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Wednesday, September 03, 2008 - ore 20:24
Eco-falle
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ogni tanto capita di poterci tirare su. Mentre scorriamo il giornale tra orsi polari che fanno il tip-tap su iceberg grandi come zollette di zucchero, la foresta amazzonica che sparisce allo steso ritmo della sinistra italiana e uragani che scendono sull’America come giapponesi su Disneyland, capita la notizia della scoperta scientifica che tira su il morale. Forse non lo avrete notato ma spesso, proprio mentre le immagini del suicidio ecologico globale invadono i nostri schermi, ecco che arriva anche la notizia analgesico-scientifica: navi che sprigionano nuvole capaci di arrestare l’effetto serra
Link ; avveniristiche centrali solari nel Sahara che potrebbero illuminare tutta l’Europa; coltivazioni oceaniche di minuscoli gamberi in grado di “bruciare” anidride carbonica e produrre ossigeno. Sono notizie ecologiche incoraggianti, spesso ambiziose, quasi sempre frutto di genio. Il loro messaggio è sempre lo stesso: «La soluzione c’è, è economicamente competitiva e porta grandi benefici a lungo termine».
Questo tipo di notizie hanno generalmente due effetti sui lettori: li rassicurano e li fanno incavolare. Da una parte, infatti, la concreta speranza di vedere un domani le nuvole di smog volare via o il Sahara trasformarsi in giardino serve a oltrepassare il pessimismo del lunedì mattina. Dall’altra, però, indispettisce pensare che il rimedio sia pronto ma rimanga sempre sulla carta; una semplice curiosità invece che una soluzione ad un dramma globale. «Cosa costa ai nostri governanti spendere quei 200 milioni per piazzare qualche specchio nel Maghreb?» ci si chiede. «Invece di un’altra nave da crociera extralusso, perché non costruiamo queste barche salva-ambiente?». Domande lecite, a cui si può rispondere coi soliti sospetti - politici incapaci, compagnie petrolifere troppo potenti, ricchi industriali che non vogliono cambiare – o qualche inedito dubbio - e se le ricerche fossero troppo ottimiste? -. Ma proviamo a pensare a cosa accadrebbe se fossimo smentiti. E se davvero in un domani molto prossimo la tecnologia riuscirà a tirarci da quell’impaccio dove progresso e mala umanità ci hanno portato? Riusciremo davvero a smettere di farci del male? O sarà un’altra scusa per continuare il suicido globale con l’anima bella? Finiremmo per aver presto bisogna di una nuova «soluzione».
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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
CHE FACCIO? Studente, aspirante giornalista, cantante
Sono sistemato
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