1) Sicapunk con la maglietta di Neffa! 2) Sicapunk che ascolta i POOH
MERAVIGLIE
1) il gin lemon 2) atmosfera ovattata post-balla 3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato... 4) gli stranimali 5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam 6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig) 7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere? 8) lo stroh-rum di momo!!!!
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Friday, September 12, 2008 - ore 11:14
Sarà l’Aurora
(categoria: " Scienza e Tecnica ")
C’è chi ormai scrive solo a videoterminale. C’è chi ama solo una Lettera 22 o una Smith-Corona Galaxis Deluxe. C’è chi usa i pennarelli o le bombole su muri e cancelli.
La maggior parte delle persone, però, è ancora in grado di reggere destra o mancina quella che a tutti gli effetti dovrebbe, spesso, essere considerata un’arma impropria.
Non parlo della matita, così attaccabile da gomma, intemperie, tempo. Parlo della penna.
Dalle Bic, che costeranno nei nostri cuori per sempre 200 lire alle Mont Blanc, un po’fighette e un po’stilose, il passo è molto lungo.
Si può incorrere in un centinaio di diversi tipi di penna, dalle classiche stilografiche alle nuovissime penne gel, utilissime soprattutto se passate tra i capelli nei momenti difficili.
Ci sono marche su marche, note o meno, ma solo una è denominata dalle maggiori enciclopedie come la penna invisibile.
Non sto parlando dell’inchiostro simpatico, qui non si tratta di scritte che spariscono o affari simili: c’è una casa produttrice che lavora nel limbo, i cui dipendenti vivono sotto copertura mantenendo il più stretto riserbo su ciò che fanno.
Trattasi dello stabilimento delle penne Aurora.
Alla domanda quando hai visto per la prima/ultima volta una penna Aurora? ogni italiano risponde allo stesso modo: "il giorno della prima Comunione".
Forse è anche per questo che gli atei e gli agnostici ce l’hanno con i Cristiani. Loro la penna Aurora l’hanno solo intravista, da lontano.
Passano gli anni, cambiano le epoche, la moneta corrente, il modo di comunicare delle persone, ma una cosa è certa: ad ogni pranzo di prima Comunione ci sarà un bambino che, convinto di trovare l’ultimo giocattolo, estrarrà da un pacchetto, con estrema tristezza, una penna Aurora.
Prodotte appunto in una località segreta, di discreta fattura, leggere ed eleganti ma con un tocco casual, le penne Aurora sembrano davvero non esistere. Quando ci si avvicina alla somministrazione del Sacramento, i genitori contattano una fitta rete di informatori, non senza allungare bustarelle dove dovuto per riuscire a raccattare un affidabile pusher di Aurora.
Solo dopo una lunga serie di telefonate, segnali di fumo, cenni, motti da briscola e ammiccamenti lussuriosi si riescono ad ottenere le sacre informazioni utili a procacciarsi una penna.
Il luogo dell’incontro con il pusher resta più segreto dell’indirizzo di Babbo Natale. Le renne, si sa, vivono invece al banco frigo dell’Ikea.
Si narra che alcuni genitori non siano mai tornati dal luogo convenuto. Probabilmente volevano sapere troppo. Probabilmente hanno fatto troppe domande. Probabilmente hanno tentato di trattare. Probabilmente hanno chiesto piccola zonta d’inchiostro.
Quello che è sicuro è che loro, per i loro figli, avrebbero dato tutto. Tutto per una penna Aurora.
Da quando il bimbo ha la penna Aurora, scatta un idillio lungo circa 3 settimane. La sfodera dall’astuccio appena inizia il tema in classe, non prima, in mezzo al silenzio generale, causando fragori da Big Bang (sì, anche nella Svizzera italiana). Le amiche lo guardano con ammirazione e disegnano cuoricini sul foglio protocollo, i compagni maschi provano ira nei suoi confronti, la maestra sogna un figlio come lui, la bidella ha un occhio di riguardo per il suo banco.
La penna Aurora sparisce, questo è il problema. In meno di un mese la penna viene persa, o viene rubata, o si rompe, o viene nascosta. Per esperienza, non verrà mai più ritrovata. Biro o stilografica, non ha lo spirito di Pollicino e non lascia tracce. Di lei solo qualche macchia di inchiostro che perdurerà per sempre nell’astuccio. Come una nava lascia la scia, io vi lascio la firma mia sono le sue ultime parole.
E’dalla sfiducia verso le penne Aurora che è sempre più diffuso il fenomeno dello sbattezzamento.
AMORE MIO INFINITO - BUGO & VIOLA
Quando vado a scuola, mammamia che fatica! Che brutta la salita!
Ma oggi ho un disegno: che bello andare a scuola!
Forse, mia cara maestra, non ha capito. E’ amore mio infinito.
Prendo la bicicletta, devo fare in fretta, sono fiero di me.
Su un foglio ho disegnato il sole e la collina: il sole è la bambina.
Cammina sopra ad un mare, un mare di frutta frullata e non va a fondo mai.
Un vento di sciroppo e nuvole di spinaci, io voglio i suoi baci!
L’amore è quando mangi la brioche, che l’ha scaldata la bambina. Ma ora è fredda, ma la mangio uguale!
Forse, mia cara maestra, non ha capito. E’ amore mio infinito.