sulle scene dopo 4 anni di silenzio e questo Alienigma è proprio un album carino e di gradevole ascolto. 10 tracce di potente thrash metal dove ovviamente spicca una chitarra potente solista ed una ritmica che spara cartucce come se piovesse.
Ottimi assoli e assolutamente bravi nei vari passaggi un po’ a scapito del basso che però accompagna il tutto con ottima cadenza e passaggi sulle note alte quando se ne sente il bisogno.
Batterista corposo ma non proprio una furia, fa bene quelle cose che deve fare, ottimo doppio pedale ma scarsa inventiva alle altre pelli. Tanti ma tanti ma tanti piatti, cmq vabbeh insomma il cd si fa ben ascoltare e i testi oltre ai soliti temi di guerra e morte e olocausto ha pure dei tratti ambientalisti, insomma fatto bene.
Da segnalare assolutamente la track “wash the planet clean” solo per l’assolo che divarica il deratano ai colibrì.
VOTO: 7

PROPHILAX – Coito Ergo Sum
Nuovo album dei Prophilax, ormai storica band capitolina della demenzialità.
Dopo il loro lavoro precedente ci hanno fatto aspettare abbastanza ma hanno sfornato un nuovo lavoro geniale per tutte le ragioni che hanno reso i Prophilax uno dei gruppi leader nel loro genere.
23 tracce assolutamente ridicole, da piegarsi in due dalle risate, nelle 23 canzoni sono inclusi anche i loro celeberrimi stacchetti recitati in romanaccio che sono sempre delle chicche.
A livello strumentale invece confermano la loro duttilità, passano dal metal bello peso e arrivano fino al funky passando per ballate che se non fosse per i testi sarebbero romanticissime.
Batteria ottima, molti cambi di tempo e capacità esecutiva impeccabile. Doppio pedale alternato a ritmiche vuote, basso che fa sentire le sue 5 corde e che è sia lineare che ingarbugliato ma clamorosamente a tempo.
La chitarra segue il canovaccio espresso fin qua, la duttilità è ottima ed è quindi in grado sia di fare riff semplici sia super assoli thrash metal velocissimi.
Mille suoni di altri strumenti campionati, violini per la maggior parte.
La voce di Ceppaflex è la solita e ridicola vocina che riempie i testi di volgarità scandalose sul sesso, le donne, i froci e i trans. Orchestra il tutto e non disdegna di prodigarsi in acuti e tonalità profonda.
Le varie gag non ve lo posso riportare perché sarebbero troppo lunghe, cmq ritorna Marino il bambino odioso, si parla di cazzi africani, di preti e vescovi che vanno coi bambini e di cretinette e squallide femmine che farebbero di tutto per 2 minuti di celebrità.
I testi cmq hanno anche il loro senso intrinseco, per carità sboccati ma cmq credo cerchino di essere di protesta contro politici, preti e pregiudizi sessuali.
Da ascoltare assolutamente “vivi e lascia chiavare” (parole saggie, saggissime), “clero-rottura di coglioni”, “big bamboo”, “frate n’kiappetto” e “altri cazzi e stessi culi”
VOTO: 6,5

METALLICA – Death Magnetic
Beh che dire…credo che Death Magnetic dei Metallica sia il peggior album dell’anno.
Io ho sempre detestato i Metallica, più per loro attitudine al vendersi al miglior offerente, che a livello musicale e negli anni ho sviluppato la mia teoria su di loro.
La teoria è questa: se un gruppo fa ad esempio 10 album e 4 sono fighi, i primi e dal quinto al decimo fanno cagare sempre di più il gruppo fa di conseguenza cagare.
I Metallica rientrano in questa teoria perfettamente. Il nuovo lavoro consta di 10 tracce assolutamente pessime. Mezzo new metal con addirittura degli scivoloni preoccupanti verso il country.
La batteria è il solito schifo, Ulrich non mi è mai piaciuto e cmq è anni luce da Lombardo e Bostaph alle pelli. Trujillo poteva restare nei Suicidal Tendencies e non cedere alle lusinghe della fama perché anche se come bassista è geniale coi Metallica suona da culo, Hetfiel e Hammet alle chitarre ormai sono l’ombra di loro stessi, riff scontati e assoli tirati fuori a caso che fanno solo dormire, insomma un cesso.
La voce poi è qualcosa di pietoso, una eco di sottofondo a mascherare le tonalità ormai andate e che non ritorneranno mentre i testi affrontano in maniera un po’ scontata per non dire sempre uguale i soliti temi cari ai Metallica, ovvero quella ricerca interiore e introspezione cupa assolutamente passiva.
Da notare che già alla terza canzone parte la classica ballata del cazzo dei Metallica con coretti ridicoli e accozzaglia di note che richiama la celeberrima “unforgiven 1 e 2”…infatti la band metterà fuori pure “unforgiver 3”…ahuahu…patetici
VOTO: 2

DRAGONFORCE – Ultrabeatdown
Avete presente il videogioco “Guitar Hero”…ecco nella terza versione lo schema finale quello più difficile è stato partorito dal geniale e assolutamente NON umano chitarrista orientale Herman Li.
I Dragonforce sono un gruppo epic metal, solo che a differenza delle altre band sono assolutamente divertenti e non mettono dentro suoni di pascoli e cavalli che nitriscono, si limitano a parlare di spade, forze del bene contro quelle del male e fate, orchi e folletti, insomma restano nel canovaccio principale.
Allora andiamo con calma, li ho innanzitutto scoperti per gioco, un amico mi fa “beh se ti fan ridere i Rhapsody e Luca Turilli ascoltati i Dragonforce”. Detto fatto e infatti li ho scaricati.
Al primo ascolto risultano ostici però a loro maniera rientrano pure loro nel beneamato “play fast or die”. Li ho scoperti scaricando il loro primo album che altro non è che il loro demo registrato come Dio comanda. Poi ho scaricato il loro terzo album “inhuman rampage” dove ci sta la canzone che c’è anche in Guitar Hero che è “throught the fire& flames” e in sti gg ho preso pure il loro nuovo album, ovviamente scaricato che si chiama “ultrabeatdwon”.
Bene innanzitutto ascoltare un loro cd intero risulta alla lunga pesante, i pezzi sono lunghissimi, a velocità scandalose e o ti fleshi sui numeri degli strumentisti o ti annoi.
Cmq il nuovo lavoro consta di 8 tracce di epic power flash super potente e disarmante metal.
La batteria è una cosa a livelli quasi robotici, doppio pedale perenne, mille mila rullate, passaggi che toccano ogni parte della batteria in tempi brevissimi, si parla di pochi secondi.
Pochi piatti, ma mi pare di aver capito che è prerogativa del genere mentre nelle parti cadenzate usa anche un sapiente levare che è divertente ma ad ascolto più approfondito è composto da ritmiche complicatissime.
Il basso accompagna la ritmica anche nelle varie sfuriate, spacca di brutto e non da cmq mai respiro, anzi, pur non avendo mai momenti dove suona da solo lo si sente bene specialmente negli assoli.
Bene veniamo ai chitarristi. Allora il secondo chitarrista, tale nerd che di nome fa Sam Totman è una macchina da guerra, non perde una nota e ha le mani che sono assolutamente slegate l’una dall’altra, la mano del plettro oltre a raggiungere velocità scandalose è addirittura superata da quella che lavora sulla cosiddetta paletta…aiuto. Ma la cosa che lascia senza fiato è come suona la chitarra il buon vecchio Erman Li. Porca puttana un automa, suona talmente veloce e facendo talmente tante cose con quelle corde che pare stia toccando il suo corpo mentre si gratta, ovvero con una facilità che lascia allibiti.
Vi consiglio di andare su youtube e vedere un loro video, la parte degli assoli ha un riquadro nelle immagini dove sono inquadrate le mani di entrambi i chitarristi nel mentre eseguono assoli di 4 minuti complicatissimi a velocità allucinanti.
La voce è abbastanza pulita ed è apprezzabile il fatto che non arrivi alla castrazione, cioè va alta, ma in maniera umana, quindi si accetta.
I cori sono ovviamente epici quindi se piace il genere e/o non dà fastidio hanno del clamoroso perché pare uno stadio che canta.
C’è pure la pianola ma non sapendo un cazzo di piano mi limito a dire che anche lui va velocissimo quindi deve essere bravo.
Inutile suggerire un brano, tutti da ascoltare bene almeno una volta
VOTO: 7

GAMA BOMB – Citizen Brain
Allora quando penso all’Irlanda ho sempre pensato a pascoli, guerre religiose e musica folk.
Mi sbagliavo perché pure là, tra capre e guerre religiose e musica folk c’è chi si fa crescere i capelli e vuole vivere negli anni ‘8’ e suonare thrash metal, solo che vivendo nel 2008 lo fa alla propria maniera ovvero più veloce e strizzando l’occhio all’hardcore.
I Gama Bomb sono, come detto Irlandesi, e spaccano il culo a cattolici e protestanti, fanno un thrash metal alla Municipal Waste assolutamente originale e pure loro saranno ottimi testimoni del passaggio di consegna tra i gruppi di 20 e passa anni fa.
La batteria ha un doppio pedale bello spedito e preciso, veloce e prettamente hardcore, un tupa tupa rivisitato che scaglia molotov a velocità supersonica. Rullate condite da passaggi intermedi di piatti e un’ottima esecuzione di mid tempi che vengono impreziositi per non risultare noiosi e sempre uguali
Il basso pungente e bello alto, si lancia in passaggi complicati e violenti, tirato e segue perfettamente le parti dove le chitarre si lasciano andare alle loro divagazioni assolistiche.
Le due chitarre grazie a Dio non sono divise nella classica partizione una solista e una ritmica ma si rimpallano sia gli assoli che le parti di ritmica normale.
Gli assoli sono ben studiati e non durano un’eternità e variano dalle corde alte a quelle basse con facilità quasi disarmante.
La voce forse è la cosa che più si rifà agli anni ’80, ovvero ha parti urlatissime e altre altissime e/o alte in generale che si rifanno molto ai Nuclear Assault per capirsi. Ci sta anche se a volte pare un po’ tirata. I cori sono buoni ma nulla di eccezionale, cattivi ma brevi quindi impossibile dire se i coristi sono bravi o meno.
I testi sono simpatici e parlano in maniera thrash di disastri atomici, alieni, mostri, morte e distruzione, cmq sempre in maniera abbastanza scherzosa e scanzonata…la parola “fuck” c’è spesso diciamo
VOTO: 8

BONDED BY BLOOD – Feed the beast
Compagni di thrash, ma statunitensi di L.A. California sono I Bonded By Blood. Compagni dei Gama Bomb perché con loro da poco sono sotto Earache Records, un’etichetta che dà le paglie a tutte le altre.
Allora il loro primo album è questo “Feed the Beast” che consta di 12 tracce di puro thrash metal ma più vicino al thrash metal classico che all’hardcore. Fanno parte di quella che è detta ondata “post thrash”, definizione di merda che non userò mai, quindi batteria hardcore, cioè sparatissima e chitarre classicamente thrash cioè ritmica piena e corposa con innumerevoli fischi e assoli belli studiati non per forza stra veloci.
La batteria è un punto forte del gruppo, il batterista mena come un caimano in calore, le parti veloci le arricchisce di mille rullate e rullatine, piatti e controtempi, mentre nelle parti lente usa e abusa di doppi colpi di rullante e fraseggi sincopati.
Il basso va via che è una meraviglia e smacchina bene anche in fase di quasi assolo nelle parti cadenzate, per il resto non si lascia perdere nulla, anzi fraseggia bene con la bitonalità generale dei pezzi.
Le chitarre sono ottimamente correlate l’una con l’altra, parte ritmica da paura con il classico sali-scendi tipico del genere, mentre gli assoli sono veramente fighi, riprendono sia lo stile Exodus che il classico e sacro casino della coppia King – Hanneman. Il suono è bello pieno e nelle parti cadenzate non danno respiro
La voce è abbastanza moderna nel senso che non va alta ma addirittura arriva al growl e un ottimo growl, mentre nelle parti urlate è assolutamente hardcore. Bella mi piace.
Cori rari ma ben fatti, profondi e cattivissimi. Le liriche parlano principalmente di tematiche di occulto e lotta interiore tendente alla distruzione.
Più cattivi sicuramente dei Gama Bomb e sicuramente non scanzonati, come d’altra parte è nella scuola americana da sempre.
Da segnalare la canzone numero 1 del cd “Immortal Life”
VOTO: 8

TESTAMENT – The formation of damnation
Nuovo lavoro anche per i Testament in questo prolifico 2008. Anche loro annoverati tra gli alfieri del thrash metal targato california e si sente.
Quello che mi è sempre piaciuto dei Testament è che hanno sempre sviluppato un modo assolutamente loro nell’interpretare il thrash metal, infatti anche se non nutrono il blasone di altri gruppi sono cmq nel cuore di molti.
Il cd contiene 11 tracce (intro più 10 canzoni) e anche dal lavoro precedente sono passati quasi 10 anni (“The Gatherin” è del 1999) sembra che i 5 non siano per nulla invecchiati.
Alla batteria è ritornato uno che non ha bisogno di presentazioni, ovvero Sir. Paul Bostaph, che non raggiunge mai velocità supersoniche, il cd consta di molto mid tempo, ma porca miseria riesce a inventare delle ritmiche piene, ottimamente sviluppate, mai banali, il pedale, ovviamente doppio, è un’esplosione di potenza e il rullante balla come Carla Fracci nel periodo migliore.
Da notare un uso del “ride” assolutamente interessante.
Il basso è lo strumento che spicca di meno, ma tutto sommato ciò non è grave e cmq nelle parti dove si sente dà consistenza e contribuisce al muro di suono in maniera convinta e militante.
Le due chitarre, che in questo cd sono interpretate dai due chitarristi storici, ovvero da Peterson e Skolnick, mi piacciono un botto, vanno via in maniera parallela e lì sono immensi cazzi per tutti perchè creano un muro di suono raramnte eguagliato, anche per l’accordatura bassa degli strumenti. Nelle parti soliste riescono a distraccarsi parecchio dalla ritmica base e oltre a rientrarci in maniera chirurgica quando devono, mentre fanno i vari assoli fermano letteralmente il tempo.
Arriviamo alla voce, il vecchio ma grossissimo Chuck Billy, non abbandona le sue inclinazioni death nel cantare, ma sfoggia una pienezza nella voce che non ti aspetteresti ed inoltre illumina il tutto con dei growl veramente veramente azzeccati.
“The Gatherin” cmq non viene eguagliato a mio avviso, il cd ha cmq la pecca di non avere le solite cavalcate thrash ultraveloci, troppo mid tempo che anche se la batteria è sempre diversa alla lunga stufa, inoltre forse certe tracce, a mio avviso, sono troppo lunghe e un po’ ripetitive.
I testi non sono male, ma confesso di averli letti poco; tematiche trattate principalmente sono il diavolo e i vari momenti dove l’animo e la coscienza possono essere corrotti.
Segnalo le seguenti due canzoni: “the evil has landed” e “F.E.A.R.”
VOTO: 7,5
Prossimamente entrerò in possesso diu altri lavori di band padovane, per chi fosse interessato, ma non credo ci sia qualcuno che lo sia, contattatemi e mandatemi il vostro demo e/o album, sarò felice di ascoltarlo. Per ora le band padovane recensite sono queste due e i loro lavori non sono recentissimi.
DISINTEGRATE YOU BASTARD – self titled
Primo lavoro per questa band di concittadina padovana. Primo anche se suonano da parecchio ormai, ma i vari cambi di frontman li ha un po’ rallentati.
Allora come suggerisce il nome il cd si rifà abbastanza come suoni soprattutto ad un misto di hardcore e metal modalità “undisputed attittude” grandioso album degli Slayer, infatti il gruppo prende il nome da una della cover del cd, “disintegrate you bastard” per l’appunto canzone degli indimenticabili Verbal Abuse.
Allora il cd numera 13 pezzi tirati, anche una canzone dura 7 secondi.
La batteria è il classico ma amatissimo tupa tupa velocione, inoltre impreziosita da una capacità stilistica di tuttissimo rispetto, doppio pedale usato sapientemente sia nelle parti tirati che in quelle cadenzate. In alcuni frangenti si notano deviazioni verso il cosiddetto math core, ovvero ritmiche studiate e molto ricche di varianti.
Il basso fa la sua parte, segue la ritmica e ha un suono abbastanza pieno. Mi piace di più nelle parti veloci ma cmq non perde colpi nel fare quello che deve e non si perde in evoluzioni poco consistenti infatti è apprezzabile la solidità dell’esecuzione.
La chitarra è la parte componente più metal del gruppo a mio avviso. Un muro di suono potente e solido. Le tonalità basse mettono in risalto i vari passaggi da strofa veloce e ritornello in mid tempo e/o viceversa. Richiama moltissimo lo stile King – Hanneman quindi per forza mi piace e quindi pollice verso l’alto.
La voce invece è la parte più hardcore del gruppo, anche se ho letto che sono alla ricerca di un nuovo vocalist. Molto simile alle liriche del hc – punk italiano anni ’80, più Wretched, ma meno urlato, che Indigesti per capirsi. Testi in italiano, principalmente trattanti temi tipo rancore, amicizie andate in figa, delusioni e temi più scanzonati tipo disastri nucleari e temi anti-clericali dette in maniera terra – terra. Il tutto in salsa Bukowskiana.
VOTO: 7
THE MARCH OF SEASON – My Winter
Altro album di debutto per una band padovana.
Allora tralascerò i miei preconcetti su alcuni di loro come persone e farò una recensione obiettiva, per quello che riesco.
Allora il cd enumera 12 pezzi in totale, senza cover, cosa che ha un suo senso.
Il genere è un misto di svariate parti dell’immensa famiglia hardcore. In certi momenti pare di avere a che fare con il classico incrocio svedese o nord europeo di hardcore e death melodico, in altre parti pare più avere a che fare con un qualcosa simile ai Caliban o ai primissimi Shai Hulud, a volte invece i riff sono un po’ più melodici e cercano di ricalcare il mosh che va adesso della cosiddetta “4° ondata hardcore targata USA” che alcuni chiamano emo-metal, altri post-core.
Allora la batteria fa il suo dovere, non si fa notare per inventiva alle pelli, ma va dritta senza troppi fronzoli, le ritmiche cadenzate vengono meglio di quelle veloci che a volte sembrano un po’ sovrastrutturate infatti i piatti sono spesso chiamati in azione.
Il basso fa quello che deve, dà solidità al tutto ma un po’ di coraggio in più ci potrebbe stare.
Le chitarre sono la parte che mi piace di più. Quella ritmica mi richiama certi giri degli Unearth gruppo che mi piaceva da pischello, quella solista sa il fatto suo, non mi piace l’effetto dato al suono però certi giri sono ben congeniati. Assoli pochini e brevi, stesso discorso fatto per il basso, ci vorrebbe più coraggio.
La voce ha due espressioni, la parte growl da dimenticare perché non è growl, troppa gola poco diaframma, la parte urlata invece sta dentro il complesso del genere. A volte va lunga e non si capisce bene cosa venga detto, ma ripeto che ci sta quindi tutto sommato si lascia ascoltare. Io ci avrei messo meno effetti, soprattutto meno eco, però vabbeh lì è questione di gusto,.
I testi sono introspettivi, un po’ scontati in certe espressioni, scritti in un inglese buono ma anche qua poco coraggio.
VOTO: 5
Bella...detto questo detto veramente tutto....altri lavori verranno recensiti nel prosismo post...quest’anno sono usciti millle mila album.
Pace e bene a tutti
FxIxAxBxAx forever!!
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