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Monday, September 08, 2008 - ore 23:36


Il festival dei post cancellati.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bernstein, e anche tanti altri, me compreso, dice che non si può non comunicare. Il tacere è comunque comunicazione, negativa nella fattispecie. Ma un’impressione nell’interlocutore si forma comunque. Magari si inzuppa di pregiudizio, di diceria, di sentito dire, però si forma. L’approccio più furbo, verrebbe da dire, è quindi di dire qualcosa sempre e comunque. Insomma, se un’impressione si forma comunque, tanto vale che siamo noi a determinarla.

Formula di gravitazione universale di Newton. Oltre all’orale della Manza, mi fa venire in mente anche che per il caro Newton poco importa se sono io a venire incontro a te o viceversa. La forza è la stessa. I segni più e meno sono arbitrari, e dipendono esclusivamente dal sistema di riferimento adottato. La forza che ti allontana da me, nel tuo sistema di riferimento, è la stessa che mi allontana da te, nel mio sistema di riferimento. Si direbbe una situazione intirsa di reciprocità. Forse due anni fa mi piaceva molto di più Newton di quanto non sia adesso. Forse perchè ora mi sento gran poco reciproco.

Forse mi è più d’aiuto la grammatica italiana, che poco se ne fa della reciprocità, e distingue invece molto bene tra "io lascio te" e "tu sei lasciato da me". Attivo e passivo. Ecco. E’ proprio così che vanno le cose, ora. Mi sento passivo. Come testimonia la mia barba più lunga che mai. Sento in fondo di non avere voce in capitolo. Che posso pensarla come voglio, ma tanto così stanno le cose. Perchè anche se torni, tanto poi riparti, e poi ritorni e poi riparti. E questo è un dato di fatto.

Le dinamiche di cui sono in balìa al momento sono un pungolo continuo. Come una perpetua goccia d’acqua nel centro della fronte. Specialmente di notte, quando non ho davvero occupazioni con cui annegare i pensieri. Se mi volto a pancia in giù per cercare qualche ora di sonno, ottengo solo che la goccia d’acqua si sposta al centro della nuca.

Mai nella vita vorrei inchiodarti addosso a me o, peggio ancora, ancorarti con doppio nodo barcaiolo nello stesso posto troppo a lungo. Ti voglio davvero troppo bene anche solo per pensarla una cosa del genere, senza contare che ucciderei la tua natura, che è una delle cose che più amo in te. Però c’è una cosa che forse non sai. La lontananza non è uguale per tutti. C’è una grande differenza tra chi parte e chi resta. Vorrei solo che tu la provassi. Mi basterebbe questo.

Giovedì 7 agosto 2008




Fare domande, fa male. Avere risposte, fa male. Far finta di niente, fa male. Affrontare la cosa da uomo, fa male. Affrontare la cosa da pivello, fa male. Cercare di distruggere tutto, fa male. Cercare di salvare qualcosa, fa male. Fare le solite cose, fa male. Fare cose nuove, per cambiare, fa male. Illudersi, fa male. Rassegnarsi, fa male. Cercare di capire, fa male. Accettare senza capire, fa male. Andare avanti, fa male. Stare fermi, fa male. Tornare indietro, non si può. Ma scommetto che, se si potesse, farebbe male.

Svegliarsi la mattina con una certezza, la certezza che tutto è finito e basta, che tu non tornerai da me, e che anche se tornassi indietro sarei io a non volere più te... Fa malissimo...

Ci sono cose nella vita che fanno male. Per tutto il resto c’è Mastercard.

Sabato 6 settembre 2008




Ho cancellato il mio account facebook e il tuo contatto messenger. E’ stata dura, durissima, solo non posso chiedermi che ti passa per la testa ogni singolo secondo della mia vita. Non me ne sono andato, continuo a non voler cancellare niente. Ma in questo modo se vorrai comunicare con me non avrai altra scelta che comporre il mio numero. Così sarò sicuro che vorrai dire qualcosa a me, e a me e basta. Ecco tutto. Anzi, ecco niente. Sono imbottito di discorsi inutili come questo. Tipo che ti passa per la testa. Damn. Inutile far finta che sia facile o veloce rifarsi una vita così su due piedi.

Lunedì 8 settembre 2008

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