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Tuesday, September 09, 2008 - ore 14:15
Concesso di volare
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Mi sono mozzato un dito.
L’ho fatto di proposito, perché dava fastidio.
Poi però ne ho scelto un altro, senza rischio di rigetto apparente, e l’ho attaccato.
Sta pure meglio di quello di prima.
E no, non è come quando domenica scorsa mi sono chiuso tre dita nella porta. Quella non era una cosa prevista, una cosa meditata. Quella era fatalità.
Nemmeno tutto questo era previsto.
Non era previsto, citando Gazzé, Max, quello che scrive alcune cose e ne canta tante altre. Non Federico, che non parla ma scrive. Ma qualche sentore c’era, perché quando ti fidi di una persona e, da qualche mese, senti lo stesso odore sempre più forte... beh, tanto vale fare capanna sotto le lenzuola.
Almeno è roba tua.
Vorrei di nuovo un baretto. Un baretto senza
amicidimerda. Un baretto dove andare da soli a bere una birra gelata nelle sere inutili. Un baretto con un barista, ma senza il barista che si mette in mezzo. E che riferisce. E che approfitta.
E rivedere le parentele. Quelle vere, quelle acquisite. Quelle lasciate in bilico.
Quanto sto bene con il mio nuovo dito. In effetti in precedenza non avevo mai sentito tendere la mano. Ora la mano non solo viene tesa, ma quando è rifiutata ti saluta con il pugno che si apre e si chiude.
I bambini non fanno "ciao" con la mano aperta. I bambini chiudono e aprono il pugno. Non spostano l’aria, ti stringono e ti lasciano andare a distanza. Ed è il saluto più vero. I grandi si fanno aria come in un ballo di gruppo di Buona Domenica.
E un po’d’aria è quella che ci vuole. Anche se il caldo che non mi fa dormire è comodo per avere tempo extra per pensarti. Non è mai stato un problema rubare ore al sonno, figuriamoci in questo caso.
Annulla, Riprova, Ignora? Tralascia?Il volume non è mai giusto. E’sempre troppo alto o troppo basso. Ci sarà sempre un genitore, il tuo sonno_con_bisogno_di_sottofondo o un vicino di casa che rompe i coglioni per una pressione di troppo del tasto
su, o la tua anima che rompe per una pressione di troppo del tasto
giù. Vorrei una scala infinita di quei livelli, tra l’uno e l’altro. Vorrei una rotella senza scatti da combinazione di cassaforte.
"Ci sono giorni in cui la vita non la capisco.
E in quei giorni spaventosi io vorrei spiarmi da un angolo lontanissimo per vedere meglio il panorama di questo personaggino presuntuoso tutto naso ed orgoglio che si fa domande importanti prima di aggiungere alcool al suo sangue incapace di organizzare un diversivo valido, vorrei osservarlo e ridere mentre con le mani si preme le tempie come se quelle poverette potessero dargli un succo, mentre recita lo sforzo ridicolo per calamitare qualche applauso di compassione, piccolo mammifero troppo distratto dagli avanzi dell’aria per accorgersi di girare in sè stesso come un cavatappi, con gli occhi precipitati nel cielo da così in basso che quell’immenso soffitto azzurro e perfetto gli sembra perfino parte di una scenografia intelligente.
Ma dov’è l’intelligenza nel non saper godere di ogni singolo bellissimo istante che balla sensuale dentro un minuto, e del milione di millimetri che si sono persi quando un chilometro finisce?
Ci sono giorni in cui la vita la capisco."Francesco Gazzè
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