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SONDAGGIO: INCENERITORI: CHE NE SAPETE?


Cosa sapete, o credete di sapere, degli inceneritori?



Non m’’interessa
sono l’’unica soluzione possibile, ma il riciclaggio è meglio
Sono l’’unica soluzione possibile, e oltretutto sono vantaggiosi, producendo energia elettrica e teleriscaldamento
Sono solo uno spreco di energia e risorse
Sono uno spreco di energia e risorse oltre al fatto che la cenere va riallocata nelle discariche
Cenere e posto per queste ultime, fumi e diossine, acqua, energia, materie prime riutilizzabili, multe dall’’UE, cip6. Cosa valorizzano, di grazia?

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Wednesday, September 10, 2008 - ore 09:37


Acqua palestinese, consumo israeliano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ECCO UNA DELLE RAGIONI DELL’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DELLA PALESTINA


Crisi idrica in Cisgiordania: rischio umanitario.08-09-2008 Cisgiordania

Cisgiordania - Infopal. E’ crisi d’acqua nei Territori palestinesi occupati. Nonostante il sottosuolo ne sia ricco. Venerdì, un gruppo di ONG palestinesi e straniere ha diramato un comunicato stampa sulla grave situazione idrica, definendola "crisi umanitaria".

Il cartello di ONG è formato da: PARC - Agricultural Development Association, PREMIERE URGENCE, G.V.C - Gruppo di Volontariato Civile, LifeSource, Palestinian Hydrology Group, Centre on Housing Rights and Eviction, The Applied Research Institute-Jerusalem, The Swedish Cooperative Centre, Palestine Farmer Union, Oxfam International, Asamblea de Cooperacion Por la Paz.

Nelle aree di Jenin, Tulkarem, Qalqiliya si concentra l’85% delle acque palestinesi, ma il Muro dell’Apartheid, che ha sottratto enormi appezzamenti di terre in tutta la Cisgiordania, ha ghermito i bacini idrici palestinesi a uso e consumo di Israele.

Le ONG hanno dichiarato che è in atto una riduzione del 45% dei rifornimenti, già carenti, e che ben 200 comunità non sono più raggiunte dal servizio.
Molte aree abitualmente ricevono acqua solo una volta alla settimana o ogni quindici giorni. Autobotti gestite da organizzazioni umanitarie erogano servizi di emergenza. I tetti di molti edifici sono forniti di cisterne per la raccolta dell’acqua, che viene immagazzinata quando i rubinetti non sono a secco.

Il servizio delle autobotti costa il 30-40% in più rispetto a quello municipale: per una cisterna di acqua (10 m3.), che viene utilizzata da 5 abitazioni per un periodo da 2 a 6 giorni, i cittadini pagano 250 shekel (circa 70 dollari). Un prezzo altissimo per un bene che rappresenta un diritto vitale e non un privilegio. Molte famiglie della Cisgiordania devolvono quindi dal 3 al 5% dei loro stipendi mensili per acquistare l’acqua da destinare alla sopravvivenza giornaliera e all’irrigazione dei campi.

Le auto-cisterne devono, a loro volta, affrontare varie difficoltà per raggiungere le città palestinesi: superare checkpoint, barriere e controlli militari installati dall’esercito israeliano.
Il gruppo di ONG che attualmente sta erogando il servizio idrico di emergenza ha dichiarato che circa il 10% delle comunità cisgiordane sopravvive con meno di 10 litri di acqua a persona, al giorno. Una cifra molto al di sotto della media prevista dall’Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS (50-100 litri giornalieri a persona).

"L’impossibilità di accedere ad acqua potabile - rilevano le organizzazioni umanitarie - porta molte famiglie povere a utilizzare fonti inquinate sia per l’uso quotidiano sia per l’irrigazione dei campi, mettendo a rischio la salute. L’attuale mancanza di acqua comporta rischi per la sicurezza alimentare di molti prodotti, bestiame compreso".




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